L'ufficio di Chase era minimalista come la sua vita sentimentale, una stanza che sembrava un
algoritmo. Pareti bianche, un'unica pianta grassa che combatteva per sopravvivere e la luce fredda
di tre monitor che proiettavano diagrammi di dispersione e traiettorie orbitali.
Zoey entrò, chiudendo la porta dietro di sé con un "clack" deciso.
Chase era già seduto alla sua scrivania, immerso nello schermo centrale. Non la invitò a sedersi."Prego, Dottor Collins," disse Chase, senza alzare lo sguardo. La formalità tra loro era una lama
affilata che tagliava il passato. "Ho già preparato il file di dati che ti serve. Si tratta delle stime di
massa e densità dell'asteroide. La tua parte è cruciale: il sistema di propulsione deve essere tarato
per fornire l'esatta spinta necessaria, non un millinewton in più o in meno, altrimenti falliremo la
correzione di rotta."
Zoey si avvicinò alla scrivania, le mani sui fianchi. "Apprezzo l'urgenza, Dottor Darrow. Ho già
una bozza mentale di come affronteremo il problema. Ma prima di immergerci nei dati, dobbiamo
affrontare la situazione."
Finalmente, Chase sollevò la testa. I suoi occhi la fissarono, gelidi e analitici. "Quale situazione?
Siamo due professionisti altamente qualificati che lavorano su un progetto di vitale importanza. La
situazione è che l'asteroide ci dà una scadenza stretta."
"La situazione è che siamo io e te, Chase," ribatté Zoey, abbassando di poco la voce per non farsi
sentire nel corridoio. "Sette anni fa, la nostra interazione ha portato al fallimento di una relazione.
Qui non si tratta di un bacio mancato, ma di un fallimento che potrebbe avere conseguenze globali."
Chase si appoggiò allo schienale della sedia, incrociando le braccia. "La nostra rottura non è stata
un fallimento professionale, Zoey, era una divergenza di priorità. E non è rilevante qui. La nostra
unica priorità è questo progetto. Ti garantisco la massima professionalità. È l'unica cosa che ti
chiedo in cambio."
Zoey deglutì, ferita dalla sua freddezza. Stava cercando di distruggere ogni ponte verso il passato.
Era chiaro che non intendeva nemmeno accennare al loro dolore condiviso.
"D'accordo," disse lei, adottando il suo stesso tono di distacco chirurgico. "Allora parliamo di
professionalità. Sulla base delle tue proiezioni iniziali, se il propulsore a ioni dovesse funzionare
come previsto, avremmo un margine di errore dello . È troppo alto per una manovra di deviazione.
Non c'è modo di stringere il margine sulla tua analisi della densità?"
Chase, colto alla sprovvista dal suo attacco immediatamente tecnico, si mosse verso lo schermo.
"La mia analisi tiene conto di ogni variabile astrofisica nota, Dottor Collins. Sono stato
estremamente conservativo con le stime. Ma se pensi che la propulsione a ioni non sia sufficiente,
forse il tuo team dovrebbe ricalibrare i parametri di iniezione."
"Il mio team non ha problemi con i parametri di iniezione. Sei tu che stai proiettando una massa
potenzialmente troppo elevata," replicò lei, avvicinandosi. La sua mano sfiorò inavvertitamente il
bordo del suo monitor. Era il contatto più ravvicinato che avessero avuto. Entrambi fecero un passo
indietro, come respinti da un campo magnetico.
"La massa è una costante derivata dalle nostre osservazioni spettrali! È la parte più solida
dell'intero modello!" ribatté Chase, la sua voce che si alzava leggermente per la prima volta. Non
stava litigando con lei; stava difendendo il suo lavoro. E lei stava facendo lo stesso. Era un duello di
menti brillanti, ma sotto la superficie, era il vecchio scontro tra il suo cielo e la sua terra.
"Solida?" Zoey sorrise, ma era un'espressione tagliente. "Niente è solido quando si parla di
asteroidi, Chase. E se la tua analisi non include una variazione del nella composizione rocciosa,
stiamo rischiando una sottostima della spinta necessaria."Chase si fermò, osservandola. I suoi occhi si strinsero in un modo che Zoey conosceva fin troppo
bene: la sua mente stava elaborando il suo input, valutandolo non come un attacco, ma come un
dato valido.
"Sei in grado di fornire una stima di variazione della spinta basata su quell'ipotesi?" chiese lui, la
voce più calma.
"Ovviamente. Ma mi servono i tuoi dati grezzi, non solo le proiezioni finali. Non puoi aspettarti che
io calibri un motore che vale miliardi con i dati riassuntivi. Ne ho bisogno entro stasera."
Chase annuì, la sua espressione quasi di ammirazione professionale. "Li avrai. E il mio ufficio è il
nostro hub di collaborazione. Lavoriamo qui."
Zoey si sentì sollevata dal fatto che l'argomento si fosse spostato sui codici e non sui cuori. Ma
essere chiusa nella sua stanza, con l'odore della sua colonia persistente e il ticchettio frenetico dei
suoi pensieri, era un altro tipo di tortura.
"Perfetto. Ma per la cronaca, Dottor Darrow," disse Zoey mentre si preparava a uscire. "I nostri
confini non sono solo professionali. Sono anche temporali. Usciamo alle diciotto. Fatta eccezione
per le emergenze, non lavoreremo oltre l'orario. L'ultima volta, l'ambizione ci ha isolato. Stavolta,
non accadrà."
Chase si limitò a fissarla, riconoscendo l'eco delle sue parole passate. "L'ultima volta è stato un
errore, Dottor Collins. Non si ripeterà. E ora, per favore, iniziamo a lavorare."
Zoey si voltò, ma mentre usciva, sentì Chase mormorare, non abbastanza piano da non essere
sentito: "Dannazione, era un'ottima ipotesi."
Per la prima volta da quando era entrata, Zoey permise a sé stessa un minuscolo sorriso. Almeno il
suo cervello era ancora innamorato del suo.
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La seconda chance degli asteroidi
RomanceChase e Zoey. Erano la coppia perfetta al liceo, inseparabili come due corpi celesti in orbita. Lui, il futuro astrofisico con la testa tra le stelle. Lei, lingegnere con la capacità di renderle raggiungibili. Ma le ambizioni del college e la distan...
