Neon & Cuori di Pelle
Capitolo 1: Il Primo Giorno e il Ragazzo con la Giacca di Pelle
Settembre era iniziato da un pezzo, ma per Sofia Bartholy ,quel lunedì mattina sembrava l'inizio di una glaciazione. Stringeva le cinghie del suo zaino come se fosse un paracadute, ferma davanti al portone della nuova scuola. Trasferirsi a metà anno in una quinta di un liceo era già un incubo di per sé; farlo da totale introversa, con la timidezza che le bloccava la gola, era puro masochismo.
Sofia si sistemò una ciocca di capelli dietro l'orecchio e inspirò a fondo. Aveva un viso d'angelo, labbra delicate e due occhi verdi grandi e magnetici, che però cercava costantemente di nascondere guardando il pavimento.
Mentre camminava lungo il corridoio affollato, i suoi piedi decisero di fare i capricci. Inciampò sul bordo di un armadietto vicino alla porta della classe, rischiando di volare a terra, ma riuscì a ricomporsi all'ultimo, stringendo i denti per l'imbarazzo.
Entrò nella 5°B a testa bassa e si infilò nell'unico banco libero rimasto in fondo, desiderando solo diventare invisibile. Fu in quel momento che dalle prime file si alzò una risatina soffocata.
Seduta nei banchi davanti c'era Chloe Rossi. E per Sofia non era affatto una sconosciuta. Anni prima, in un'altra scuola e in un momento in cui la vita era meno complicata, Sofia aveva avuto una frequentazione con il fratello maggiore di Chloe. La cosa era finita male e Chloe aveva giurato di fargliela pagare. Non appena Sofia si sedette, Chloe la riconobbe e si voltò subito verso il suo gruppetto ristretto di amiche in classe. Coprendosi la bocca con le mani, iniziò a sparlare di lei a bassa voce, raccontando i dettagli di quella vecchia frequentazione e spargendo cattiverie tra i loro banchi per metterla subito in cattiva luce davanti alle altre.
Sofia arrossì fino alla punta delle orecchie, sentendo gli occhi di quel cerchio di ragazze piantati addosso. Aprì i social sul telefono per cercare l'unica persona in grado di calmarla, avviando subito la chat con Claudia.
Sofia: Claudia, sono già riuscita a fare una figura pessima. C'è anche Chloe, la sorella del ragazzo con cui mi frequentavo... mi ha vista e ha già iniziato a sparlare di me con tutto il suo gruppetto di amiche qui in
classe. Mi ridono in faccia.
Claudia (l'amica di sempre): Respira, Sofia! Sei bellissima e loro sono solo dei cloni senza cervello. Lascia perdere Chloe e le sue galline, è solo invidiosa. Testa alta e sfoggia quegli occhi verdi. Io sono qui con te in chat,
promesso!
Claudia era una ragazza che cambiava spesso i capelli a volte li aveva castani, ma bastava un attimo di noia perché le venisse voglia di farli biondi, proprio come il suo sguardo limpido, che rifletteva ogni suo cambiamento d'umore. Ci conoscevamo fin dai tempi dell'asilo, un legame indissolubile. Claudia era sempre stata una vera amica, una di quelle su cui poter contare ciecamente, anche se nel fondo dell'anima era rimasta la bambina di un tempo, con quell'entusiasmo puro e un po' folle.
Quel piccolo messaggio fu come una coperta calda. Sofia accennò un sorriso, ma il rumore della porta della classe che sbatteva la fece sussultare. Il brusio nella stanza si azzerò all'istante.
La prima ora era già iniziata da un pezzo, ma ad un tratto arrivò un ragazzo e il tempo sembrava scorrere secondo regole diverse. Arrivò in ritardo, e Sofia avrebbe presto scoperto che era una abitudine costante, del ragazzo che era appena entrato una vera e propria mania che si ripeteva ogni singolo giorno per quel ragazzo che era appena entrato: Natan.
Stringeva un casco da moto nero opaco in mano, mentre la tracolla dello zaino gli pendeva da una spalla. Sofia non aveva mai visto nessuno così. Aveva un'aria totalmente "bad boy" anni '80, come se fosse appena uscito dal set di Breakfast Club o di un film con James Dean, ma con lo smartphone in mano. Alto, un fisico pazzesco e chiaramente allenato che persino la felpa scura faticava a nascondere, e una folta scialba di capelli neri spettinati ad arte. Emanava un'energia magnetica, pericolosa. Era il re indiscusso della classe, il tipo di ragazzo capace di far girare la testa a chiunque con un solo sguardo i suoi occhi chiari quasi ricordavano il mare ma allo stesso tempo un bosco pieno di alberi .
Il professore provò a richiamare la sua attenzione: «Natan Vegas, ti sembra orario?»
Natan, però, non rispose. Camminò dondolandosi leggermente, con un'espressione annoiata, e andò a sedersi nella fila accanto a quella di Sofia, qualche banco più avanti, poggiando il casco a terra vicino al banco.
Il professore, ormai rassegnato dal comportamento di Natan, schiarì la voce: «Ragazzi, da oggi abbiamo una nuova compagna. Sofia, ti va di alzarti e presentarti?»
Il cuore di Sofia perse un battito. No, vi prego.
Si alzò a fatica, sentendo tutti gli occhi puntati addosso. «Ciao a tutti, mi chiamo Sofia... mi sono appena trasferita dal Liceo Scientifico Galilei...»
La voce le si incrinò per l'ansia. Si ferò bruscamente, deglutendo a vuoto. Stava per farsi sfuggire il vero motivo, ovvero tutti i problemi e le ingiustizie avute con i professori della vecchia scuola che l'avevano costretta ad andarsene, ma si impose di tacere. Sotto gli sguardi giudicanti della classe, strinse i pugni e si risedette subito, forzando un silenzio che diceva fin troppo.
Dalle prime file partì un'altra risatina soffocata da parte di Chloe e delle sue amiche. Sofia rimase mortificata. Ma mentre abbassava lo sguardo, notò qualcosa. Natan si era girato.
Il bad boy della classe, che di solito ignorava tutto il genere umano, la stava fissando. I suoi occhi chiari ma allo stesso tempo scuri scrutarono quel viso timido, soffermandosi per qualche secondo di troppo sui suoi occhi verdi e sulla sua evidente fragilità. Non c'era scherno nel suo sguardo, solo una profonda, improvvisa curiosità.
Chloe, seduta davanti, era troppo impegnata a sparlare di lei con le amiche per accorgersi di quell'istante sospeso. Per il momento, l'incrocio tra i loro sguardi rimase un segreto invisibile a tutti.
Alla fine Natan smise di fissarla, voltandosi di scatto. Passarono le ore e, quella mattina, il tempo sembrava essersi fermato. Sofia continuava a fissare le lancette dell'orologio da parete della 5°B, mentre il professore di storia parlava a vuoto. Poco più in là, Natan era una sfinge: cuffie al collo, lo sguardo perso fuori dalla finestra e un ticchettio nervoso delle dita sul banco. Sembrava l'inizio di un conto alla rovescia.
Improvvisamente, un suono acuto tagliò l'aria.
Drrrr
Non era la fine delle lezioni, erano solo le 12:00.
Prima ancora che il professore potesse dire "ci vediamo domani", Natan era già in piedi. Con un movimento fluido e felino, si caricò lo zaino su una spalla, afferrò il suo casco da moto, infilò la giacca di pelle e si diresse verso la porta.
«Natan? Dove stai andando? Manca ancora un'ora!» lo richiamò il professore, indispettito.
Natan non si voltò nemmeno. Si limitò ad alzare una mano in un cenno sbrigativo. «Ho da fare, prof. Segni pure l'uscita anticipata.» La sua voce era fredda, distante.
Mentre varcava la soglia, però, i suoi occhi scuri cercarono l'ultimo banco. Incrociò lo sguardo di Sofia solo per un millesimo di secondo. Un'occhiata intensa, quasi frustrata, come se gli dispiacesse dover andare via, ma che nonostante tutto sapeva tenere ben nascoste le sue emozioni, comportandosi come qualcuno di totalmente apatico.
Poi, però, prima di varcare del tutto la porta, il suo sguardo scivolò rapidamente verso un altro punto della classe, fissando per un attimo anche Veronica. Fu un secondo appena, ma carico di una tensione indecifrabile.
Subito dopo, Natan sparì nel corridoio.
Il brusio in classe esplose all'istante. Chloe si voltò subito verso le sue amiche, ridacchiando ad alta voce e riprendendo a sparlare: «Visto? Il vostro eroe ha cose più importanti da fare. Sicuramente sta andando a fare a botte da qualche parte o a incontrare una delle sue "amiche" degli altri licei. Del resto, certe persone attraggono solo guai...» concluse lanciando un'occhiata velenosa persino verso la sua stessa compagna di banco, anche se era una sua amica, perché Chloe in fondo si curava soltanto di se stessa.
Sofia abbassò gli occhi sul telefono, sentendo un nodo inspiegabile allo stomaco. Chi era davvero Natan? E perché, prima di andarsene, aveva guardato anche Veronica? Rimasi con quel dubbio per tutta l'ora che trascorreva come una tortura quando poi finalmente ol rumore della campanella di fine giornata suonò come una liberazione. Sofia raccolse i libri con gesti meccanici, cercando di non dare nell'occhio mentre Chloe e il suo gruppetto continuavano a lanciare frecciatine velenose, ridacchiando ogni volta che la incrociavano. Uscì dall'istituto a testa bassa, camminando velocemente per allontanarsi da quel clima soffocante.
Una volta a casa, l'atmosfera non cambiò granché. A pranzo, Sofia cercò di parlare con i suoi genitori, ma le parole le morivano in gola.
«Com'è andato il primo giorno, tesoro?» chiese sua madre, porgendole il piatto.
Sofia giocò con il cibo, sentendo un nodo alla gola. «Non... non molto bene, a dire il vero. Non mi piace la classe. Mi sento fuori posto e poi... ci sono delle ragazze che hanno preso di mira me, mi sparlano dietro continuamente. Mi siedo in un banco isolato, ma sembra che la cosa dia loro fastidio comunque.»
I genitori di Sofia cercarono di rassicurarla con i soliti consigli ("dagli tempo", "cerca di essere socievole"), ma Sofia sapeva che non avrebbero potuto capire. Non sapevano della storia con il fratello di Chloe, né di quanto fosse difficile sentirsi osservata e giudicata ogni singolo istante ma Sofia sapeva che non avrebbero potuto capire. Appena finito di pranzare, Sofia corse a rifugiarsi da Claudia. Aveva bisogno di aria, di un'amica vera, di qualcuno che non avesse un pregiudizio su di lei.
Sofia dopo 10 minuti di passeggiata arrivò da Claudia, che la invitò subito a entrare. Dopo un po' erano sedute sul tappeto in camera di Claudia, Sofia svuotò il sacco. Le raccontò di Chloe, delle cattiverie, del senso di solitudine che la avvolgeva. Poi, il discorso cadde inevitabilmente su Natan.
«E poi c'è lui,» disse Sofia, abbassando la voce. «Natan. Il ragazzo che arriva sempre in ritardo con il casco in mano e che scappa via alle 12:00 in punto.»
Claudia si bloccò, il suo volto cambiò espressione, facendosi improvvisamente serio. «Natan? Conosci Natan?»
Sofia annuì. «Sì, è in classe con me. Perché? Lo conosci?»
Claudia sospirò, intrecciando le dita. «Sì, lo conosco... o meglio, lo conoscevo. Era molto amico di mio fratello, tempo fa. Prima che cambiasse del tutto.»
Sofia si sporse in avanti, incuriosita. «In che senso? Cosa è successo?»
Claudia scosse la testa, come se stesse cercando di allontanare un ricordo fastidioso. «È sempre stato il solito donnaiolo della classe, Sofi , ma era un ragazzo diverso, più solare. Poi, col tempo, si è chiuso nel suo guscio, è diventato quello che vedi ora: un tipo ombroso, sempre in sella alla sua moto, sempre in ritardo. Mio fratello ha smesso di frequentarlo perché Natan ha iniziato a infilarsi in situazioni poco chiare. È diventato un magnete per i guai e per le ragazze, una vera mania. Gioca con i sentimenti degli altri e non si lega mai a nessuno.»
Sofia sentì una punta di delusione. «Quindi pensi che sia solo un illuso?»
«Penso che sia pericoloso, ecco cosa penso,» rispose Claudia con fermezza. «Lui e Veronica, tra l'altro... non so bene cosa ci sia tra loro, ma girano voci che siano legati da segreti che nessuno vorrebbe conoscere. Non lasciarti ingannare da quel fisico o da quegli sguardi, Sofi. È il genere di persona che ti trascina a fondo senza nemmeno voltarsi indietro. Resta lontana da lui, te lo chiedo per favore.»
Sofia annuì, ma mentre tornava a casa quella sera, il rombo lontano di una moto che passava per la strada le fece battere il cuore un po' più forte. Claudia aveva ragione, ne era sicura, eppure quell'immagine di Natan, con lo sguardo frustrato prima di uscire dalla classe, continuava a tormentarla.
Non era solo un donnaiolo, Sofia ne era certa. C'era un dolore, dietro quel casco nero e quegli occhi chiari ma allo stesso tempo scuri, che parlava una lingua che solo lei sembrava in grado di comprendere.
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Eclissi sull'asfalto
RomanceEclissi sull'asfalto - La Sinossi Due mondi opposti in una quinta liceo che sembra uscita da un cult anni '80. Sofia è la classica "good girl": bellissima, con due occhi verdi magnetici, ma così timida, goffa e chiusa in se stessa da voler solo d...
