Le luci della stanza bianca, ti stavano accecando, come ogni volta che ti trovavi in quel posto, eri stata innumerevoli volte dallo psicologo, ne avevi perso il conto.
Non c'era ansia nelle tue azioni, solo tanta consapevolezza: avresti dovuto mostrare solo quello che volevano, evitare domande che ti avrebbero messo in difficoltà e mentire su..... TUTTO.
Non ti avevano mai portato dallo psicologo per scopo personale, bensi tirarti fuori qualche parola di troppo, riguardante i tuoi genitori; come se potesse essere una via per la tregua e non un modo per affibbiarti un crimine che non avevi commesso.
Ti sentivi studiata, come se ogni tuo movimento fosse qualcosa che poteva essere interpretato senza il tuo permesso.
I passi della dottoressa dal sorriso finto, rieccheggiavano sul pavimento lucido, forse si stava chiedendo il perché di quella apatia che ti disegnava il viso.
Le tue presupposizioni presero vita, aveva fatto quella domanda; cosa avresti dovuto rispondergli? Che ti sentivi esposta, costretta, bugiarda.
Ti condusse in una stanza, che se possibile più bianca dell' altra: le dava un tono ospedaliero, vuoto, come se tutti i pazienti avessero cancellato i loro problemi in quella stanza.
Le domande erano iniziate come una mandria che ti travolge, calpestandoti;
Avevi risposto con occhi impassibili, concentrati su un punto indefinito della stanza; ti aveva fatto varie domande di cui sembrava non le interessasse davvero la risposta.
Da come avevi raccontato la tua vita, sembrava tutto perfetto, eppure sapevi che di perfetto c'era solo il modo in cui avevi pronunciato quelle parole, arrivando quasi a crederci davvero.
La donna dal camicie bianco aveva posto davanti a te un foglio da compilare, con una serie di domande, ti mettevano una certa ansia, al pensiero di tutte quelle a cui avresti mentito, ma decidesti comunque di prendere la penna in mano e iniziare a ricoprirlo di bugie.
Chissà cosa sarebbe successo se fossi stata sincera, forse ti saresti sentita meglio, o forse saresti stata travolta da quella verità che veniva celata per non distruggere l'equilibrio storto che permetteva di tenere attaccati tutti i pezzi della tua vita.
Una cosa era certa ti saresti sentita spoglia della tua maschera, che faceva più paura di quelle di Halloween.
Te ne andasti via, via da quel posto che non ti faceva aprire, ma ti faceva mentire a te stessa e a gli altri, rimandando il tuo bene alla prossima volta, perché: hai imparato a trattenere le lacrime,
hai imparato a nascondere il dolore dietro ai falsi sorrisi,
hai imparato a dire "sto bene" anche quando eri pezzi e
hai imparato a essere forte anche da sola
