Avvertenze: trauma cranico, possibile commozione cerebrale, descrizione di un incidente, dolore fisico, riferimenti a cure mediche.
La neve aveva trasformato Chicago in una enorme distesa bianca e scivolosa.
Jay adorava quel periodo dell'anno. Nonostante i disagi che la neve causava, dentro di sé lui era felice ogni volta che arrivava l'inverno e soprattutto quando poteva osservare i fiocchi scendere lenti dal cielo.
Quella mattina infatti era stato felice di uscire a sbrigare delle commissioni prima di andare al distretto.
Era una giornata come tante. Avevano risolto il caso che era stato affidato loro con successo e Voight aveva deciso che il mattino dopo si sarebbero visti intorno alle 10 per lavorare sui rapporti e completare o aggiornare ciò che era rimasto incompleto per mancanza di tempo.
Jay ne aveva approfittato per fare la spesa, giusto le cose che mancavano in casa (pasta, pane...).
Uscito dal negozio con la busta in mano si fermò un attimo ad osservare la coltre di neve davanti a sé e sospirò mentre un sorriso gli illuminò il volto.
L'aria gelida gli pizzicava il viso, ma non gli dava alcun fastidio. Inspirò profondamente, riempiendosi i polmoni di quell'odore pungente di neve e asfalto bagnato che, per qualche strano motivo, aveva sempre associato a casa.
Quel bianco puro, candido gli ricordava quando lui e Will uscivano di casa per giocare anche se suo fratello non era un gran amante del freddo.
Sorrideva ancora ricordando le proteste del fratello maggiore, costretto a seguirlo fuori perché Jay, da bambino, non ne voleva sapere di rientrare finché non aveva costruito l'ennesimo pupazzo di neve o improvvisato una battaglia a palle di neve.
Con la busta stretta in una mano si incamminò verso la macchina cercando con l'altra, infilata nella tasca del giubbotto, la chiave.
Ogni passo sprofondava nella neve mentre Jay rifletteva su ciò che avrebbe dovuto fare. Sarebbe andato direttamente al distretto dove lo attendeva Hailey e magari le avrebbe potuto proporre di invitare Will e Natalie a cena. Gli piaceva molto passare del tempo con suo fratello e sua cognata e con il piccolo Owen che sembrava condividere la stessa passione per la neve.
Distratto com'era, perso nei suoi pensieri non si accorse di aver messo un piede su una piccola pozza di acqua ghiacciata.
Il piede perse aderenza per un secondo e Jay scivolò senza avere nemmeno avuto il tempo di reagire.
Il fianco colpì il terreno per primo, poi la testa batté contro il ghiaccio con un rumore sordo.
La busta della spesa gli sfuggì di mano. Il pane cadde nella neve mentre una confezione di pasta rotolò per qualche metro fermandosi contro il marciapiede.
Per qualche istante rimase immobile, steso nella neve.
Il rumore della strada sembrava lontano, ovattato.
I fiocchi continuavano a cadere lentamente, posandosi sul suo giubbotto e tra i capelli scuri, mentre il mondo intorno a lui sembrava essersi fermato.
Aprì gli occhi lentamente fissando il cielo grigio sopra di lui domandandosi quando li avesse chiusi, ma si ritrovò a strizzarli quando la luce del giorno gli sembrò accecante.
"Maledizione..."
La parola uscì appena mentre un dolore sordo si irradiava e tutto il mondo attorno a lui sembrava oscillare in modo strano.
Un fischio continuo gli riempiva le orecchie e, per un attimo, perfino il traffico della città sembrò sparire.
Aspettò qualche secondo prima di muoversi.
Una mano andò automaticamente alla testa. Fece una smorfia quando le dita toccarono il punto dell'impatto.
Faceva male, ma non abbastanza da fermarlo.
Diverse persone passarono vicino a lui e lo osservarono, ma nessuno si avvicinò per aiutarlo o anche solo per chiedergli come si sentisse e se avesse bisogno di qualcosa.
Una donna rallentò appena il passo, lo guardò per un istante e poi proseguì oltre, stringendosi il cappotto addosso.
Un uomo sulla cinquantina si fermò a pochi passi da lui.
- Ehi, tutto bene? Vuole che chiami un'ambulanza?
Jay scosse leggermente la testa, ignorando la fitta che gli attraversò il cranio.
- No... grazie... Sto bene... credo.
L'uomo esitò ancora un istante, poi, vedendolo sedersi e parlare con lucidità, annuì e si allontanò lanciandogli un'ultima occhiata prima di attraversare la strada.
Jay si era messo seduto lentamente, aspettando che la sensazione di stordimento passasse. Respirò profondamente.
Quando provò a rialzarsi troppo in fretta dovette fermarsi. Il marciapiede ondeggiò per un istante sotto i suoi piedi costringendolo a chiudere gli occhi e a inspirare lentamente.
Era solo una caduta dopotutto, aveva preso botte peggiori. Non era nulla che non potesse affrontare.
Si rialzò, raccolse il sacchetto della spesa e poi rimase fermo un altro momento dirigendosi poi verso la macchina.
Prima di salire recuperò la confezione di pasta ed il pane, ormai bagnati di neve, e li infilò di nuovo nella busta. Si passò una mano sulla nuca, facendo una smorfia. Il punto in cui aveva battuto pulsava ancora, ma il dolore sembrava sopportabile.
Si sentiva abbastanza bene. Nessuno doveva preoccuparsi.
Durante il tragitto abbassò automaticamente il volume della radio. In quel momento perfino la musica gli sembrava troppo rumorosa.
Scosse appena la testa, sarebbe bastato un antidolorifico, lo avrebbe preso una volta arrivato al distretto e sarebbe passato tutto.
Entrato nell'edificio salutò Trudy e poi salì di sopra e, presa una pastiglia che aveva nel cassetto, si mise subito al lavoro dopo aver dato il buongiorno ai colleghi.
Stava per sedersi alla scrivania sperando che l'antidolorifico facesse presto effetto quando Antonio lo chiamò.
- Jay per favore aiutami con queste. - disse
I suoi colleghi erano arrivati con qualche minuto d'anticipo proprio come Halstead stesso e si erano messi all'opera dividendosi i compiti.
Kevin e Kim stavano completando i rapporti sul caso che avevano risolto il giorno prima mentre la scrivania di Adam era sommersa di fascicoli. Il suo compito era quello di prendere le cartelle e controllare che tutto fosse al completo e trascritto negli archivi sul computer.
- Sto completando questi rapporti che erano rimasti incompleti - disse Antonio - prendi questi fascicoli e aggiorna il database sul computer.-
Jay fece come gli era stato detto, prese le cartelle e le poggiò sulla sua scrivania, avviò il computer, poi passò dalla sala relax a prendersi una tazza di caffè prima di tornare al suo posto.
Seduto al suo posto strizzò gli occhi un paio di volte per abituarsi alla luce dello schermo, abbassandola un po' prima di cominciare a scrivere.
Adam, passando accanto alla sua postazione con un fascicolo in mano, lo osservò per un istante.
- Ehi, Halstead... hai la faccia di uno che ha fatto un doppio turno.-
Jay sbuffò appena senza alzare lo sguardo.
- Ho dormito da schifo.-
- La giornata promette bene.
Jay accennò un sorriso appena.
- Dammi il tempo di finire il caffè e torno umano.
Adam rise piano.
- Ti servirà più di un caffè.
Poi scosse la testa divertito e riprese a camminare.
Per un attimo Halstead rimase immobile davanti al monitor, aspettando che la sensazione di fastidio agli occhi passasse. Non era nulla di grave, solo un po' di stanchezza, almeno era quello che si ripeteva.
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Una verità che sfugge
FanfictionJay è certo che non sia successo nulla. Eppure il suo corpo racconta una storia diversa. I personaggi non mi appartengono, ma sono proprietà dei loro legittimi creatori. La storia e gli eventi narrati sono frutto della mia immaginazione e non rappre...
