Prologo

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Per chi ha sempre amato
troppo fino a smettere di
amare sè stesso...
Questa storia è per voi

Emily

Quando mia madre morì, il mondo sembrò chiudersi in un silenzio così pesante da togliermi il respiro. Non c'erano lacrime abbastanza grandi da contenere il dolore, e ogni angolo della casa odorava ancora di lei: del suo profumo, del caffè che preparava sempre troppo forte, dei libri che lasciava sul comodino.
Mio padre non c'era più, almeno come persona che avrei potuto chiamare "rifugio". Era diventato una presenza oscura, piena di urla e di mani che facevano male. Le giornate erano fatte di paura e silenzi forzati, e la mia stanza era l'unico luogo in cui potevo respirare senza sentirmi intrappolata.
Eppure... nonostante tutto, non smisi di credere. Non smisi di credere che nel mondo ci fosse bontà, che le persone potessero davvero scegliere di fare del bene. Credevo ancora che bastasse cercarla, e che un giorno qualcuno avrebbe dimostrato che il male non è l'unica verità.

Quella convinzione mi tenne in piedi nelle notti più lunghe e nelle giornate più fredde. Mi dicevo che se fossi riuscita a trovare la gentilezza anche nelle piccole cose, allora tutto il dolore avrebbe avuto un senso.
Così, la mattina in cui presi la decisione di partire, non era solo una fuga. Era una scelta: lasciare dietro di me la paura, le cicatrici invisibili, il mondo che mi aveva ferita. Andare via significava cercare la bontà che ancora credevo possibile, lontano da un padre che non sapeva amare e da una casa che ormai era solo memoria.

Il cambio di università sarebbe stato un nuovo inizio, avrei dimostrato a me stessa di riuscirci, di superare tutto il dolore. Perché su una cosa ero quasi certa:  prima o poi qualcuno mi avrebbe asciugato le lacrime, si sarebbe seduto accanto a me e mi avrebbe amata nonostante i miei difetti.

The BetWhere stories live. Discover now