"Andiamo avanti", fu quello che mi disse la dottoressa, poggiando la mano sulla mia. La strinse e lanciò un'occhiata di fuoco al mio indirizzo. Un fuoco che sentii ardere nel torace ed espandersi sotto la pelle. Era passione, desiderio -perché, diciamoci la verità, la dottoressa era la principale responsabile dei miei turbamenti erotici degli ultimi anni-, ma anche qualcosa di più profondo, un sentimento che nel tempo era cresciuto e che entrambi avevamo alimentato con consapevolezza. Era intesa, sincerità, rispetto, ma soprattutto, fiducia.
Quella pazzia era valsa la pena sebbene, a dire il vero, non ero proprio orgoglioso di come avevo ottenuto quel risultato. Quasi avevo sequestrato la dottoressa Tataranni, portandola via in macchina, contro la sua volontà. Non era da me fare follie del genere, ma ero stanco di quella situazione. Dopo settimane di silenzio, non sapevo più come fare per parlare con lei di quello che era successo. Volevo risposte, volevo che mi guardasse in faccia e mi dicesse cosa provava, cosa sentiva. Io non riuscivo a smettere di pensarci, di pensare a noi, a lei, alla voglia che avevo di assaporare di nuovo la sua bocca.
Alla fine, aveva accettato la mia proposta e ci stavamo dirigendo verso un agriturismo dove ero stato mesi addietro, per un'indagine con la D'Antonio.
Quando alla reception ci chiesero i documenti, qualche minuto prima di avviarci in camera, ebbi l'impressione che stesse per tirarsi indietro. Poi, infilò una mano nella borsa e dal portafoglio estrasse la carta d'identità, posandola sul bancone davanti a noi.
La ragazza bionda con gli occhiali che era di turno quella sera, registrò i nostri dati e mi tese la chiave della stanza. "Centoundici, primo piano", disse con un sorriso stanco. Erano le nove e mezza passate di un giovedì di bassa stagione e probabilmente voleva solo tornare a casa.
Afferrai la chiave e ci dirigemmo verso l'ascensore. Conoscevo già la strada e, nonostante fossi sicuro che quello era un posto discreto, sperai che nessuno mi riconoscesse. Non era mia abitudine portare le donne in albergo e, benché non vedessi l'ora di passare la notte con la dottoressa, non potei evitare di sentirmi in imbarazzo. Quest'ultima studiava con attenzione l'ambiente, come era solita fare durante i sopralluoghi. Deformazione professionale.
Prendemmo l'ascensore in silenzio, squadrandoci a vicenda. La vidi deglutire e abbassare lo sguardo verso la zip della mia giacca di pelle, che sfiorò con le dita. Avevo voglia di baciarla, non aspettavo altro da quel giorno alla Madonna delle Vergini. Feci un passo verso di lei, esitante e, nel momento in cui stavo per accarezzarle il viso, il suono dell'ascensore ci avvisò che eravamo arrivati al primo piano. La presi per mano e la condussi verso la fine del corridoio. La nostra stanza era l'ultima a sinistra.
Infilai la chiave nella serratura e lanciai un'occhiata verso di lei, per chiederle se fosse sicura di quello che stavamo facendo. Attraversare quella porta non significava soltanto entrare nella stanza di un agriturismo qualsiasi, ma anche oltrepassare il confine che, fino ad allora, ci aveva costretti a mantenere le distanze. Avremmo fatto l'amore. Avremmo sciolto la tensione sessuale che attanagliava entrambi da sempre e della quale eravamo più che coscienti. Lei abbassò le palpebre in segno affermativo e io girai immediatamente la chiave. Aprii la porta e davanti a noi apparve un ambiente in penombra, illuminato dalla luce fioca dei lampioni, che proveniva dalle vetrate del balcone sulla parete opposta.
Richiusi la porta alle nostre spalle e spinsi la dottoressa contro il muro. Sentivo il suo respiro contro il mio viso e avvicinai le mie labbra alle sue, sfiorandole. Mi eccitai all'istante. Non mi era mai successo, di solito ci mettevo un po' a carburare. E non mi era mai successo nemmeno di commettere una pazzia come quella che avevo fatto poco prima. Sarebbe potuta costarmi persino il posto nell'Arma, se la dottoressa avesse deciso di farmi rapporto. Almeno, era servita a qualcosa perché sapevo che, in fondo, mi desiderava. Era evidente a tutti l'elettricità che scorreva tra di noi, fluttuavamo in un campo magnetico, attirandoci a vicenda.
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Lei non lo sa
FanfictionCome è stata la notte d'amore di Imma e Calogiuri all'agriturismo, di cui ci hanno privat* nella serie? Ho provato a immaginarla... dal punto di vista del maresciallo e questo è il risultato! 🌶️🌶️🌶️
