PROLOGO

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La vita del nostro Hashimoto Midori è piatta ai suoi occhi. Vede tutto grigio, si limita a essere una macchina della società in cui vive: si sveglia la mattina, svolge la sua giornata in ufficio da quando ha finito gli studi alle superiori, non ha mai voluto intraprendere l'università perché per lui sembrava una perdita di tempo approfondire degli studi se può imparare tutto del mestiere sul posto. Non guarda spesso le altre persone e di rado nota particolari anche semplici. Sembra avere i paraocchi delle volte. Ma è semplicemente il suo modo di vivere.

Forse sa anche il perché non esterna molto se stesso, il perché ormai si è chiuso in quelle quattro mura mentali e perché ha deciso di avere una vita molto semplice e senza niente che gli faccia venire quel brivido e la voglia di dire "cazzo, sì, mi sento vivo".

Non gli è mai mancato niente da parte dei familiari, figlio unico di un imprenditore e di una casalinga, l'affetto da parte di quest'ultima era all'ordine del giorno in casa sua, il padre non faceva altro che essere orgoglioso del suo unico figlio e delle soddisfazioni che è riuscito a portare. Nemmeno quando ha rinunciato di iscriversi all'università ha avuto ramanzine o delusioni: ha letteralmente avuto tutto ciò che voleva e che poteva avere.

Allora perché a 27 anni sente un vuoto nel petto che non riesce a spiegarsi, cosa lo ha portato a spegnere quella scintilla di vita che aveva, chi lo ha reso freddo e distaccato?

Queste domande sono scomparse dalla mente di Midori durante gli anni, forse ha immagazzinato l'idea di voler darsi una risposta, o probabilmente sa che se mai se la desse la sua vita ritornerebbe a voler provare stesso lei le emozioni che lui ha provato a cancellare da se stesso, diventando quel che è oggi.

E mentre le giornate partono tutte uguali, niente brividi lungo la schiena o pensieri altalenanti, non sa che di lì a poco si sarebbe scontrato con una chiazza di colore che avrebbe scombussolato il suo mondo monotono e grigio.

BAD HABITWhere stories live. Discover now