Aurea
Non sono mai stata una persona impulsiva.
Anzi, al contrario. Ero la tipa che pensava troppo prima di fare qualcosa, sempre. Scrivevo mille volte lo stesso messaggio prima di inviarlo, per poi cancellarlo. Il tipo che dice "domani"... ma quel domani non arrivava mai.
Ma quel giorno, specificamente un venerdì... qualcosa cambiò.
Forse era colpa dell'ultima volta in cui lui mi aveva sorriso nel corridoio, dopo l'ora di arte, come se fossi la cosa più preziosa al mondo. Oppure delle sue amiche che gli dicevano: "o glielo dici, o ci penso io." Oppure... semplicemente, ero stufa.
Stufa di aspettare che succedesse qualcosa.
Stufa di sentirmi sempre invisibile.
Stufa di avere il cuore che batteva solo per lui — e di far finta di no.
Così, con un nodo allo stomaco e le mani gelate, praticamente pronta per una passeggiata nel panico totale, ho pensato:
"Quale momento migliore per confessare i miei sentimenti?"
Dopotutto adoro prendere decisioni serene e ben ponderate.
E a chi dichiararsi? Al mio amatissimo protagonista: Elian.
Sì, quel Elian. Quello che nella mia testa aveva già una colonna sonora dedicata e un contratto firmato come interesse amoroso principale della saga della mia vita.
Il ragazzo che piaceva a tutte. Quello del quarto anno con il sorriso facile, le felpe oversize, la risata contagiosa — praticamente un servizio pubblico ambulante.
Quello che sapeva sempre cosa dire, che sembrava sapere dove stare. Un essere umano con GPS sociale integrato.
Il ragazzo che osservavo da mesi a distanza di sicurezza, convinta che per lui fossi trasparente come l'aria.
E invece no. Ogni tanto mi vedeva.
Un saluto. Un cenno. Un "ehi, tutto ok?" detto con quella nonchalance da manuale.
Piccole cose che, nella mia mente, diventavano saghe epiche degne di tre stagioni, speciali natalizi e colonna sonora già pronta.
L'idea era semplice: dirglielo. Niente scene, niente aspettative. Solo parole sincere.
Tipo... facilissimo. Come ordinare un caffè senza farlo cadere ovunque.
E se lui avesse detto di no?
Beh... almeno sarebbe finita, giusto?
Ahahah... come se smettere di sognare fosse così semplice.
Non passerà. Mai.
L'intervallo lungo sembrava il momento perfetto.
Perfetto per farmi notare mentre cerco di sembrare normale, ovviamente.
Tutti erano nel cortile interno: gruppi sulle panchine, musica dallo speaker, ragazzi a girare video per TikTok — caos totale.
Risate ovunque, come se fossi l'unica senza sceneggiatura.
E poi lo vedo. Naturalmente. Elian.
Seduto sul muretto, circondato dai soliti: Matteo, Giulia, due ragazze di quinta che ridacchiavano a ogni battuta come se fosse uno spettacolo comico esclusivo per loro.
Lui ride, rilassato, un piede che dondola nell'aria come se stesse provando per un video virale senza sforzo.
Felpa verde scuro, maniche tirate su. Sembra casuale. Disordinato. Naturale.
Come se io non fossi lì a fissarlo ossessivamente da minuti, con la mente che trasformava ogni movimento in scenari romantici tragici.
Sì, bello. Nel modo disordinato che solo gli altri maschi sanno fare senza provarci.
Io invece devo sembrare normale mentre dentro la mia mente si scrive la colonna sonora della tragedia sentimentale.
Mi avvicino piano, come camminando su un campo minato di sguardi curiosi e giudizi invisibili.
Ogni passo pesa il doppio. Ho scelto la mia maglietta preferita, mi sono pettinata tre volte, ripetuto il discorso venti volte.
Tutto perfetto. Tutto studiato. E ora? Vuoto totale.
"Elian," dico.
La voce è più un sospiro disperato che convincente.
Lui si volta. Il sorriso illumina il viso come un piccolo sole in mezzo al cortile.
E io penso: "Sì, certo... per me, probabilmente no."
Annuisco. Mi schiarisco la voce. Cerco di guardarlo senza morire di imbarazzo.
"Ti volevo dire una cosa."
"Dimmi."
Respiro profondo.
E lo dico. Di colpo. Senza preavviso.
"Mi piaci. Da un sacco. Non so se ha senso, ma dovevo dirtelo."
Silenzio. Silenzio reale.
La pelle che scoppia.
Qualcuno smette di parlare.
Una ragazza smette di masticare la gomma.
Due ragazzi si scambiano uno sguardo tipo "oh no, guarda cosa succede."
E Elian?
Ride. Forte. Troppo forte.
Tipo... la mia vita sta andando a fuoco e tu ridi?
"Stai... scherzando, vero?"
"No," sussurro.
Scende dal muretto, faccia imbarazzata e nervosa, pronto a fare danno.
"Aur, ma dai. Tu ed io? Non esiste. Siamo due mondi diversi."
Perfetto. "Due mondi diversi."
Traduzione: "Mi dispiace, la tua vita romantica finisce qui. Grazie per aver partecipato."
Uno uhhh. Risatine. Telefoni che si alzano. Piccoli applausi invisibili della crudeltà sociale.
Io cerco di restare ferma, ma ogni parola è un pugno nello stomaco.
"Non dico che non sei simpatica, eh," aggiunge.
"Ma... no. Proprio no. Nemmeno lontanamente."
E io penso: grazie, Elian. Grazie davvero.
"Mi dispiace se hai frainteso... forse sono stato troppo gentile..."
Ah sì, gentile. Gentile come un elefante in cristalleria.
Scrolla le spalle, come se fosse normale che io stia morendo dentro.
"Dovevi aspettartelo, dai."
Il cortile esplode di mormorii.
Io... mi volto. Non corro. Non urlo.
Cammino via. Testa bassa. Passi rapidi. Schiena dritta per orgoglio.
Avevo pensato che dire la verità sarebbe stata liberatoria.
Invece... sorpresa! Condanna a tempo pieno.
E io, ovviamente, sto già pianificando mentalmente il prossimo episodio drammatico della mia vita: cioccolato, musica triste e sarcasmo in quantità industriale.
Continua...........
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Angolo autrice:
questo è il mio primo angolo d'autore, e sono stressata, perchè ho paura di lanciare cazzate. Comunque giuro che questa storia doveva essere drammatica e colpa del mio senso ironico, quindi non è colpa mia.
Ciaoooo e ci vediamo al prossimo capitolo se la mia pigrizia me lo permetterà, byeee.
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Love Potion
ChickLitAurea non cercava un triangolo... solo un po' di pace e un po' di dignità. Invece trova Elian geloso come un drago, Kael che la osserva come se fosse un documentario, e la scuola che si trasforma in un ring sentimentale. Cuori spezzati, drammi inuti...
