D
Nessuna via di scampo
La casa dei miei genitori aveva ancora lo stesso profumo di quando ci vivevo.
Caffè appena fatto, biscotti al burro aperti da almeno tre giorni e il profumo troppo dolce del detergente che mia madre utilizzava per pulire il pavimento della cucina. Non importava quanto tempo passasse o quante cose cambiassero ma entrare lì dentro significava tornare automaticamente a essere la Daphne di qualche anno prima.
Quella che si sedeva sempre nello stesso posto.
Quella che lasciava la tazza vuota sul tavolo aspettando che qualcun altro la portasse nel lavandino.
Quella che, secondo suo padre, non mangiava mai abbastanza a colazione.
«Hai preso solo un caffè.»
Sollevai lentamente lo sguardo verso mio padre, seduto esattamente di fronte a me.
«Ho mangiato due fette biscottate.»
«Due fette biscottate non sono una colazione.»
«Dipende dalla dimensione delle fette biscottate.»
Papà aggrottò la fronte, abbassando il giornale che stava leggendo sul telefono.
«Sono fette biscottate normali, Daphne.»
«Allora dipende dalla quantità di marmellata.»
«Ne hai messa pochissima.»
«Mi stavi controllando?»
«Ti controllo da quando sei nata.»
Sorrisi, portando la tazza alle labbra per bere l'ultimo sorso di caffè ormai tiepido.
«Ho venticinque anni.»
«E quindi?»
«E quindi vivo da sola da un anno.»
«A dieci minuti da qui.»
«Sempre da sola vivo.»
Mia madre, in piedi davanti al piano della cucina, si lasciò sfuggire una risata mentre sistemava alcune cose nella borsa. Era già vestita per andare al lavoro, con i capelli raccolti e quell'espressione leggermente stressata che ormai le apparteneva quasi ogni mattina.
I miei genitori lavoravano tantissimo.
Forse troppo.
Mio padre aveva sempre il telefono in mano, chiamate da rispondere e appuntamenti da spostare. Mia madre, invece, sembrava essere costantemente in ritardo, anche quando mancava ancora mezz'ora all'orario in cui doveva uscire di casa.
«Tuo padre non si è ancora abituato al fatto che tu non viva più qui», disse lei.
«Non è vero.»
«Papà, la settimana scorsa sei venuto a casa mia perché non rispondevo da venti minuti.»
«Pensavo ti fosse successo qualcosa.»
«Stavo facendo la doccia.»
«Potevi avvisare.»
Lo guardai in silenzio per qualche secondo.
«La prossima volta ti mando un messaggio prima di lavarmi.»
«Sarebbe una buona idea.»
Scoppiai a ridere, scuotendo la testa.
Vivere da sola mi piaceva. Avevo desiderato tanto avere un posto completamente mio, anche se trasferirmi non era stato semplice come avevo immaginato. Avevo sempre vissuto in quella casa, nella stessa zona di Torino, con le stesse abitudini e gli stessi punti di riferimento.
KAMU SEDANG MEMBACA
Introvabile - Andrea Cambiaso
Fiksi Penggemar"E se facessi pure finta di star bene, di star bene senza te Potrei sentire anche il mio battito Che non starebbe fermo un attimo Ma quanto è ipocrita e capisco quando dico che sparisco E poi dico che tu sei introvabile"
