La rinascita

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Tutto cominciò in un istante, senza che fossi in grado di capire cos'ero e com'ero nato, non potevo guardare il mio corpo poiché i miei occhi erano pieni di lacrime, le parole uscivano dalla mia bocca come versi che non potevo controllare. E poi accade... udii una voce, calda e addolorata, cantava una melodia armoniosa piena di un sentimento forte e che solo gli umani potevano comprendere, l'amore. Poi una sfilza di ricordi malinconici mi oltrepassarono la mente e collassai fra le braccia di quella dolce melodia; lasciandomi trasportare dai ricordi caddi in un sonno profondo che sembrò durare un'eternità.

Flussi di coscienza, privazione di se stessi, segreti della creazione e collasso della realtà. Erano tutti concetti che sarebbero dovuti rimanere estranei ad un bambino qualunque, ma per qualche ragione... ne avevo il pieno controllo. Mentre crescevo recuperavo sempre più frammenti di una memoria perduta e insieme ad essa cresceva la mia consapevolezza che la vita umana non fosse la mia origine.

Mia madre era una donna impotente, dai folti capelli ricci e neri come la pece; Era severa e non rispecchiava per niente la donna che accompagnava i miei primi ricordi in questo mondo. Al suo fianco c'era mio padre un uomo assente, era vecchio e malato, costretto a letto, non si è mai degnato di rivolgermi la parola.

<<Fenrir, a tavola.>>  di nuovo quella freddezza, di nuovo quel nome. Lo aveva sempre odiato, il modo in cui le vibrazioni provenienti dalla sua gola danzavano sulle sue labbra per pronunciare in modo palesemente disgustato quella parola. Non avevo mai capito perché lo avesse scelto, avevo provato a fare delle ricerche in passato scoprendo che quel nome proveniva dalla mitologia norrena, ma tutte le informazioni riguardo ad esso erano state rimosse da siti e libri.

Mentre mangiavo ciò che mia madre aveva cucinato uno strano mix di salvia bianca, artemisia e iperico
Provai a concentrarmi sui frammenti di ricordi e conoscenze acquisiti fino ad adesso, escludendo quelli dei miei sei anni di vita sulla terra. Prima di tutto analizzai il vago ricordo di un'altro pianeta; sembrava essere molto lontano dalla terra al confine che si ergeva tra il nulla assoluto e il cosmo stella.

<<Fenrir lo sai non ti è concesso riflettere. Tu sei solo un bambino malato di cancro al cervello, guardati sei talmente patetico da parlare ad alta voce e dire assurdità. Finisci l'intruglio e torna in camera tua, ti aspetta LA punizione >>

Mi misi a piangere disperato. ero sicuro di aver pensato quelle cose tra me e me, e invece avevo espresso quei ricordi a mia madre e ora era troppo tardi, mi avrebbe punito.

Poco dopo ero legato, un casco in testa, il volto di mia madre coperto da una maschera nera. Poi sentì una scarica elettrica, la mia testa era immobile, il mio corpo in preda alle convulsioni. per un attimo prima di svenire sentii nuovamente la melodia, ma questa volta era recitata... posta freddamente. Poi il vuoto.

<<...allora è vero sei tornato, Fenrir>>
<<tu chi sei?>>
<<è triste che tu non mi riconosca un tempo eravamo molto legati>>
<<mi dispiace, non ricordo>>
<<tranquillo, ogni cosa a suo tempo>>
<<ti prego, resta con me, non voglio restare da solo>>
<<Mi hanno scoper-/:>{ tagliat >>£| fuor :€:&>>
<<NOOOO ! TI PREGO RESTA CON ME! DAMMI DELLE RISPOSTE!>>

<<Hey, Hey tu sveglia, svegliati. FENRIR!!>>
<<M-madre, c-cosa è successo?>>
<<Hai dormito più del previsto. vedi di prepararti, dimenticati di pranzare. oggi andrai all'esterno.>>
<<all'esterno?>>
Fin dalla più tenera età mi era sempre stavo vietato di uscire all'esterno, perché proprio ora? E perché dopo LA punizione?
<<beh mi sembra ovvio: il tuo cancro è in stadio avanzato, e inizi a farneticare, andremo in ospedale>>
Non dissi una parola.

L'ambiente esterno era soffocante, le persone si muovevano come macchine, nessuno si guardava e nessuno si degnava di guardare quel ragazzo tanto magro e maltrattato che ero. Mia madre mi tirava dall'esausto braccio esile che ormai calcava sulla mia pelle le impronte delle sue grandi mani. Fin da piccolo avevo una visione del mondo eterea, pensavo che fosse colorato, pieno degli animali descritti nei libri che avevo in casa; invece era scuro e spaventoso.

Poco dopo mi ritrovai in una struttura che sembrava tutt'altro che un'ospedale, non c'erano dottori, barelle o pazienti. C'erano delle persone che vestivano tuniche nere e altri portavano stani simboli su tutto il corpo. Per un attimo un'immagine mi attraversò la mente: rappresentava delle catene, una pozza di sangue e una creatura bellissima maltrattata e lasciata morente da quelli che sembravano essere gli stessi monaci dalle tuniche nere che avevo appena incontrato.

Un'altro dettaglio che mi si palesò di fronte agli occhi, quelle "persone" fissavano tutti il corridoio davanti a loro, escludendone uno che mi stava fissando. Per un attimo mi parve di sentire la voce di colui che mi parlò in sogno, "Seguimi" diceva, Ma io ero spaventato e, pensando che fosse solo un'altro scherzo del mio cervello, mi limitai ad osservare la direzione che guardavano i monaci, sperando in delle risposte immediate.

La stanza di fronte a me era disturbante: c'erano delle persone appese, altre erano distese per terra coperte del loro sangue. Davvero mia mamma pensava che io credessi alle sue parole? L'ospedale dovrebbe essere un posto in cui le persone vengono curate, ma quello sembrava più un luogo di culto.

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⏰ Son güncelleme: Jul 20 ⏰

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