love me like i'm dying

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skye POV:

Non mi piace essere vista.

Non nel modo in cui lo fanno gli altri: come se potessero contarmi le ossa sotto la pelle, come se ogni mio passo occupasse troppo spazio, come se il mio corpo fosse un errore da correggere.

Cammino nei corridoi della scuola con lo sguardo basso, lo zaino stretto al petto come una corazza inutile. I miei capelli biondo cenere sono raccolti in una coda bassa, le ciocche più corte mi scivolano sul viso, nascondendomi. È l'unica cosa che mi riesce bene: sparire.

È una mattina come tante. Rumore. Voci. Risate che non mi appartengono.

Poi... il silenzio.

Non un vero silenzio, ma quello strano vuoto che si crea quando qualcuno entra in una stanza e cambia l'aria.

Non alzo subito lo sguardo. Non ne ho bisogno. So già chi è.

jace

Non lo conosco davvero. So solo quello che sanno tutti: fa pugilato, è pericoloso, è meglio non incrociare il suo cammino. Dicono che abbia rotto il naso a un ragazzo lo scorso anno. Dicono che non sorride mai. Dicono che non ha nulla da perdere.

Io non lo guardo mai. Ma lo sento.

È alto, più di tutti. Cammina come se il mondo dovesse scansarsi. I suoi passi non sono rumorosi, eppure pesano. Quando passa, le voci si abbassano. Le risate si spezzano. Le persone si spostano.

Io no.

Resto ferma accanto al mio armadietto, le dita che tremano mentre cerco la chiave giusta. Il cuore mi batte troppo forte per qualcuno che non mi sta nemmeno guardando. O almeno... così credo.

Finché non lo sento fermarsi.

Proprio accanto a me.

L'aria cambia. Si fa più densa. Più calda. Più pericolosa.

Non respiro.

"Scusa."

La sua voce è bassa. Ruvida. Non è una scusa vera, ma nemmeno una minaccia. È solo... presente.

Mi sposto di lato, quasi automaticamente, come se il mio corpo sapesse già che deve lasciargli spazio. Non lo guardo. Non voglio. Se lo guardo, lui esiste. E se esiste, potrebbe vedermi.

E io non voglio essere vista.

"Grazie," dice, passando davanti a me.

Il mio sguardo scivola, involontario, verso di lui.

Capelli castano chiaro, spettinati in modo naturale. Spalle larghe. Mani segnate. Le nocche hanno piccole cicatrici, come se avessero colpito qualcosa — o qualcuno — troppe volte.

Poi incontro i suoi occhi.

Verdi.

Non freddi. Non vuoti. No.

Attenti.

Non mi guarda come fanno gli altri. Non c'è giudizio. Non c'è pietà. Non c'è desiderio.

C'è... interesse.

Il mio stomaco si chiude.

Distolgo subito lo sguardo, come se mi avesse colta in fallo. Come se mi avesse vista senza vestiti. Senza difese.

Chiudo l'armadietto con troppa forza. Il rumore risuona nel corridoio.

Quando mi volto, lui non c'è più.

Ma la sua presenza sì.

La sento per il resto della giornata.

In classe, mentre prendo appunti che non rileggerò mai.
In mensa, dove fingo di mangiare e conto le calorie invece dei minuti.
In palestra, dove mi siedo sempre sugli spalti, lontana, invisibile.

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