EVACUAZIONE

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CAPITOLO 6Evacuazione

(Courtney Robinson)

11 agosto 2015 / 01:13 PM / Stati Uniti / Costa Est / Dover (Stato del New Hampshire) / 100 km da Boston

«Liberate il corridoio! Largo! Largo!»

Il gruppo di medici e di infermieri sfrecciò lungo la corsia di emergenza, facendosi largo con la barella tra il caos generale che regnava nel corridoio. Courtney era sudata dalla testa ai piedi, indossava un camice ormai completamente coperto di sangue e sporcizia ed era esausta. Mentre la barella procedeva a zig-zag per evitare le decine di feriti che affollavano l'ospedale, la giovane infermiera faceva del suo meglio per tenere premuto con forza un tampone insanguinato sul collo di un poliziotto dal colorito cereo. La gola dell'uomo sprizzava sangue rossastro da un profondo squarcio, che sembrava essere stato inferto da una bestia. La barella che trasportava l'uomo era ormai inzuppata di sangue e nel percorso lungo il liscio corridoio dell'ospedale lasciava una scia rossastra a terra, andando ad arricchire la varietà di macchie di diversi tipi e colori che ricoprivano le piastrelle verde smeraldo.

A Courtney era già capitato in passato di affrontare giornate molto dure al lavoro. Come quando si verificava un enorme incidente automobilistico in zona e il numero di feriti da accudire era smisurato. In quei casi, l'ospedale era preso d'assalto e diventava peggio di un vespaio. Giornate come quelle la sfiancavano in modo devastante e la lasciavano svuotata di ogni energia. La giovane donna si considerava ormai una veterana, ma niente che avesse affrontato o visto fino a quel momento era minimamente paragonabile a ciò che stava vivendo quel giorno.

L'ospedale era già al completo da un pezzo. Ormai i feriti venivano ammucchiati nei corridoi, sopra le barelle o sulle sedie a rotelle. Il personale aveva cominciato ad ammassarli nella sala mensa e persino negli spogliatoi. Con l'aumentare del numero di feriti in arrivo, i medici avevano cominciato a farli scaricare direttamente nel parcheggio dell'ospedale, sotto il sole cocente, dove restavano in spasmodica attesa, nella speranza di ricevere le cure prima di morire.

Da quando la ragazza aveva iniziato il turno, quel mattino presto, si era passati a velocità terrificante dalle cure standard al triage più estremo. Schiere di dottori esausti decidevano in base a vari fattori chi doveva essere curato. I giovani e i bambini avevano la precedenza sugli anziani e, nei corridoi dell'ospedale, si assisteva a scene strazianti di dolore e disperazione, con la gente che moriva letteralmente abbandonata sulle barelle tra urla e cupi gorgoglii finali.

Mentre l'équipe di medici portava la barella verso una delle poche sale emergenza ancora libere, Courtney si ritrovò per l'ennesima volta da quella mattina a domandarsi con angoscia cosa diavolo stesse succedendo là fuori. Non poteva credere a ciò che aveva visto da quando era arrivata in fretta e furia all'ospedale.

Era stata scaraventata giù dal letto dal telefono, che da contratto doveva restare sempre acceso per le emergenze. A chiamarla era stato il medico di guardia, che le aveva urlato istericamente di presentarsi al volo in ospedale, per via di una qualche necessità urgente non specificata. Courtney, ancora esausta per il turno della sera prima, si era alzata ciondolando e imprecando contro il telefono, e aveva cominciato velocemente a prepararsi, tentando di riprendersi dagli ultimi strascichi di stanchezza. Dopo essersi vestita, aveva consumato in fretta una colazione a base di caffè bollente e pillole di caffeina per svegliarsi, poi aveva preso lo zaino con i vestiti di ricambio dall'armadio e si era diretta verso la porta, ripromettendosi di fare una colazione decente nella prima pausa a disposizione, sapendo già di mentire a se stessa. Prima di uscire di casa, la giovane infermiera si era presa solo un paio di secondi per accarezzare Varg, alquanto allarmato nel vederla correre in giro in quel modo. La ragazza si era inginocchiata davanti a lui, come faceva sempre prima di uscire, e l'aveva stretto a sé, mentre il cane mugolava di tristezza, capendo che stava per andarsene. Courtney l'aveva infine guardato negli occhi, passandogli una mano tra le orecchie e accarezzandogli energicamente il pelo sulla testa come piaceva a lui. Poi, con il viso solcato da profonde occhiaie e tirato dalla stanchezza, era uscita di corsa, aveva chiuso a chiave la porta e aveva fatto del suo meglio per ignorare i guaiti disperati di Varg, mentre si allontanava nel corridoio illuminato da una pallida luce giallognola. La giovane infermiera aveva imprecato a filo di voce lungo tutti i piani di scale che la separavano dal pianoterra. Poi finalmente era riuscita a tempo di record a uscire dal palazzo, oltrepassando le vecchie porte in legno consumato. Proprio in quel momento, aveva notato i primi segnali preoccupanti.

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