Part I: The Supplication

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Zuri aveva passato la notte sveglia. Non in ginocchio, ma con la schiena dritta contro la testiera del letto, le cuffie nelle orecchie che non suonavano musica, e lo sguardo fisso su un punto indefinito della stanza. Le parole della sua stessa canzone, quella che non riusciva a finire, le rimbombavano in testa come un'eco.

Era stanca. Stanca di lottare contro i produttori che volevano renderla un prodotto, contro i commenti che dicevano che era "troppo" questo o "troppo poco" quello. Sentiva di aver perso un pezzo di sé lungo la strada, quel pezzo che scriveva canzoni per sé stessa e non per la classifica. Si sentiva persa.

Guardò il telefono. Un messaggio non letto del suo manager: "L'ultima bozza. Dev'essere più orecchiabile. Pensa alle classifiche, Zuri."

Pensare alle classifiche. Non pensare a lei. Strinse il telefono fino a far male le dita. Cercò qualcosa, un segno, una risposta dal cielo. Non arrivò nulla, ma dentro di lei qualcosa si riaccese. Prese il telefono e, invece di aprire il messaggio, aprì il blocco note. Iniziò a scrivere, non per loro, ma per sé. Era l'unica cosa che poteva fare.

PrayWhere stories live. Discover now