Un incontro che non doveva succedere

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Torino, fine settembre 2025.
L'aria aveva quell'odore particolare di foglie secche e caffè appena tostato, il tipo di profumo che rende la città più intima, quasi più piccola. Kenan camminava qualche passo dietro al gruppo, le mani infilate nelle tasche della felpa, lo sguardo che ogni tanto si perdeva tra i palazzi eleganti del centro.

Davanti a lui, Dusan rideva di gusto mentre teneva per mano Elena, la sua fidanzata: una ragazza solare, capelli castani raccolti in una coda alta, il tipo che sapeva sempre cosa dire per alleggerire l'atmosfera.
Accanto a loro, Weston scherzava con Maya, la sua compagna: occhi scuri, sorriso dolce, un'energia tranquilla che bilanciava perfettamente l'esuberanza del centrocampista.

Kenan li osservava con un misto di affetto e distacco. Era felice per loro, davvero. Ma allo stesso tempo, si sentiva come l'unico senza un posto preciso in quella scena. Non era tristezza, non era invidia. Era solo... un vuoto leggero, difficile da definire.

«Oh, Kenan, tutto bene laggiù?» lo chiamò Weston, voltandosi.

«Sì, sì. Sto solo guardando in giro» rispose lui, con un mezzo sorriso.

Dusan rise. «È timido, lascia stare. È sempre così quando usciamo in gruppo.»

Kenan scosse la testa, divertito. «Non sono timido.»

«No? Allora vieni qui davanti invece di fare il guardiano del gruppo» lo punzecchiò Elena.

Kenan accelerò un po', raggiungendoli. «Meglio?»

«Molto meglio» disse Maya, dandogli una pacca sulla spalla.

Stavano per attraversare Piazza San Carlo quando, all'improvviso, Elena si fermò di colpo.

«Oh mio Dio... Arya?» esclamò, portandosi una mano alla bocca.

Una ragazza si voltò.
Capelli neri raccolti in una treccia morbida, un maglione semplice color panna, jeans larghi e scarpe da ginnastica. Niente trucco evidente, niente accessori vistosi. Una presenza discreta, quasi timida, ma con uno sguardo limpido che catturava senza volerlo.

«Elena!» rispose lei, aprendo le braccia.

Le due si abbracciarono forte, come vecchie amiche che non si vedevano da troppo tempo.

«Non ci credo, sei tornata a Torino!» disse Elena, emozionata.

«Solo per qualche giorno. Avevo un paio di cose da sistemare all'università... e poi mi mancava un po' casa.»

Kenan osservava la scena in silenzio. Non sapeva perché, ma quella ragazza gli dava una sensazione strana. Non era bellezza appariscente, non era qualcosa che colpiva subito. Era... calma. Una calma che gli arrivava addosso come una brezza leggera.

Elena si voltò verso il gruppo. «Ragazzi, vi presento Arya. Una delle mie migliori amiche ai tempi dell'università.»

Arya sorrise, un sorriso timido ma sincero. «Piacere di conoscervi.»

Weston fu il primo a parlare. «Io sono Weston, e questa è Maya.»

«Piacere» disse Arya, stringendo la mano a entrambi.

Poi toccò a Dusan. «Io sono Dusan. E lei è Elena, ma quella la conosci già fin troppo bene.»

Arya rise. «Sì, direi di sì.»

Infine, Elena indicò Kenan. «E lui è Kenan.»

Arya si voltò verso di lui. Per un istante, i suoi occhi si allargarono appena. Non in modo esagerato, ma abbastanza da far capire che lo aveva riconosciuto.

«Ah... tu sei...» iniziò.

Kenan alzò una mano, quasi imbarazzato. «Sì, quello. Ma puoi chiamarmi solo Kenan.»

Arya rimase sorpresa. Si aspettava un tono sicuro, magari un po' arrogante. Invece la sua voce era calma, quasi gentile.
E quello sguardo... non aveva nulla di presuntuoso.

«Piacere, Kenan» disse lei, con un filo di voce.

«Piacere mio» rispose lui, e per un attimo non seppe dove guardare.

Elena si intromise subito. «Ma che fai adesso? Hai tempo? Vieni con noi!»

Arya esitò. «Non voglio disturbare... siete tra voi.»

«Non disturbi affatto» disse Maya, sorridendo.

«Anzi, ci fai un favore. Così Kenan smette di fare il terzo incomodo» aggiunse Weston, ridendo.

Kenan arrossì leggermente. «Non sono il terzo incomodo.»

Arya lo guardò, sorpresa da quella reazione spontanea.
Era... tenero.
E non se lo aspettava.

«Va bene» disse lei alla fine. «Mi unisco a voi.»

Ripresero a camminare. Elena e Arya parlavano fitto, recuperando mesi di distanza. Dusan e Weston scherzavano tra loro. Maya ascoltava, intervenendo ogni tanto.

Kenan, invece, rimaneva qualche passo indietro. Non per timidezza, ma perché non riusciva a smettere di osservare Arya. Ogni tanto lei si voltava verso di lui, e ogni volta lui distoglieva lo sguardo un attimo troppo tardi.

A un certo punto, Arya rallentò il passo fino a raggiungerlo.

«Non parli molto, vero?» disse lei, con un sorriso leggero.

Kenan si schiarì la voce. «Dipende. A volte sì, a volte no.»

«E oggi è un giorno "no"?»

«Non lo so. Forse è un giorno... strano.»

Arya lo guardò incuriosita. «Strano in che senso?»

Kenan esitò. Non era il tipo da aprirsi con una sconosciuta. Ma qualcosa in lei lo metteva a suo agio.

«Non lo so spiegare» disse infine. «È solo... una sensazione.»

Arya annuì, come se avesse capito davvero. «A volte le sensazioni arrivano prima delle parole.»

Kenan la guardò.
E per la prima volta da quando l'aveva vista, si rese conto che non era solo semplice.
Era... autentica.

«Già» mormorò lui.

Camminarono così per qualche minuto, in un silenzio che non pesava. Un silenzio che, anzi, sembrava dire più di qualsiasi frase.

Quando raggiunsero Piazza Vittorio, il sole stava calando, tingendo il cielo di arancione.

«È bello qui» disse Arya.

«Sì» rispose Kenan. «Molto.»

Lei lo guardò di nuovo. «Torino ti piace?»

«Sì. Anche se a volte mi sembra troppo grande.»

«E oggi?»

Kenan inspirò lentamente. «Oggi... un po' meno.»

Arya sorrise. Un sorriso piccolo, ma che gli arrivò dritto al petto.

E in quel momento, senza capire come né perché, Kenan capì che quell'incontro casuale non era casuale affatto.

STARBOYWhere stories live. Discover now