Selene aveva imparato presto che, in officina, le persone si dividevano in due categorie. Quelle che entravano salutando tutti e quelle che entravano pretendendo qualcosa. I fornitori, nella maggior parte dei casi, appartenevano alla seconda. Arrivavano con scatoloni, bolle da firmare, ordini sbagliati, consegne in ritardo e spiegazioni che nessuno aveva chiesto. Si fermavano davanti al bancone con l'aria di chi aveva già deciso che qualsiasi problema non dipendesse da loro e, dopo aver pronunciato il nome di uno dei meccanici, aspettavano che qualcuno risolvesse tutto.
Selene li riconosceva dal modo in cui aprivano la porta. Quello della RedLine, invece, entrò ridendo.
Lei lo sentì ancora prima di vederlo. Era seduta alla scrivania dell'ufficio, con una fattura aperta sul computer e il telefono incastrato tra la spalla e l'orecchio, mentre cercava contemporaneamente di rispondere a un cliente e di capire perché un ordine risultasse consegnato quando, davanti a lei, non c'era assolutamente niente.
«No, guardi, io capisco quello che mi sta dicendo, ma se il pezzo non è arrivato non posso inventarmelo.» Dall'altra parte della linea, l'uomo continuò a parlare. Selene chiuse gli occhi per un secondo. Erano le dieci e dodici del mattino e aveva già bevuto due caffè. Il primo non aveva fatto effetto. Il secondo le aveva soltanto irritato lo stomaco. «Sì. Certo. Controllo di nuovo.» Non avrebbe controllato di nuovo. Aveva già controllato tre volte.
Fu allora che sentì una voce maschile provenire dal magazzino. «Buongiorno, gente felice.» Qualcuno rispose con un insulto. Qualcun altro rise.
Selene non alzò lo sguardo.
«Mi lasci il numero d'ordine», disse al fornitore. «La richiamo appena ho una risposta.» Annotò le cifre su un post-it e chiuse la chiamata prima che l'uomo potesse ricominciare da capo. Solo allora si accorse della scatola appoggiata sul bancone e del ragazzo che la teneva con una mano. Indossava una felpa scura con il logo RedLine sul petto, pantaloni da lavoro e scarpe che sembravano aver attraversato più magazzini che strade. Aveva l'aria tranquilla di chi non si sentiva mai fuori posto e un sorriso che, secondo Selene, doveva avergli evitato più di una discussione. Lui la stava guardando. Non in modo insistente. Ma abbastanza da farle capire che l'aveva osservata durante tutta la telefonata.
«Problemi?» domandò. Selene indicò la scatola.
«È per noi?»
«Dipende.»
«Da cosa?»
«Da come mi tratti.»
Lei lo fissò. Lui sorrise ancora. Selene aveva sempre avuto poca pazienza per gli uomini che si credevano divertenti. «Allora puoi riportarla indietro.» Dal magazzino arrivò una risata.
«Michele, hai trovato pane per i tuoi denti», gridò uno dei meccanici.
Michele.
Selene registrò il nome senza volerlo.
Lui appoggiò la scatola sul bancone.
«Quindi tu sei Skye.»
«Selene.»
«Non ti chiami Skye?»
«Sì, ma tu hai detto che dipende da come ti tratto. Ho pensato di renderti le cose più difficili.»
Per un attimo lui rimase in silenzio. Poi scoppiò a ridere. Non una risata costruita per compiacerla. Una risata vera, aperta, quasi sorpresa. Scarlett si pentì immediatamente di avergli dato soddisfazione. «Va bene, Selene», disse. «Io sono Michele.»
«L'avevo capito.»
«Quello della RedLine.»
«Avevo capito anche quello.»
«Sei sempre così cordiale?»
«Solo con chi mi interrompe mentre lavoro.»
Michele abbassò lo sguardo verso il telefono sulla scrivania.
«Sembrava una telefonata divertente.»
«Infatti mi stavo divertendo moltissimo.»
«Si sentiva.»
Selene prese la bolla di consegna che lui le stava porgendo e iniziò a controllarla, sperando che fosse abbastanza chiaro che la conversazione fosse finita. Michele, però, non si mosse. Lei lesse i codici uno per uno, confrontandoli con quelli dell'ordine.
«Manca un pezzo.»
«Impossibile.»
«Allora è invisibile.»
«Quale?»
Selene girò il foglio verso di lui e indicò una riga. Michele si chinò sul bancone per leggere. Era vicino. Più vicino di quanto fosse necessario. Selene sentì il profumo del detersivo sui vestiti mescolato all'odore di cartone e magazzino. Si spostò leggermente sulla sedia senza farlo notare. «Quello arriva nel primo pomeriggio. Sarà disponibile dalle 14.30», disse lui.
«Qui c'è scritto consegna completa.»
«Dettagli.»
«No. È letteralmente il mio lavoro.»
Michele sollevò lo sguardo verso di lei. Aveva gli occhi più chiari di quanto Selene avesse notato all'inizio. Non abbastanza da poterli definire azzurri, ma abbastanza da cambiare a seconda della luce.
«Sei tu quella che risponde sempre quando chiamo?» domandò. «Forse.»
«Quella che dice "DriveLinks, buongiorno" come se fosse già arrabbiata con chiunque ci sia dall'altra parte?»
Selene lo guardò male. «Io non sono arrabbiata.»
«No, infatti.»
«E comunque non rispondo sempre io.»
«Però oggi sì.»
«Purtroppo.»
Michele prese una penna dal bancone, cancellò una riga dalla bolla e scrisse qualcosa a lato. «Ti porto il pezzo mancante più tardi.»
«Non devi portarlo tu. Basta che arrivi.»
«Magari voglio essere sicuro personalmente.»
Selene gli tolse la penna dalle dita. «Magari hai troppo tempo libero.»
Un altro meccanico passò dietro di loro con una tanica in mano. «Lascialo perdere», disse rivolgendosi a Selene. «Quello parla con tutti.»
Michele si voltò. «Non con tutti.»
«Con tutte, allora.»
«Peggio ancora», commentò Selene.
Michele appoggiò entrambe le mani sul bancone. «Ti stanno dando un'idea sbagliata di me.»
«Non mi serve il loro aiuto.»
«Hai già deciso?»
«In fretta.»
«E cosa hai deciso?»
Selene piegò la bolla e gliela restituì. «Che sei uno che perde tempo.»
Lui la prese senza smettere di sorridere. «Eppure stai ancora parlando con me.»
«Perché non te ne vai.»
«Questo è un dettaglio.»
Selene avrebbe voluto rispondere, ma il telefono squillò. Lo prese immediatamente. «DriveLinks, buongiorno.»
Michele la osservò e mimò con le labbra: Arrabbiata. Lei gli indicò la porta. Lui alzò le mani in segno di resa, poi salutò i meccanici e uscì.
Selene continuò la telefonata, cercando di ignorare la sensazione che lui si fosse voltato un'ultima volta prima di sparire oltre il vetro.
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QUASI QUALCOSA DI VERO
RomanceScarlett è convinta di sapere chi sia Micheal. Arrogante. Presuntuoso. Uno di quelli che pensano sempre di aver ragione. O almeno questo è quello che le hanno raccontato per anni. Peccato che non gli abbia mai dato davvero una possibilità. Quando, f...
