La luce del mattino filtrava calda tra le fronde del vecchio acero nel giardino della palazzina Tendo. Era una di quelle mattine limpide, dove persino il caos quotidiano della casa sembrava essersi preso una pausa.
Ryoga-tornato dal suo ennesimo, assurdo giro dell'Olanda, o forse di Hokkaido, poco importava ormai-si era intrufolato nel giardino arrampicandosi sui muri di cinta, come al suo solito. Il suo unico scopo era spiare la situazione, capire se "quel dannato codino" stesse di nuovo facendo soffrire Akane.
Ryoga era ormai un uomo. Gli anni erano passati e il suo corpo si era irrobustito, scolpito dalle mille peripezie del suo perenne smarrimento. Ma il suo cuore, in fondo, era rimasto legato a quell'amore puro e impossibile per la ragazza dai capelli corti.
Accucciato dietro la siepe di azalee, poco distante dal porticato, trattenne il fiato.
Li vide.
Ranma e Akane. Adulti.
Ryoga sbarrò gli occhi e, per un istante, il mondo attorno a lui sembrò azzerarsi. Non li vedeva da mesi, forse anni, e l'impatto di quell'immagine gli tolse il respiro.
Ranma non era più il ragazzetto sfrontato e impulsivo che affrontava ogni conversazione a colpi di arti marziali e provocazioni. Era diventato un uomo dalle spalle larghe, dallo sguardo maturo e disteso, privo di quella costante ansia difensiva che si portava dietro da adolescente. Indossava la sua solita camicia cinese, ma la sua postura era rilassata, sicura, consapevole.
E poi c'era Akane. Bella da spezzare il cuore. La sua femminilità era sbocciata con una grazia naturale, i lineamenti ammorbiditi dal tempo, il sorriso più dolce e caldo di quanto Ryoga potesse mai ricordare.
Ryoga stringeva il tessuto della sua bandana, pronto a scattare se Ranma avesse detto o fatto una delle sue solite stupidaggini. Ma quello che accadde dopo lo bloccò sul posto, rigido come una statua.
Akane stava sistemando il colletto della camicia di Ranma, dicendogli qualcosa con un tono di voce leggero e informale. Ranma la guardava dall'alto-non con il solito cipiglio da ragazzino orgoglioso, ma con un'intensità calda, liquida. Senza dire una parola, Ranma allungò una mano e le sfiorò la guancia con il dorso delle dita.
Akane alzò lo sguardo, e nei suoi occhi non c'era traccia di timidezza, stizza o rabbia. C'era solo una complicità profonda, silenziosa, costruita in anni di vita condivisa.
Poi, Ranma si chinò.
Fu un gesto lento, naturale, privo di qualsiasi esitazione. Le sue labbra cercarono quelle di Akane in un bacio morbido, tenero, quasi reverenziale. Nessuno dei due andava di fretta. Era il bacio di due persone che si appartenevano del tutto, che non avevano più bisogno di urlare o lottare per dimostrarsi qualcosa.
A Ryoga tremarono le gambe. In tutti quegli anni, non aveva mai visto Ranma sfiorare Akane con tanta devozione. Riservatezza, orgoglio, litigi furibondi... questo era sempre stato il loro marchio di fabbrica. Ma questo? Questo era l'amore vero, adulto e privo di difese.
Prima che Akane potesse persino riprendere il fiato dopo il bacio, Ranma le passò le braccia attorno alla vita e la tirò a sé, stringendola in un abbraccio solido e protettivo. Affondò il viso tra il collo e la spalla di lei, nascondendosi per un istante, e le sussurrò qualcosa direttamente all'orecchio.
Ryoga non poté sentire le parole-erano destinate solo a lei-ma vide l'effetto immediato che ebbero.
Akane sgranò gli occhi per un secondo, e poi scoppiò in una risata limpida, cristallina, che risuonò nel silenzio del mattino. Fu una risata ricca di felicità pura, di quelle che scaldano l'aria attorno. Si aggrappò alle spalle di Ranma, dandogli un piccolo pugno affettuoso sul petto, mentre lui ridacchiava a sua volta contro il suo collo, stringendola ancora più forte.
Dalla siepe, Ryoga rimase a guardare la scena. La presa ferrea che aveva sulla propria bandana si allentò lentamente.
La fitta di gelosia che si aspettava di sentire non arrivò. Al suo posto, si fece strada un senso di pacifica, malinconica resa. Quel bacio, quelle risate, quella naturalezza... non c'era spazio per lui in quel quadro. E finalmente, per la prima volta nella sua vita, Ryoga lo accettò. Akane non era solo amata; era felicissima. E l'uomo responsabile di quella felicità, piacesse o no, era davvero Ranma.
Ryoga fece un passo indietro, facendo attenzione a non calpestare i rami secchi sotto gli scarponi. Diede un ultimo sguardo alla coppia che, ancora abbracciata al sole del mattino, si godeva l'inizio di una nuova giornata insieme.
Si sistemò il pesante zaino sulle spalle, si girò dall'altra parte e saltò oltre il muro in silenzio-lasciandosi alle spalle il giardino dei Tendo e, finalmente, il fantasma del suo primo amore.
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sotto la luce del mattino
FanfictionDi ritorno da uno dei suoi infiniti e strampalati viaggi, Ryoga torna al dojo Tendo per tenere d'occhio la situazione. Non sa, però, che gli anni sono passati e che Ranma e Akane non sono più i due ragazzini orgogliosi di un tempo. Nascosto tra le a...
