PROLOGO

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Gli occhi non possono mentire, perché si leggono, si interpretano.

Ma soprattutto:tradiscono loro stessi.

La sveglia suona, il suo strillo è assordante e fastidioso, come se fosse fatta solo e unicamente per uccidermi. Peccato che non sia servita a nulla:sono sveglia già da qualche ora. Guardo il soffitto per qualche minuto mentre il telefono continua a suonare ininterrottamente:non riesco a trovare la forza di alzarmi, ma non perché dovrò affrontare un'altra giornata uguale identica a tutte le precedenti (forse anche per quello).

Non ce la faccio proprio fisicamente, è come se delle mani mi stessero tenendo incollata al letto. Inclino la testa verso il mio telefono:le 7 e 48. Tra 45 minuti devo aprire il locale, forse mi sarei dovuta sforzare prima per alzarmi.

E alla fine i miei piedi nudi si posano sul pavimento, pronti a sostenere il mio corpo per un altro giorno. Cammino traballante verso il bagno, senza neanche rendermi conto che la sveglia sta ancora suonando. Il mio riflesso mi guarda nello stesso modo da anni:forse non riesco ad accettare ancora il fatto di avere degli occhi particolari, formati da migliaia di sfumature diverse, mi fa pensare di essere diversa, e in effetti potrei anche esserlo.

Scendendo... Ops:la mia camicia da notte è leggermente sbottonata, mostra una piccola parte del mio seno, così, con la lentezza di un uomo anziano, ricompongo il vestito.

Dopo una lavata di denti e di faccia, ritorno nella mia stanza con il solo obiettivo di spegnere quella suoneria e di trovare dei vestiti decenti nell'armadio. Dopo un'attenta e rapida selezione riesco a scegliere una combinazione discreta di vestiti:un jeans corto combinato ad una camicetta corta, che riesco a legare al petto in modo impeccabile.

Vado nell'ultima locazione della mia casa:la cucina. Per avere le energie sufficienti per sopravvivere almeno fino alla fine del primo turno, una fetta biscottata con della marmellata potrebbe anche andare bene.

Il modo in cui spalmo la confettura mi ricorda le carezze che le donne del quartiere mi facevano: lente, circolari, e delicate. Sono talmente sovrappensiero che, mentre guardo fuori dalla finestra l'alba sorgere, faccio cadere il mio cibo.

Guardo la fetta precipitare quasi in slow motion, cercando di elaborare ciò che sta accadendo. Fortunatamente, il crack mi fa vedere la mia colazione spezzata in due per terra.

Che seccatura.

Do colpa a ciò che mi ha fatto distrarre di più: quell'uomo che cammina per il marciapiede. Sta semplicemente correndo, sì, ma mi ha attratto con i suoi comportamenti corporei. Non ha il petto in fuori, infatti lo ritrae un po': insicurezza, paura di voler dominare una conversazione. I suoi occhi si spostano di continuo dalla spiaggia alla strada sotto i suoi piedi, anche questa fatica a mantenere il contatto visivo perenne con il mondo circostante, mi fa pensare che sia un uomo piuttosto timido e insicuro.

Prima di varcare la soglia di casa mia, osservo gli appunti di psicologia che ho lasciato sul tavolo la sera prima. Mi domando se riuscirò a concludere una lezione senza cinque pagine intere di scritte riguardanti la materia.

La porta della mia abitazione mi chiude la visuale dei quaderni, segno che sta per cominciare una nuova giornata.

Se non sbaglio oggi verrà un cliente particolare:ha chiamato al telefono ieri pomeriggio il locale per sapere gli orari di chiusura, per poi prenotare un posto alle otto e mezza del mattino. Ne ha di coraggio a fare colazione così presto! La cosa che mi ha più stranita è l'ultima frase che mi ha rivolto prima di riagganciare:«Per farmi riconoscere userò questa frase:"Hic Sunt Leones"».

L'aria del lungomare di Osaka mi travolge, non fredda, neanche impetuosa, ma tranquilla come una foglia che si posa delicatamente ai piedi dell'albero che la teneva in piedi.

Star Dreams 3:Sotto Il Sole Lucente della BaiaGeschichten, die süchtig machen. Entdecke jetzt