Xiao Zhan non credeva troppo al destino.
Non nel senso romantico del termine, almeno. Non era il tipo da pensare che tutto fosse scritto, che ogni incontro avesse un significato preciso. La vita, per lui, era una sequenza di scelte, errori e coincidenze.
Eppure, quella mattina, mentre camminava lungo il corridoio affollato degli studi, ebbe la strana sensazione che qualcosa stesse per succedere.
Non sapeva spiegare perché.
Forse era l’aria—troppo carica, troppo frenetica.
Forse erano le voci dello staff, più tese del solito.
O forse era solo stanchezza.
“Stanza 304,” gli aveva detto qualcuno, porgendogli una cartellina senza nemmeno guardarlo in faccia.
Xiao Zhan aveva annuito, stringendola tra le dita, e si era fatto strada tra persone che sembravano tutte avere più fretta di lui.
Quando finalmente si fermò davanti alla porta, esitò.
Non era nervoso.
O almeno, non lo voleva ammettere.
Inspirò piano, poi bussò due volte.
Nessuna risposta.
“Okay…” mormorò tra sé, abbassando la maniglia.
La porta si aprì senza resistenza.
E il mondo, per un istante, sembrò rallentare.
La stanza era sorprendentemente silenziosa rispetto al caos esterno. Le tende erano semi-chiuse, lasciando entrare una luce morbida, quasi polverosa. Sul tavolo c’erano bottiglie d’acqua, copioni sparsi, un telefono dimenticato.
E poi—
Lui.
Seduto su una sedia, leggermente inclinato in avanti, i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Indossava una felpa nera larga e un cappellino abbassato sugli occhi, come se volesse nascondersi dal mondo.
Sembrava immobile. Quasi irreale.
Xiao Zhan rimase sulla soglia per qualche secondo di troppo.
“Scusa…” disse infine, con un sorriso istintivo, quello che usava sempre per rompere il ghiaccio. “Credo di aver sbagliato stanza.”
Nessuna risposta.
Solo silenzio.
Poi, lentamente, il ragazzo alzò lo sguardo.
E fu lì che qualcosa cambiò.
Gli occhi scuri si posarono su di lui con una precisione quasi disarmante. Non c’era sorpresa, né fastidio. Solo attenzione. Come se lo stesse studiando.
Valutando.
“Non hai sbagliato,” disse.
La sua voce era bassa, calma, leggermente ruvida.
Xiao Zhan sbatté le palpebre, colto alla sprovvista.
“Oh. Perfetto allora… meno male.”
Entrò, chiudendo la porta alle sue spalle con un leggero clic.
Il silenzio tornò immediatamente.
Era strano.
Di solito, Xiao Zhan era bravo con le persone. Sapeva riempire i vuoti, alleggerire le atmosfere, far sorridere anche chi non ne aveva voglia.
Ma lì… era diverso.
“Sei… già qui da tanto?” provò, muovendosi verso il tavolo.
“Abbastanza.”
ČTEŠ
"Quello che non diciamo"
FanfikceNon doveva essere niente di più.Solo lavoro Solo scene. Solo finzione Ma tra sguardi che durano troppo a lungo, silenzi che parlano più delle parole e una stanza condivisa per errore qualcosa inizia a cambiare. Xiao Zhan parla troppo Wang Yibo trop...
