È entrato prima che le porte si chiudessero.

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"Perché il mio avvocato deve fare il megalomane? Ci metto meno tempo a fare l'autostrada per attraversare l'intero paese a piedi che arrivare al suo ufficio." pensò Christian.

Si era fermato davanti all'enorme vetrata d'ingresso del grattacielo. Provò a guardare in alto, coprendosi la fronte con la mano per proteggersi dal sole ma più alzava lo sguardo e più il grattacielo continuava a salire con lui.

Sembrava non avere fine.

Si decise ad entrare. Nella hall diede un'occhiata al tabellone all'ingresso che indicava gli uffici disposti nei vari piani: nella parte bassa giovani freelance e start-up con non ancora abbastanza soldi per potersi permettere un ufficio altolocato (molte delle quali destinate a chiudere nei primi tre anni). Salendo verso metà dove c'erano diversi piani residenziali con persone con probabilmente più risorse economiche di quelle che avrebbe avuto Christian in tutta la sua vita e per concludere la parte alta.

"Avv. Jonathan Strouss – 85° piano".

"Eccolo lì il nostro uomo!" pensò sconsolato. Non voleva andarci. Non voleva spendere tutti quei soldi per una consulenza per una cosa in cui sapeva con certezza di aver ragione. O almeno così pensava.

-Posso esserle d'aiuto? - una giovane ragazza, bionda, capello perfetto, trucco leggero, stava fissando Christian con i suoi occhi blu mare e un sorriso che sembrava quasi sincero stampato in faccia.

-No, grazie. Ho già trovato la mia destinazione. - e così dicendo picchiettò un paio di volte sul tabellone indicando il nome dell'avvocato.

La ragazza continuò a sorridere ma un micro movimento al sopracciglio la tradì.

-Non deve essere facile lavorare con questi personaggi, vero? - chiese Christian.

-Oh, tutt'altro. Per me è un grande onore. Le auguro buona permanenza e se ha bisogno sono qui per aiutarla.- disse abbassando lo sguardo pur mantenendo il sorriso.

Conversazione finita. "Noi hai speranze, latin lover." Pensò e si incamminò lungo la hall, verso l'ascensore.

Arrivato, dopo aver superato un lungo corridoio con pavimento in marmo nero, Christian premette il pulsante. Nell'attesa continuava a picchiettare sul quadrante della pulsantiera.

L'ascensore ci mise effettivamente tanto a scendere.

"Edificio super moderno ma con un ascensore super lento. Servirà per aumentare la mia agonia." pensò Christian.

Un trillo suonò a indicare l'apertura della porta. L'ascensore era abbastanza ampio, poteva contenere tranquillamente una dozzina di persone. Appena le porte si aprirono si ritrovò riflessa la sua immagine. Tutte le pareti erano ricoperte da specchi.

Entrò. Era l'unico a salire. Premette il bottone dell'ottantacinquesimo piano.

Mentre le porte stavano per chiudersi, si insinuò fra le fessure un pezzo di legno. Il sistema di sicurezza si attivò, riaprendo le porte con un altro trillo.

Un uomo si parò davanti agli occhi di Christian. Di primo acchito sembrava provenire da un'altra epoca: alto e spigoloso, indossava un cappello a bombetta e un abito in tre pezzi in tweed rosso vinaccia.

Entrò nell'ascensore aiutandosi nei movimenti con un bastone da passeggio, nero con impugnatura dorata, a forma di leone.

Un paio di baffi sottili accompagnavano un sorriso gentile ed educato.

-Buongiorno. - disse a Christian.

-Buongiorno a lei, che piano?

-Novantasei, grazie.

L'ascensoreTempat di mana cerita hidup. Terokai sekarang