Maxi giaceva nel letto a baldacchino, pallida e madida di sudore, ma con un sorriso fragile e incantevole.
Le tende pesanti erano state tirate per ammorbidire la luce del pomeriggio.
Aveva appena dato alla luce un maschio, un erede per Calypse.
Una nutrice, con il suo copricapo bianco, cullava con dolcezza il neonato avvolto in fasce verdi, riflesso nel piccolo cesto di vimini (Maxi stessa poteva scorgere il suo viso sonnecchiante).
La fatica l'aveva prosciugata, ma la gioia era un fuoco sommesso che le ardeva nel cuore.
Riftan entrò nella stanza.
Era rimasto a vegliare dietro la porta, combattendo con il suo tumulto interiore.
Sentire Maxi sofferente, si sentiva totalmente inutile, lo aveva quasi distrutto.
La porta si apri e varco la soglia, i suoi occhi scuri la cercarono immediatamente.
La vide: esausta, ma viva, il suo sguardo rivolto alla piccola creatura.
Le sue ginocchia minacciarono di cedere.
Si sentì subito travolto da un’ondata di terrore e amore così forti da togliergli il respiro.
Maxi sorrideva, le mani distese.
Intanto
Il gatto bianco, si era fatto strada sul letto , il gatto nero la osservava dalla testiera e quello gatto grigio si strusciava contro la gamba di Riftan arrivato accanto al letto, quasi per rassicurarlo.
Gli stessi gatti che Riftan anni priva aveva portato in regalo a maxi .
Nel mentre
Riftan si era avvicinato , i passi pesanti si erano fermati.
L'armatura era stata sostituita da una tunica scura che lo faceva sembrare più un pastore che un cavaliere, ma la sua presenza era massiccia.
Maxi allungò la mano verso di lui, i suoi occhi rossi per le lacrime di stanchezza. "R-Riftan..." mormorò, la voce roca.
Lui si inginocchiò accanto al letto, afferrando con le sue mani ruvide la piccola mano di lei. Non riusciva a parlare.
Si limitò a posare il viso sul palmo di lei, respirando l'odore di pelle, sudore e latte, l'odore di casa.
Le lacrime che gli rigavano il viso erano inaspettate, silenziose, diverse dalle sue solite dimostrazioni di rabbia o frustrazione.
Erano lacrime di pura gratitudine.
"Maxi," riuscì a sussurrare, la voce rotta. "Sei stata così... così coraggiosa."
Maxi sorrise, stringendo la sua mano.
La nutrice si avvicinò, porgendo il bambino a Riftan.
Lui lo prese, le sue enormi mani che sostenevano con una delicatezza sorprendente quel piccolo fagotto.
Vedere il figlio, il loro figlio, il frutto del loro amore tempestoso, lo guarì all'istante da ogni angoscia.
In quel momento, per Riftan Calypse, l'unica verità era nel calore della mano di sua moglie e nel piccolo, inerme peso tra le sue braccia.
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la tenerezza del Cavaliere
Fanfictionmaxi riftan e la nascita so il finale ma volevo pensare che i due fossero riusciti ad avere un bambino
