Il giorno del sì

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(Voce fuori campo di Anna)

Dicono che il tempo curi ogni ferita. Non è vero. I giorni che passano non guariscono, sedimentano. Coprono di polvere i ricordi, smussano gli angoli del dolore, ma non riempiono i vuoti. Quelli restano. Per colmarli serve altro. Occorre coraggio. È necessario qualcuno che ti prenda per mano e ti dica: "Sono qui, e non vado via". Oggi, la mia famiglia riparte da lì. Da una promessa.

SCENA 1 | CASA BORGHI – INTERNO GIORNO

L'alba sul lago di Bracciano tinge il cielo di un rosa pallido, quasi irreale. La dimora dorme ancora, o almeno così pare. In camera da letto, Guido è già in piedi. Siede sul bordo del materasso, lo smoking appeso all'anta dell'armadio come un ospite silenzioso. Tra le dita stringe quella cornice d'argento che conosciamo bene. L'immagine ritrae lui e Anna, giovani, spettinati dal vento.

Guido sfiora il vetro col pollice.

GUIDO: «Ci siamo, amore mio. Non avrei mai creduto di poterlo fare di nuovo. Eppure...»

Si interrompe, osservando quel volto fermo negli anni.

GUIDO: «So che saresti la prima a spingermi fuori da questa porta. Ma lasciami restare ancora un minuto qui con te.»

L'uscio si apre senza alcun preavviso. È Vincenzo Colaprico. Indossa già la camicia, ma la cravatta pende slacciata intorno al collo.

COLAPRICO: «Immaginavo che ti avrei trovato a conversare con lei.»

Lo sposo non si volta, ma un'espressione divertita gli increspa le labbra.

GUIDO: «E io ero certo che non avresti rispettato la privacy.»

COLAPRICO: «La privacy è sopravvalutata, Borghi. E poi, se non ti sbrighi, Agata scappa. Io, al suo posto, lo farei.»

GUIDO: «Sei il solito cinico.»

Guido posa la foto sul comodino, con delicatezza estrema. Poi si alza, fronteggiando l'amico.

GUIDO: «Grazie di essere qui, Vincenzo.»

Il vicequestore alza le mani, schermendosi.

COLAPRICO: «Non cominciare con i sentimentalismi, o mi si rovina il trucco.»

SCENA 2 | FLASHBACK (6 MESI PRIMA) – IL MOLO – ESTERNO NOTTE

Siamo sul molo, lo stesso pontile dove tutto è iniziato e finito tante volte. È inverno, l'aria è gelida. Agata ha il naso arrossato e un cappotto di una taglia troppo grande. Guido le avvolge una sciarpa intorno alla gola.

GUIDO: «Hai freddo?»

AGATA: «Sto bene. È solo che... mi sembra strano.»

GUIDO: «Cosa?»

AGATA: «Noi. Qui. Che funzioniamo.» (ride nervosamente) «Io sono un disastro, Guido. Ho un passato che pesa quanto un macigno e non so nemmeno cucinare.»

L'uomo la ferma prendendole il viso tra i palmi. Il gesto è sicuro, maturo.

GUIDO: «I pasti pronti li compra Colaprico in rosticceria. E per ciò che è stato... la nostra storia pregressa è l'unica cosa che abbiamo in comune, Agata. È ciò che ci ha condotti fin qui.»

Si inginocchia. Non c'è anima viva intorno, solo il rumore della risacca. Estrae un anello semplice, antico.

GUIDO: «Non ti chiedo di sostituire nessuno. Vorrei che tu fossi il mio domani. Mi vuoi sposare?»

Buongiorno Mamma 4Stories to obsess over. Discover now