PROLOGO: SINCRONICITÀ

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Il legame che unisce i mostri non risponde alle leggi della fisica, ma a quelle del sangue.

C'è una frequenza invisibile, una vibrazione sotterranea che attraversa i continenti, unendo le menti di coloro che hanno eletto la violenza a propria unica divinità.

Gli scienziati la chiamano sincronicità. I condannati a morte la chiamano fame.

E in quel preciso istante, in sei punti diversi del pianeta, sei gabbie stavano per andare in frantumi. Per un unico, identico motivo.
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Prigione di Massima Sicurezza di Black Rock, Deserto del Nevada (USA)

La camera d'esecuzione odorava di ozono, etanolo e sudore freddo. Al centro della stanza, legata a una sedia metallica che sembrava un moderno strumento di tortura, la dottoressa An Sakurai offriva al pubblico oltre il vetro un sorriso asimmetrico e sornione.

La camicia di forza la stringeva come un bozzolo, ma i suoi occhi giallo dorato, segnati da quei cerchi concentrici quasi felini, non mostravano la minima traccia di terrore.

La camicia di forza la stringeva come un bozzolo, ma i suoi occhi giallo dorato, segnati da quei cerchi concentrici quasi felini, non mostravano la minima traccia di terrore

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«An Sakurai,» recitò il direttore della prigione al microfono, la voce gracchiante che rimbalzava sulle pareti di cemento armato.

«Per i reati di profanazione di tombe, esperimenti illegali su cavie umane e l'omicidio di dodici agenti federali... la sentenza di morte mediante iniezione letale sarà eseguita in questo momento. Che Dio abbia pietà della tua anima schifosa.»

«Dio?» la voce di An era un sussurro rauco, eppure superò il vetro, eccitata, quasi divertita.

La sua lingua biforcuta balenò per un millesimo di secondo tra le labbra dotate di doppio piercing dorato.

«Se quel vecchio bastardo esistesse, mi avrebbe chiesto una consulenza sui difetti di fabbricazione del corpo umano. Procedete, deficienti. Ho un appuntamento a cui non posso mancare.»

L'ago penetrò nella vena del braccio destro, proprio sopra il tatuaggio della falena notturna.

Il cocktail di cloruro di potassio, bromuro di pancuronio e sodium thiopental fluì nel suo sangue.
Gli elettrodi sul torace iniziarono a trasmettere il battito.

Bip. Bip. Biiiiiip-

La linea sul monitor si appiattì. Il medico di guardia si avvicinò con lo stetoscopio, controllò le pupille ed emise un sospiro di sollievo.

«Il soggetto è deceduto. Ora del decesso: 23:14.»

«Finalmente quella troia pazza è all'inferno,» ringhiò una delle guardie armate all'interno della stanza, avvicinandosi per sganciare le cinghie della camicia di forza.

«Chissà se là sotto troverà qualcosa che le farà venire l'erezione, come dicevano i rapporti medici.»

Nel momento esatto in cui i blocchi d'acciaio della sedia vennero rilasciati, il corpo di An Sakurai si tese come una molla d'acciaio.

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