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Nel Regno degli Angeli non esistono stagioni, né tempo. Solo una luce tiepida e costante che avvolge ogni cosa come un abbraccio. Il cielo non cambia mai, e il silenzio che regna tra le torri d'oro e i giardini fluttuanti è così perfetto da sembrare irreale.

Ma Felix non trovava più pace in quella perfezione.

Seduto sul bordo di una scogliera di luce, le gambe penzolanti nel vuoto infinito sotto di lui, osservava il mondo degli umani. Lo faceva da tempo, molto prima di quando avrebbe dovuto. Infrangendo le regole, aveva imparato a cercare con lo sguardo un volto preciso tra le ombre della Terra.

Hyunjin.

Non sapeva dire perché. Era cominciato come una curiosità, un lampo nella folla grigia degli umani. Felix osservava Hyunjin da tempo senza sapere davvero chi fosse.
Non conosceva i dettagli della sua vita, non sapeva nulla dei suoi genitori o del perché la sua anima sembrasse spezzata. Sentiva solo un dolore profondo, un'ombra sul suo cuore che sembrava chiamarlo, come un'eco lontana che solo lui riusciva a sentire.

Aveva visto Hyunjin da lontano per mesi, osservando i suoi gesti, il modo in cui camminava, il modo in cui sorrideva senza gioia, e si era sentito trascinato verso di lui. Come se l'universo stesso lo stesse spingendo a intervenire.

Ma il resto? Il resto era un mistero.

Felix sa solo che quel ragazzo fosse entrato in un giro pericoloso. Insieme ad un suo amico e ad altri ragazzi, portava a termine colpi, spariva nel buio di Seoul e riappariva nei telegiornali. Nessuno riusciva a catturarli. Nessuno conosceva i loro veri nomi.

Felix, però, li aveva osservati. Umani feriti, sopravvissuti. Ognuno con un proprio ruolo. Un leader freddo e calcolatore. Un tipo muscoloso che sembrava più un soldato che un ragazzo. Un altro che maneggiava tastiere come armi. Un giovane medico improvvisato. Uno studente ancora minorenne ma molto pericoloso.

E quel ragazzo. Sempre lui, al centro dei suoi pensieri. Si muoveva come un'ombra, bellissimo e distante, con qualcosa negli occhi che urlava aiuto anche quando sorrideva.

Felix non poteva più guardare da lontano.

"È solo un umano," gli avevano detto gli Anziani.
"Non è tuo compito proteggerlo."
"Non ti appartiene."

Ma il cuore di un angelo, una volta legato, non conosce distanze né comandi. E Felix aveva deciso.

Si gettò giù dal bordo del Regno, le sue ali si aprirono una sola volta, luminose come il sole, e poi si piegarono su sé stesse, svanendo nella nebbia del mondo umano.

Il passaggio fu come una lunga caduta dentro se stesso.
Il corpo cambiava, le ali si sgretolavano in polvere d'oro. Il cuore cominciò a battere davvero, per la prima volta.
Non era più eterno.
Era fragile. E vivo.

Felix aprì gli occhi su un marciapiede bagnato.
Era notte.
Il cielo di Seoul era pieno di nuvole e rumore. Le luci dei palazzi brillavano come stelle artificiali.
Era stanco, confuso, stordito.

Un dolore sordo gli pulsava nel petto. Il primo battito umano.

La sua nuova abitazione era un piccolo appartamento in un quartiere residenziale del distretto Ovest, poco lontano dal liceo in cui avrebbe dovuto iniziare la settimana seguente.
Una stanza con le pareti spoglie, un letto singolo, un vecchio armadio, un balcone da cui si vedeva il traffico passare. Il rumore delle auto gli sembrava un canto metallico, continuo, quasi ipnotico.

"Questo è il mio posto adesso..." sussurrò, stringendosi addosso la giacca.

Sul tavolo c'era un tesserino scolastico, alcuni documenti falsi, una lettera dell'"ufficio trasferimenti" stampata con inchiostro sbiadito. Nome: Lee Felix. Età: 18 anni. Provenienza: Busan

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