Capitolo 1 - L'incontro

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"Nun me stanco 'e dicere ca me manche e quando te penzo 'a notte, m'affogo si sto sunnanno."
~geolier

stavo ascoltando la mia canzone preferita del mio cantante preferito mentre passeggiavo per la mia città.

Roma era viva di luci e rumori, anche se il sole stava calando dietro i palazzi antichi.
Camminavo tra le strade acciottolate, lo zaino pesante sulle spalle, la testa piena di codici e articoli di diritto.
La mia vita universitaria era frenetica, ma non smettevo mai di osservare il mondo intorno a me.

— Alice!

La voce di Luca, il mio migliore amico, mi fece sobbalzare.
Sempre lui, sempre in tempo a salvarmi dai miei pensieri più cupi.
Quello che mi aveva presentato più volte il calcio come passione, ma che io avevo sempre snobbato.

— Vieni un attimo — disse Luca con un sorriso. — Devo presentarti qualcuno.

Esitai.
Ma seguire Luca era inevitabile.
Roma a quell'ora sembrava promettere sempre qualcosa di nuovo, qualcosa di pericoloso.

Attraversammo il parcheggio vicino al centro sportivo,
e sentii un brivido corrermi lungo la schiena.

Appoggiato a una macchina scura, c'era Matteo.
Alto, muscoloso, possente.
Capelli ricci, scuri come la notte, occhi verde smeraldo che sembravano leggere nell'anima.
Sexy, sicuro di sé, irresistibile.
Eppure, anche da lontano, emanava qualcosa che mi lasciava immobile.

— Alice, lui è Matteo — disse Luca, complice. — Gioca a calcio con me.

Matteo fece un passo avanti.
Uno solo, ma bastò.

— Piacere — disse, la voce calda e profonda.

Sentii il cuore battere più forte.
Odiavo i calciatori, lo sapevo.
Ma Matteo... era diverso.
C'era qualcosa in lui che mi sfidava, che mi faceva dimenticare i miei pregiudizi.

— Piacere... — risposi, trattenendo il fiato.
I miei occhi azzurri lo scrutavano, cercando di capire chi fosse davvero.
I miei capelli lunghi, lisci, marroni con riflessi bronzo cadevano sulle spalle e brillavano alla luce del tramonto.

Matteo sorrise appena, lento, come se stesse osservando ogni dettaglio di me.
— Sei... interessante.

Un brivido mi attraversò la schiena.
Non volevo ammetterlo, ma c'era qualcosa in quel sorriso che mi faceva vacillare.

— Ti sbagli — dissi, cercando di sembrare indifferente.

— Forse — rispose lui, senza allontanarsi.
— O forse no.

Il silenzio tra noi era carico di tensione.
Roma intorno sembrava svanire.

Matteo si spostò di un passo più vicino.
Sentii il calore del suo corpo e il mio cuore accelerò.

— Posso invitarti a un caffè domani? — chiese lui, lentamente.

Aprii la bocca, pronta a rifiutare tutti i calciatori del mondo.
Eppure, qualcosa dentro di me disse di accettare.

— Solo un caffè — dissi infine.
— Promesso.

Matteo annuì, un sorriso impercettibile che mi fece girare la testa.
— Buonanotte, Alice.

E mentre si allontanava, sentii Roma trattenere il respiro, come se anche la città sapesse che qualcosa di importante stava iniziando.

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