Da qualche giorno Simone accusava lievi sintomi: un fastidio alla gola che non accennava a placarsi, un po' di stanchezza anche nello svolgere semplici azioni quotidiane, il suo corpo che gli chiedeva di prendersi una pausa pur non avendo fatto sforzi eccessivi.
La casa era sempre la stessa, con un po' di disordine qua e là perché la persona con cui viveva, Manuel, non era così incline all'ordine. Simone continuava a muoversi in mezzo a quel disordine con il suo solito sorriso gentile, raccogliendo e sistemando cose per tenersi occupato in quel weekend, per non disturbare, per non allarmarsi lui stesso, per non aggiungere pesi.
Ma Manuel ormai lo conosceva troppo bene per non accorgersene. Aveva imparato ad osservarlo, da anni, da sempre, anche quando non voleva ammetterlo a sé stesso.
"Amò, tutto bene?" gli chiese il suo ragazzo, spadellando delle verdure in cucina per la cena, anche se erano solo le 15:30.
"Si Manu, perché?" sospirò Simone, sentendo ancora un po' il fiato venirgli meno mentre sistemava il salotto.
"Nun me raccontà cazzate, te vedo, stai fingendo. Che c'hai?"
"Ma non è vero, perché dovrei?"
"Simone."
Il corvino alzò gli occhi al cielo, accettando la sua sconfitta.
"Ok va bene, forse solo un po'. È da qualche giorno che non mi sento bene, ma non è niente giuro, sarà un po' di stanchezza accumulata in questo periodo, abbiamo avuto molto da fare tra trasloco e il resto."
Ogni piccolo gesto di Simone, però, parlava al posto suo: la mano che si portava alla gola, il respiro leggermente spezzato, lo sguardo che si perdeva nel vuoto a causa del mal di testa.
Manuel spense i fuochi e gli si avvicinò abbracciandolo da dietro.
"Bene, mo basta mette a posto, ce ne annamo de sopra a riposare e dopo te porto la cena a letto. E no, non voglio metterme a discute co' te" gli disse subito, bloccando sul nascere il piccolo cenno di protesta del corvino.
Simone fece come gli aveva detto Manuel, indossando il pigiama più comodo e prendendo posto sotto le coperte. Sentiva la testa sempre più pesante e cercò di dormire.
Il suo tentativo fu vano, il telefono cominciò a squillare senza sosta: era Dante, fuori casa per una delle sue solite gite non annunciate.
"Papà?" sussurrò Simone con voce fioca, dopo aver cliccato sulla cornetta verde.
"Simone! Volevo dirti che non torno a casa per cena e forse nemmeno stanotte, sono un po' impegnato..."
"Si guarda non ho bisogno di particolari. Grazie... per avermi avvisato" gli rispose il corvino con un colpo di tosse.
Dante cominciò ad allarmarsi e la sua voce si alzò di qualche tono.
"Che succede? Stai male? Che cos'hai?"
"Tranquillo papà, sarà un po' di influenza di stagione, nulla di preoccupante."
Nella testa del padre cominciarono ad affollarsi pensieri e sensazioni, come ogni volta accadeva quando Simone si sentiva poco bene.
"Sei da solo? O c'è Manuel?"
"Ovvio che... - cercò di riempire i polmoni - che c'è Manu, papà." il respiro che si faceva sempre più sottile.
"Ho sentito che me stavi a nominà, so sempre nei tuoi pensieri 'o so." In quel momento Manuel entrò sorridendo nella stanza con un vassoio in mano: thè caldo e qualche fetta biscottata.
"Passamelo, subito, per favore" gli disse Dante, cercando di contenere il suo tono preoccupato.
Simone passò il telefono a Manuel che subito iniziò a rassicurarlo con la sua solita ironia.
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Per me sei la cura
FanfictionQuando a Simone viene l'influenza, Manuel è lì con lui e a Dante tornano in mente episodi (tristi) del passato.
