cuore in disordine

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L’inizio del casino

Il sole filtrava attraverso le finestre del liceo Galileo, trasformando la polvere sospesa in piccoli brillantini d’oro.
Natascia tamburellava le dita sul banco, contando i minuti che la separavano dalla fine dell’ora di matematica.

«Tre minuti e quarantasei secondi,» mormorò Riccardo dal banco accanto, guardando l’orologio.
«Stai cronometrando la mia sofferenza?»
«È un servizio d’amicizia,» rispose lui con un sorriso. «Così sai esattamente quanto manca alla libertà.»

Lei rise piano, nascondendo la faccia tra i capelli. Riccardo la guardò un po’ troppo a lungo, ma si voltò subito quando la professoressa alzò lo sguardo.

Appena suonò la campanella, Natascia balzò in piedi. «Gelato dopo scuola?»
«Ovviamente.»

Ma fuori dall’aula, qualcosa attirò l’attenzione di entrambi: un ragazzo nuovo, con lo zaino ancora troppo pulito e un’aria tranquilla che sembrava stonare con il caos del corridoio.

«Chi è quello?» chiese Natascia.
«Stefano, mi pare. È arrivato stamattina dalla Liguria,» rispose Simone, che passava di lì con Beatrice — come sempre, un passo dietro di lui, con gli occhi bassi ma il sorriso gentile.

Riccardo notò subito lo sguardo di Natascia, fisso su Stefano.
E capì, senza volerlo, che i suoi tre minuti e quarantasei secondi di pace erano finiti per davvero.

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