Prologo

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Solitamente la morte ha un accezione negativa, ma per me è stata la salvezza. Quando ho visto mia madre morire tra le mie braccia è come se fossi finalmente libera. Tutti mi hanno dato della pazza, anzi, quasi tutti, l'unico che non ha proferito parola fu colui che un tempo consideravo la mia ancora di salvezza, il mio porto sicuro, ma che poi, come tutti d'altronde, mi voltò le spalle nell'istante in cui fui rinchiusa in questo posto. Non mi aspettavo che le cose crescendo sarebbero cambiate, per tutti sono rimasta quella che ha ucciso chi le ha donato la vita, anche qui dentro vengo guardata con disprezzo da tutti e come biasimarli, ai loro oggi solo colei che ha tolto la vita ad una persona che loro non hanno mai avuto, ma che avrebbero tanto voluto avere, di certo non la mia, meglio non averla. Ad occhi estranei però, sono io la figlia ingrata, che presa da un momento di pazzia ha compiuto un gesto estremo. Ed è per questo che ad oggi mi trovo qui, in un orfanotrofio, a passare le sue giornate in solitudine o con psichiatri, tra i due preferisco di gran lunga la prima. Per me la solitudine, come la definisce Nietzsche, è un rifugio necessario per non farsi contaminare dal rumore della massa. La capacità di reggere la solitudine è il segno distintivo della forza interiore; chi è debole cerca rifugio negli altri per non annegare nei propri pensieri, chi è forte sa abitare la propria unicità. Si può essere soli in mezzo a una folla rumorosa o pienamente in compagnia di sé stessi. La solitudine è quindi la mia migliore compagnia, almeno adesso. Un tempo non era così, ero una bambina felice, empatica ed altruista, mi piaceva stare sempre in compagnia di altre persone, di una in particolare... Ma da quel giorno tutto è cambiato, e non voglio certo tornare indietro.

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