L'aria di New York non accoglieva i nuovi arrivati; li travolgeva, li masticava e, se non stavano attenti, li sputava via senza troppi complimenti.
Per Alex, abituata ai ritmi placidi e agli orizzonti piatti e sconfinati dell'Ohio, l'impatto con la metropoli era stato come un tuffo improvviso in un lago ghiacciato. Il ruggito ininterrotto dei clacson, il brusio frenetico della folla che si muoveva sui marciapiedi come una marea umana e il profilo imponente dei grattacieli che tagliavano un cielo di rame e cenere le davano una sensazione quasi vertiginosa. Eppure, nonostante la stanchezza di ore di viaggio in autobus e il peso della valigia con la cerniera mezza rotta che si trascinava dietro, il suo passo era fermo, deciso.
Non era venuta a New York per perdersi o per fare la comparsa. Era venuta per inseguire un sogno che coltivava da quando era una bambina: recitare sul palcoscenico più importante della nazione.
Quando arrivò davanti al teatro, il cuore le saltò un battito nel petto. L'imponente struttura ottocentesca si ergeva al centro del quartiere come un monumento ad un'epoca d'oro. Le colonne di pietra chiara, i dettagli dorati leggermente sbiaditi dal tempo e il grande cartellone d'ingresso conservavano una maestosità senza tempo, la stessa che Alex aveva contemplato per anni sulle fotografie sgualcite attaccate alla parete della sua cameretta.
Per un lungo, lunghissimo istante, la meraviglia pura le spazzò via dalla testa ogni traccia di fatica. I ricordi dei turni estenuanti come cameriera, i doppi turni nel diner di provincia, le notti passate a ripassare copioni al lume di una lampada da tavolo mentre le coetanee uscivano la sera... tutto sembrava aver trovato finalmente un senso. Un sorriso spontaneo, luminoso, le increspò le labbra.
Ce l'ho fatta,
pensò, stringendosi la giacca addosso contro il vento freddo di prima sera. Sono davvero qui.
Ma a New York, le illusioni durano quanto un semaforo verde.
Varcata la pesante porta di legno intagliato, l'odore di cera, velluto e polvere antica la avvolse istantaneamente, evocando quell'atmosfera magica che Alex amava più di ogni altra cosa al mondo. Ma l'atrio principale era spaventosamente deserto. Nessun brusio di attori alle prove, nessun pianoforte in sottofondo, nessun andirivieni di maestranze.
Dietro la biglietteria principale, un uomo di mezza età con gli occhiali calati sul naso sporgente stava sfogliando un giornale con un'espressione infinitamente annoiata.
Alex si avvicinò al bancone con il suo miglior sorriso, il cuore che le tamburellava nel petto.
«Buonasera! Mi scusi, saprebbe dirmi a chi posso rivolgermi per la consegna dei curriculum o per le selezioni degli attori?»
L'uomo non alzò nemmeno del tutto gli occhi dal giornale. Con un gesto svogliato e la faccia annoiata, indicò un cartello in legno e ottone appoggiato su un cavalletto poco distante.
"Audizioni sospese fino a nuova comunicazione"
«Niente provini per i prossimi sei mesi, ragazzina,»
borbottò l'uomo, girando pagina.
«Mancanza di fondi. Il teatro sta riorganizzando la stagione e al momento la compagnia è al completo. Torna in primavera.»
La notizia la colpì con la forza di un pugno allo stomaco.
Alex sentì un freddo glaciale risalirle lungo la spina dorsale, mentre il sangue le pulsava forte nelle tempie. In un solo secondo, le passarono davanti gli sguardi scettici dei suoi genitori al momento dei saluti, le loro preoccupazioni, la richiesta di rimanere in Ohio, dove le cose erano "sicure", e il terrore strisciante di aver scommesso tutta la sua vita su un sogno irrealizzabile. I risparmi messi da parte dollaro su dollaro rischiavano di squagliarsi in poche settimane nella città più costosa del mondo, senza neppure la possibilità di sostenere un'audizione.
Il panico minacciò di soffocarla. Sotto la spinta di un'ondata di sconforto, avvertì le lacrime pizzicarle gli angoli degli occhi. Ma Alex non era il tipo di persona che si lasciava andare alla commiserazione. Serrò i denti, strinse i pugni lungo i fianchi fino a far diventare le nocche bianche e inghiottì il nodo amaro che le serrava la gola.
Non avrebbe pianto. Non lì, non davanti a uno sconosciuto, non il suo primo giorno a New York.
Fece un lungo, profondo respiro, raddrizzò le spalle e alzò il mento con l'orgoglio di chi non ha mai avuto nulla in regalo.
Niente scenate. Rimboccati le maniche e trova una strada alternativa.
Uscì dal teatro a passi rapidi e si diresse verso la zona residenziale dove si trovava il suo nuovo "appartamento". La sistemazione che era riuscita a prenotare dall'Ohio a un prezzo accessibile rispecchiava perfettamente la cifra che aveva pagato: un bilocale malandato al quarto piano di un edificio, mattoni a vista, con l'ascensore fuori servizio e la tromba delle scale che puzzava di detergente a buon mercato e cibo fritto.
Le pareti interne erano sottili come fogli di carta, la moquette dell'ingresso era visibilmente consumata dal tempo e dal rubinetto del lavello in cucina usciva un filo d'acqua che protestava rumorosamente a ogni giro di chiave. Eppure, quando Alex aprì la finestra per far entrare un po' d'aria e guardò i tetti della città, sentì una scintilla di determinazione riaccendersi nel petto. Era uno spazio piccolo e rumoroso, ma era il suo spazio.
Si sedette sul bordo del letto scricchiolante, aprì la borsa e ne tirò fuori un quotidiano locale che aveva acquistato all'uscita dalla metropolitana, assieme a una penna rossa. Non poteva fare recitazione? Va bene. Per il momento avrebbe trovato un lavoro qualunque. Doveva pagare quel tetto sopra la testa, garantirsi da mangiare e mettere da parte abbastanza denaro per resistere fino a quando le porte del teatro non si fossero riaperte.
Fece scorrere il dito lungo le colonne fitte degli annunci di lavoro, sistemandosi di tanto in tanto il ciuffo di capelli ricci e scuri che le ricadeva sul viso. Cercavano lavapiatti, camerieri per turni di notte, addetti alle pulizie. Poi, verso il fondo della pagina, un riquadro in grassetto catturò la sua attenzione:
FOX'S INDUSTRIES
"Cercasi Assistente Personale per la direzione generale. Si richiedono massima puntualità, resistenza a ritmi di lavoro serrati, gestione dello stress e spiccata fermezza di carattere. Candidature aperte con colloquio immediato."
Alex fissò il nome impresso sulla carta. La Fox's Industries era un colosso finanziario famosissimo, ma non fu questo a farle scattare una scintilla negli occhi. Ricordò nitidamente di aver letto, proprio nella brochure informativa del teatro letta qualche mese prima, che proprio quella azienda era il principale sponsor privato e finanziatore della struttura.
Un sorriso sottile, un misto di sfida e determinazione, le apparve sulle labbra. Se non poteva varcare la soglia del teatro come attrice dalla porta principale, sarebbe entrata nel mondo di chi quel teatro lo teneva in vita.
Quanto alla resistenza allo stress e alla fermezza di carattere... beh, in Ohio non si cresceva fragili. E a New York stavano per scoprirlo a loro spese.
***
Ehy, grazie per essere arrivatə fino a qui, spero ti sia piaciuto.✨
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Io e te contro il mondo, l' ultimo bacio
RomanceA New York le luci del palcoscenico possono illuminare i sogni più grandi, ma anche nascondere le ombre più profonde. Per Alex, il teatro non è solo una passione, è l'unico posto in cui sentirsi davvero a casa. Per Zade, rappresenta un passato da cu...
