An ordinary morning

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Primavera 1970

La casa di campagna di Nick Mason sembrava respirare lentamente insieme al mattino di quella giornata di primavera. Il silenzio era intatto, rotto solo dal suono del vento che frusciava tra le fronde degli alberi e dal cinguettio di qualche uccellino.

Nick si era svegliato prima del previsto.

Aveva impostato la sveglia alle sette in punto, ma era stato un timido raggio di sole che filtrava tra le tende a svegliarlo.

Con le lenzuola ancora aggrovigliate attorno alle caviglie si tirò a sedere, stiracchiò le braccia con uno sbadiglio e si voltò alla sua destra: Lindy dormiva ancora profondamente, i suoi lunghi capelli castani le ricadevano dolcemente sul viso conferendole un aspetto angelico, quasi etereo.

Nick sorrise nel vederla, tanto che per un momento pensò di baciarla. Ma poi, temendo di svegliarla, si limitò ad osservare il suo viso sereno; scostò poi lentamente le coperte e si alzò in punta di piedi.

Si lavò, si vestì rapidamente e scese al piano di sotto.

Alan Styles era in leggero ritardo. Si erano dati appuntamento per le 7:20 ed erano già le 7.30.

Nell'attesa andò in cucina e controllò che tutto fosse a posto: le pentole, i coltelli, i nastri registratori.

Il rumore di una macchina che si avvicinava dalla strada lo distolse dai suoi pensieri. Andò alla porta ed aprì subito, per evitare che Alan suonasse il campanello e svegliasse Lindy.

«Buongiorno!» Esclamò il roadie entrando in casa con passo deciso.

«Ssh, fai piano» sussurrò Nick, portandosi l'indice sulle labbra. «Lindy dorme ancora, e credimi, è meglio non svegliarla»

«Non capisco perché dobbiamo fare questa cosa di mattina presto» protestò Alan con una smorfia.

«Dobbiamo registrare una colazione, no?» Rispose Nick.

«E quindi? Non potevamo farla alle sei di pomeriggio? Dove sta scritto che uova e pancetta si debbano mangiare solo la mattina?»

Nick ci pensò su. Effettivamente un po' più tardi sarebbe stato decisamente più comodo, ma ormai erano lì, e avrebbero portato quel lavoro a termine.

«Dai, cominciamo!» Disse Nick. «Hai fame?»

«Sto morendo!» Rispose Alan, quasi impaziente di mettersi a lavoro.

Nick si mosse verso la porta della cucina, aprendo lentamente per far entrare Alan.

Il batterista attivò il nastro registratore che aveva precedentemente appoggiato sul tavolo e si posizionò a fianco al roadie, per riprendere ogni sua mossa: i passi che entravano in cucina, cassetti e sportelli che venivano aperti e richiusi, i fornelli che venivano accesi con un fiammifero e il rubinetto che gocciolava.

«Okay... cereali...» mormorò Alan, prendendo una scatola di Corn Flakes da uno sportello. «Marmellata... sì, mi piace la marmellata. Poi uova strapazzate, pancetta, salsicce ...»

Nick aveva predisposto tutto affinché fosse a portata di mano del roadie e in silenzio lo osservava, tenendogli il microfono quanto più vicino possibile. «Pomodori... toast... caffè»

Alan mise l'acqua nel bollitore, aprì il frigo in cerca del burro e infine prese una padella e la mise sul fuoco.

Il rumore del bacon e delle uova che sfrigolavano nella padella riempiva la cucina.

Nick chiuse gli occhi quando l'odore gli pervase le narici: aveva una fame da farlo svenire e a vederlo, Alan se la cavava molto bene ai fornelli.

«Altro che... le colazioni a Los Angeles» disse poi Alan con tono sarcastico. «Quella roba macrobiotica... Questa sì che è una colazione vera!»

Nel frattempo che le uova e il bacon cuocevano, Alan sì versò il caffè ormai pronto nella tazza, travasò i cereali in una ciotola che riempì con del latte e incominciò a mangiare, con il microfono puntato proprio sulla bocca, facendo rumore esattamente come Nick gli aveva detto di fare.


Dal piano di sopra Lindy si svegliò lentamente, distogliendo gli occhi dal cuscino. Ma quando li posizionò al suo fianco si rese conto che Nick non era là. Non ne rimase troppo sorpresa però. Sapeva che lui spesso usciva presto, magari per una passeggiata nella campagna o per qualche impegno legato alla band. Era abbastanza abituata a quelle mattine tranquille da sola e probabilmente anche quella non era da meno.

Ma dovette ricredersi quando sentì dei rumori provenire dal piano di sotto: lo sfrigolio di qualcosa che friggeva, pensili che venivano richiusi ripetutamente...

"Strano" pensò, "in genere Nick non era così rumoroso".

Con aria perplessa si alzò, si mise addosso la sua vestaglia rosa cipria e scese dabbasso.

Quando arrivò alla porta della cucina si fermò all'istante. La scena che le si presentava davanti era surreale: un roadie stava facendo colazione seduto al suo tavolo, mentre suo marito gli teneva vicino un microfono, in uno stato di totale concentrazione.

«Che diavolo sta succedendo qui?» Esclamò.

Nick sollevò lo sguardo, e le sorrise con quell'aria spontanea che solo lui poteva avere.

«Stiamo registrando la colazione per il nuovo album» rispose, come se fosse la cosa più normale e ordinaria del mondo.

Lindy rimase per un attimo in silenzio, concentrata sul caos che regnava nella sua cucina: piatti rovesciati, cavi sparsi, posate sporche abbandonate sui ripiani.

Nick non era uscito come pensava, era veramente nel mezzo della sua cucina a registrare ogni singolo suono che li circondava. Avrebbe voluto urlargli contro ma era ancora troppo stanca e insonnolita per farlo.

Una cosa era certa: non sarebbe stata lei a riordinare tutto.

Così si limitò a scuotere la testa in segno di disapprovazione.

«Fareste meglio a rimettere tutto a posto, o saranno guai seri per voi!»

Nick posò il registratore sul tavolo e si avvicinò a lei. «Tranquilla, amore» le posò entrambe le mani suoi fianchi e diede un lieve bacio sulle labbra «Pensiamo a tutto noi»

Poi, senza distogliere lo sguardo, Nick si fermò un attimo a guardarla: il viso serio, le braccia incrociate sul petto e i capelli ancora spettinati. Più la osservava e più si rendeva conto di che uomo fortunato fosse ad avere accanto a sé una meraviglia simile.

«Dio, che bella che sei!»

Lindy aveva cercato di mantenere una facciata seria, ma iniziò a vacillare, colpita dalla sua tenerezza: non riuscì a trattenere un sorriso che alla fine, vinse sulla serietà forzata.

«Quanto sei scemo!» Ribatte, ridendo.

Nick le diede un altro rapido bacio sulla guancia e ritornò al tavolo, riprendendo in mano il microfono.

Con gli occhi rivolti al cielo Lindy si voltò ed uscì, pensando che se Nick fosse matto, lei allora era più matta di lui ad averlo sposato.

E così, con il silenzio che riempiva il resto della casa, i due ritornarono a lavoro, mentre ogni suono e ogni dettaglio veniva meticolosamente registrato. 

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