NANO-TECNOLOGIA

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Il sole artificiale di Vectorland (un capolavoro di ingegneria che imitava la luce dorata dei tempi migliori) illuminava le strade pulite e i giardini pensili della capitale. Non c'erano gridi di battaglia, solo il suono operoso di una civiltà che finalmente guardava al futuro senza paura.
​Un nuovo capitolo per Vector
​Vector camminava lungo i sentieri di ossidiana levigata della piazza centrale. Il suo braccio robotico, un tempo strumento di pura distruzione, ora brillava di una finitura argentata, quasi elegante. Al suo fianco, la presenza costante di Shi rendeva tutto più leggero.
​Il loro legame, nato tra le difficoltà, si era consolidato in un fidanzamento che tutto il popolo di Vectorland festeggiava come il simbolo della nuova pace. Shi gli strinse la mano, e per un momento l'Occhio dell'Infinito di Vector si tinse di una luce calma, riflettendo la serenità che lo circondava.
​"Riesci a crederci, Shi?" sussurrò Vector, osservando i cittadini che scambiavano merci in totale tranquillità. "Sembra ieri che stavamo combattendo Herobrine per ogni centimetro di questa terra."
​Shi sorrise, appoggiando la testa sulla sua spalla. "Te lo sei meritato, Vector. Abbiamo costruito qualcosa che durerà."
​La rivoluzione di Salvigho
​Il silenzio della piazza fu interrotto dal rumore di un motore a propulsione. Salvigho, il geniale inventore del regno, atterrò poco lontano con un paio di stivali gravitazionali, agitando freneticamente un piccolo cubo metallico.
​"Vector! Shi! Dovete vedere questo!" esclamò Salvigho, con gli occhi che brillavano di eccitazione. "Ho superato ogni limite precedente. L'ho chiamata Nano-Tecnologia."
​Si avvicinò a un pilastro di prova e lasciò cadere il cubo. Con un colpo di martello, Salvigho frantumò l'oggetto in mille pezzi microscopici. Ma prima che Vector potesse chiedere spiegazioni, accadde il miracolo: i frammenti iniziarono a vibrare, fluttuando nell'aria come polvere magica, per poi riaggregarsi istantaneamente nella forma originale del cubo.
​"Sono circuiti intelligenti," spiegò Salvigho con orgoglio. "Una volta distrutti, si riconoscono e si ricompongono. Questa tecnologia renderà Vectorland indistruttibile. Niente potrà più essere spezzato per sempre."L'atmosfera di festa e progresso non bastava a tranquillizzare Vector. Nonostante la meraviglia dei piccoli circuiti che si ricomponevano, un istinto antico - quello che gli aveva permesso di sopravvivere a Herobrine - lo faceva dubitare. Se quella tecnologia fosse caduta nelle mani sbagliate? Se quei circuiti avessero imparato a ricomporsi contro la volontà del loro creatore?
​Senza dire una parola a Salvigho, che era ancora impegnato a spiegare i dettagli tecnici a Shi e ai ragazzi, Vector si allontanò verso l'ala più riservata del palazzo. Aveva bisogno di un parere saggio, qualcuno che vedesse oltre la scienza: aveva bisogno di Bastet.
​Un incontro inaspettato
​Vector camminò lungo i corridoi silenziosi, il rumore metallico del suo braccio che echeggiava leggermente. Arrivato davanti agli alloggi di Bastet, notò che la pesante porta di quercia non era chiusa del tutto, ma socchiusa.
​"Bastet? Avrei bisogno di parlarti riguardo alla nuova invenzione di Salvigho..." esordì, spingendo la porta con naturalezza.
​Ma le parole gli morirono in gola. All'interno della stanza, la penombra era rotta solo da poche candele accese. Bastet e Saito non erano soli a discutere di tattiche o profezie: i due erano nel pieno di un momento di estrema intimità, colti del tutto alla sprovvista dall'ingresso improvviso del loro Dio.
​Il silenzio che seguì fu più pesante di un blocco di ossidiana.
​"Oh... io... scusate. Decisamente il momento sbagliato," mormorò Vector, sentendo una punta di imbarazzo che raramente provava.
​Fece un passo indietro istantaneo, afferrando la maniglia e tirando la porta a sé con un colpo secco. Rimase lì, nel corridoio deserto, fissando il legno della porta mentre l'Occhio dell'Infinito pulsava di un colore rossastro, quasi a riflettere il suo disagio.
​Riflessioni nel corridoio
​Si appoggiò alla parete opposta, sospirando profondamente. Sapeva che Naito e Bastet erano molto vicini, ma non si era mai reso conto di quanto il loro legame fosse diventato profondo in quel periodo di pace.
​"Beh," pensò Vector tra sé, cercato di recuperare la serietà, "almeno so che il mio Generale e la mia consigliera sono... in sintonia."
​Tuttavia, il dubbio sulla nano-tecnologia di Salvigho continuava a roderlo. Senza il consiglio immediato di Bastet, doveva decidere se affrontare Salvigho da solo o aspettare che gli animi (e la situazione in quella stanza) si raffreddassero.Vector lasciò il corridoio degli alloggi, cercando di scrollarsi di dosso l'immagine di Bastet e Saito per rimettere a fuoco la sua priorità: la sicurezza di Vectorland.
​Scese rapidamente verso il laboratorio di Salvigho. L'inventore era ancora lì, circondato da schemi olografici e prototipi ronzanti di nano-circuiti che fluttuavano nell'aria come uno sciame d'api d'argento.
​"Vector! Ti stavo cercando!" esclamò Salvigho, con un sorriso a trentadue denti. "Stavo proprio preparando il comunicato per il Gran Consiglio. Entro stasera, ogni cittadino saprà che non dovrà più temere i danni strutturali o le rotture meccaniche. La nano-tecnologia sarà ovunque!"
​Vector alzò una mano, il palmo robotico aperto in un gesto di arresto. Il suo volto era serio, quasi severo, illuminato dalla luce bluastra dei circuiti.
​Il freno del Dio dell'End
​"Fermati, Salvigho," disse con voce ferma. "La tua tecnologia è straordinaria, forse la più grande scoperta fatta da quando abbiamo lasciato la vecchia Land. Ma non ci sarà nessun annuncio oggi."
​Il sorriso di Salvigho svanì, sostituito da un'espressione confusa. "Ma... perché? È perfetta. Si ricompone in millisecondi. È la pace definitiva!"
​"È proprio questo il punto," ribatté Vector, avvicinandosi al tavolo da lavoro e osservando i minuscoli circuiti che vibravano. "Una tecnologia che si ripara da sola ha una sua autonomia. E l'autonomia, se non compresa appieno, può diventare ribellione. Non sappiamo come reagirebbe se entrasse in contatto con l'energia dell'Overworld o, peggio, con una corruzione esterna."
​Una prudenza necessaria
​Vector incrociò le braccia, l'Occhio dell'Infinito che scrutava il cuore metallico dell'invenzione.
​"Per ora, questa tecnologia resta chiusa in questo laboratorio. Verrà usata solo per scopi militari controllati e sotto la supervisione mia e di Saito. Il popolo non deve sapere, non ancora. Non voglio che Vectorland diventi dipendente da qualcosa che non possiamo spegnere se dovesse impazzire."
​Salvigho abbassò lo sguardo sui suoi circuiti. Era chiaramente deluso, ma il rispetto per Vector era assoluto. "Capisco, Signore. Se credete che il rischio sia troppo alto... aspetteremo. Ma sappiate che questa tecnologia è viva, in un certo senso. E la vita tende sempre a trovare un modo per diffondersi."Salvigho rimase immobile al centro del laboratorio, guardando la porta che si chiudeva alle spalle di Vector. Il silenzio che seguì era rotto solo dal ronzio quasi impercettibile dei suoi nano-circuiti, che continuavano a ricomporsi freneticamente in una piccola teca di vetro.
​Il suo volto, solitamente allegro e cordiale, mutò lentamente in una maschera di risentimento. Strinse i pugni, e un riflesso metallico incrociò i suoi occhi.
​Il veleno dell'ambizione
​"Certo, Vector... come desideri," mormorò Salvigho a bassa voce, con un tono che non avrebbe mai usato davanti al suo sovrano. "Nascondiamola. Teniamola chiusa in una gabbia, proprio come fai con me."
​Si avvicinò a una console e scaraventò a terra un set di attrezzi con un gesto d'ira improvviso. Il rumore metallico echeggiò nel laboratorio vuoto.
​"Sempre lui a decidere cosa è sicuro e cosa non lo è," continuò tra sé e sé, mentre il respiro si faceva affannoso. "Lui è il Dio dell'End, lui ha Shi, lui ha il controllo totale... e io? Io sono quello che costruisce i suoi giocattoli."

VECTORLAND: L'ORGANIZZAZIONE LUNAStories to obsess over. Discover now