Capitolo 1 - Il futuro che ho voluto

3 0 0
                                        


La pace ha un suono strano.

Non è silenzio assoluto che immaginavo, ma qualcosa di più sottile: il rumore lontano del traffico, una televisione accesa in un appartamento vicino, il respiro regolare della persona che dorme accanto a me. E una pace che si muove, che vive, che non chiede niente in cambio.

Per anni ho lottato per arrivare qui.

Sono un Omega, e questo ha sempre significato essere l'ultimo anello della catena, quello da proteggere o da usare. Ma ho sfidato il tempo, il destino e persino me stesso per ottenere un futuro in cui nessuno dovesse più morire. Un futuro normale.

Ora ce l'ho.

Sono sposato con Hinata Tachibana, Alpha forte e gentile, la donna che ho amato fin da ragazzo. Viviamo in un appartamento luminoso, con piante sul balcone e tazze spaiate in cucina. Abbiamo lavori stabili, amici che ci invitano a cena, progetti a lungo termine. Tutto ciò che una persona dovrebbe desiderare.

Eppure, a volte, mi chiedo perché il mio petto si senta così... vuoto.

Hina dorme sul fianco, i capelli sciolti sul cuscino, un braccio disteso verso il mio spazio. Il suo profumo Alpha è rassicurante, caldo, familiare. Per molto tempo è stato il mio rifugio. Ancora lo è, in un certo senso.

Mi volto piano, cercando di non svegliarla. La guardo e provo affetto, gratitudine, rispetto. Amore, forse. Ma non è più quell'amore urgente, disperato, che mi faceva correre contro il mondo con il cuore in gola.

E un amore tranquillo.

E io non so se sono fatto per la tranquillità.

Mi alzo dal letto e vado in cucina. L'alba filtra tra le tende, colorando la stanza di arancione pallido. Metto su il caffè, come ogni mattina. Gesti autonomi, imparati col tempo, costruiti per sembrare una vita vera.

Mentre aspetto che l'acqua si riscalda, il mio sguardo cade su una foto appesa al frigorifero. E vecchia, leggermente scolorita. Ci siamo io, Hina e altri volti che appartengono a un passato che dovrebbe essere chiuso per sempre.

Il mio cuore fa un piccolo, inspiegabile sobbalzo.

Non per Hina.

Per l'assenza.

Non vedo lui da anni. Eppure il suo nome mi attraversa la mente come un riflesso involontario, come un battito che non riesco a controllare. Manjiro Sano è stato cancellato dalla mia quotidianità, ma non dalla mia memoria.

Mikey.

Mi dico che è normale. Abbiamo condiviso troppo per dimenticarci davvero. Dolore, sangue, promesse fatte tra le macerie. Ma tutto questo è finito. O almeno dovrebbe esserlo.

La Tokyo Manji Gang non esiste più. Le strade sono più sicure. I demoni sono stati sconfitti.

Io ho vinto.

Allora perché mi sembra di aver perso qualcosa lungo la strada? 

Il caffè è pronto. Ne verso due tazze, come sempre, e torno in camera. Hina si sta svegliando, mi sorride con quell'espressione che ha sempre saputo sciogliermi.

- Buongiorno - dice, la voce ancora impastata di sonno.

- Buongiorno - rispondo, porgendole la tazza.

Ci baciamo. E un bacio dolce, breve, corretto. Un bacio da marito e moglie. E va bene così.

- Oggi lavori fino a tardi? - mi chiede.

Annuisco.

- Sì. Riunione nel pomeriggio. -

E una mezza verità, e il fatto che non sia una bugia completa mi fa sentire meno in colpa.

Hina parla dei suoi impegni, dei programmi per il weekend. Io ascolto, annuisco, percepisco. Sono presente. Sono qui. Sto facendo tutto nel modo giusto.

Eppure, mentre la osservo muoversi per la stanza, il mio istinto Omega resta inquieto, come se stesse aspettando qualcosa che non arriva.

Quando usciamo di casa, le nostre mani si intrecciano automaticamente. Siamo una coppia solida, agli occhi di tutti. Un lieto fine che funziona.

Ci salutiamo davanti alla stazione. Hina mi abbraccia forte, come fa sempre, e io ricambio. Il suo profumo mi avvolge, mi calma. O almeno ci prova.

La guardo allontanarsi tra la folla e mi dico che sono fortunato. Che dovrei essere felice. Che questo è ciò per cui ho sofferto.

Mentre il treno arriva, una sensazione improvvisa mi attraversa il petto. Un presentimento, leggero ma insistente. Come se qualcosa stesse per cambiare.

Non lo so ancora, ma il futuro che ho voluto... non è quello che mi aspetta.

E quando il nome di Manjiro Sano riemerge nei miei pensieri con chiarezza quasi dolorosa, capisco che la pace non è mai stata il vero finale.

Era solo una pausa.

Quando il destino sbaglia strada (MiTake)Stories to obsess over. Discover now