CAPITOLO 1

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Milano, un martedì qualsiasi. La luce del mattino filtrava dalle tende sottili del loft, scivolando sui muri pieni di quadri e vinili appesi. Ghali si svegliò tardi, il telefono vib­rava sul comodino sommerso da cuffie, fogli con testi incompiuti e un bicchiere d'acqua mezzo vuoto.

Si stiracchiò, passò una mano tra i capelli spettinati e si diresse in cucina. La macchinetta del caffè gorgogliava, riempiendo l'aria di quell'odore familiare che, insieme al silenzio della casa, lo faceva sentire sospeso tra due mondi: la vita normale e quella sotto i riflettori.

Mentre mescolava lo zucchero, si appoggiò al bancone e accese la TV: notizie, politica, un servizio sulla crisi climatica. Alzò il volume per pochi secondi, poi lo abbassò sbuffando:
— «Troppo presto per ste cose.»

Sul tavolo il suo laptop mostrava la demo di un nuovo beat. Aprì il file, iniziò a canticchiare qualcosa, registrò due versi e poi rise da solo:
— «No, così sembra pubblicità di merendine.»

Quasi a rovinargli l'attimo, il telefono squillò. Numero sconosciuto. Stava per ignorarlo, ma il pensiero che potesse essere un giornalista insistente lo spinse a rispondere.

— «Pronto?»
— «Buongiorno, parlo con il signor Ghali Amdouni?»

La voce femminile era impostata, ufficiale. Lui si irrigidì.
— «Sì, sono io.»
— «La chiamo dai servizi sociali del Comune di Milano. Avremmo bisogno di incontrarla al più presto per una questione molto importante.»

Un attimo di silenzio. Ghali si appoggiò allo schienale della sedia, sorseggiando il caffè ormai freddo.
— «Servizi sociali? Mi scusi, ma... non capisco. È sicura di avere il numero giusto?»

— «Sì, assolutamente. È una faccenda delicata, che riguarda direttamente lei. Non possiamo parlarne al telefono, ma le chiediamo di presentarsi domani mattina alle dieci, nei nostri uffici.»

Ghali cercò di alleggerire il tono, ma il sorriso non gli arrivava agli occhi:
— «Sembra una roba da film, così. Almeno mi dica: ho fatto qualche casino senza saperlo?»

La donna fu rapida:
— «Nessun problema legale o penale. Può stare tranquillo. Ma è importante che venga.»

Tranquillo. Una parola che gli suonava quasi ironica.
— «Va bene, domani alle dieci ci sarò.»

Chiuse la chiamata. Rimase fermo, il telefono ancora in mano, lo sguardo perso verso la finestra. I rumori della città sotto di lui — clacson, voci, motorini — gli sembravano più lontani del solito.

Il resto della giornata scivolò tra appuntamenti e risate con gli amici, ma con la testa altrove. Provò a distrarsi parlando di musica, provò a buttarsi su una base nuova, ma ogni volta la mente tornava lì: "una faccenda che la riguarda da vicino".

La sera, in studio, la penna restava sospesa sul foglio. Guardò lo specchio appoggiato al muro e si parlò da solo, sottovoce:
— «Cosa c'entro io coi servizi sociali?...»

Non trovò risposta. Solo quel vuoto sospeso, come il silenzio prima che cada la tempesta.

E Ghali non lo sapeva ancora, ma quella chiamata era l'inizio del capitolo più sconvolgente della sua vita

daddy issues // GhaliWhere stories live. Discover now