Capitolo 1 – L’eco del rimorso
La pioggia cadeva lenta sui cancelli della UA.
Da giorni, il cielo sembrava non voler più schiarirsi — come se anche lui avesse perso qualcosa.
Nessuno parlava. Nelle aule, le sedie restavano vuote più a lungo del solito, e anche le risate di Mina o le battute di Denki si erano spente.
Ma il silenzio che faceva più male era quello di Bakugo Katsuki.
Non urlava più. Non rideva.
Passava le giornate in palestra, colpendo il sacco da boxe fino a farlo oscillare come un pendolo.
Ogni colpo sembrava più pesante del precedente.
Ogni respiro più corto.
> Perché non ti sei mai difeso, nerd?
Perché sorridevi sempre, anche quando ti prendevo in giro?
Le domande gli rimbombavano in testa, ma non c’era nessuno a rispondere.
E ogni volta che chiudeva gli occhi, rivedeva Midoriya. Quel sorriso incerto, quegli occhi pieni di sogni.
Gli mancava.
Anche se non lo avrebbe mai detto ad alta voce.
Una sera, All Might lo chiamò nel suo ufficio.
Non indossava la solita uniforme da eroe; sembrava solo un uomo stanco, con lo sguardo perso tra i trofei e le foto appese alle pareti.
> “Bakugo,” disse piano, “sai cosa significa essere un eroe?”
“Sì. Salvare la gente.”
“Non solo i loro corpi.” La voce di All Might tremò. “Anche i loro cuori.”
Bakugo abbassò lo sguardo.
Non trovò parole.
Solo un nodo alla gola, troppo grande per essere sciolto.
Quando uscì dall’ufficio, la pioggia era cessata.
Le nuvole si erano aperte, lasciando intravedere qualche stella.
E per un istante, Bakugo credette di sentire una voce lontana, quasi un sussurro portato dal vento:
> “Non è troppo tardi, Kacchan.”
Lui si voltò di scatto.
Nessuno. Solo il cielo notturno.
Ma per la prima volta dopo tanto tempo, smise di colpire il sacco da boxe.
E restò lì, in silenzio, ad ascoltare.
