Jisung
C'era sole, tanto sole, ed eravamo richiusi in macchina da almeno tre ore per andare al solito paesino noioso di sempre.
Arrivammo in quel posto verso le 14:00 ed entrammo nell'albergo dove avremmo alloggiato.
Ci diedero le chiavi ed entrammo nella stanza.
"Casa dolce casa." disse mia madre con un sospiro contento.
"È rimasto tutto come prima..." continuò.
Presi le chiavi dell'appartamento, le cuffie ed il telefono e aprii la porta di casa.
"Vado a fare un giro, a dopo." avvisai i miei genitori giusto per non sparire a caso.
Arrivai davanti una libreria ed entrai.
Il campanellino suonò e subito l'odore di libri e chiuso mi invase le narici.
Al bancone c'era una signora sulla quarantina e ragazzi e ragazze erano seduti a leggere o a studiare, ma un ragazzo catturò subito la mia attenzione.
É carino...
Era seduto con le gambe incrociate di fianco ad una grande vetrata e la testa china sul libro che stava leggendo.
La luce del sole rifletteva sui lineamenti perfetti del suo viso.
Il ragazzo, sentendosi osservato, alzò lo sguardo.
Non mi ero nemmeno accorto di starlo fissando.
Ero come dire... rapito dalla sua bellezza.
I nostri occhi si incontrarono e lui mi sorrise.
"Ti serve qualcosa?" mi chiese dolcemente il ragazzo mantenendo il contatto visivo.
Abbassai lo sguardo sentendomi improvvisamente timido.
Lui ridacchiò e si alzò avanzando verso di me.
"Come ti chiami?" mi chiese fermandosi a una giusta distanza.
"Han Jisung... tu?"
"Lee Minho, piacere" mi sorrise porgendomi la mano.
Presi la sua mano e ci demmo una stretta, per poi separarci.
La sua mano era calda e accogliente, mi sono sentito a casa.
Io annuì, spostando lo sguardo sul libro posato sul tavolino difianco a noi.
"Quel libro é bello." commentò lui.
"Lo hai letto?"
"No, ma se vuoi lo leggi e poi me lo racconti." rispose facendomi l'occhiolino.
Abbassai lo sguardo diventando rosso peggio di un pomodoro e giocando con l'orlo della mia maglietta.
"Va bene..."
Il mio telefono prese a squillare e io uscii dalla biblioteca per rispondere al telefono.
Minho, che mi aveva seguito, si appoggiò allo stipite della porta aspettandomi guardando il cielo.
