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Petralba Sicilia 1963

Le strade di terra, ancora bagnate dalla rugiada, portavano le impronte degli zoccoli e dei piedi nudi. Ogni finestra era un occhio che spiava e un orecchio che ascoltava. A Petralba, le notizie viaggiavano più veloci del vento, si raccoglievano ai pozzi, si sussurravano tra i banchi del mercato, si attorcigliavano alle federe stese sui fili, a oscillare tra una casa e l'altra.
Jenny conosceva ogni pietra del paese. Sapeva dove la signora Rosa lasciava il latte fresco per il figlio emigrato in Germania, dove la vecchia Filomena parlava da sola al figlio morto in guerra, come se la morte avesse solo preso tempo. Sapeva dove si stendevano i panni in base alla direzione del vento, perché sbagliare significava essere oggetto di chiacchiere per settimane.
A Petralba nessuno aveva il telefono in casa. Ce n'era solo uno, in comune, alle poste del paese, custodito come una reliquia. L'energia elettrica era arrivata da pochi anni, ma ogni abitazione aveva una sola lampadina pendente, gialla e tremolante. L'acqua corrente era un lusso che solo i Castellano potevano vantare: il figlio maggiore, Vincenzo, aveva messo mano al podere con tenacia e modernità, costruendo perfino un bagno dentro casa, con tanto di wc funzionante. Una rivoluzione.
Non c'erano strade asfaltate. Solo polvere d'estate, fango d'inverno, e passi lenti che sapevano dove andare. Le donne si salutavano con cenni lievi del mento, gli uomini con una stretta di mano ruvida e occhi attenti. I bambini giocavano con niente, eppure non mancava loro nulla.
Le stagioni dettavano il ritmo. A luglio, le ceste si riempivano di fichi dolci e appiccicosi, che si spaccavano da soli sotto il sole; d'autunno, l'odore acre del mosto invadeva i cortili durante la vendemmia, e le mani si macchiavano di viola. In inverno, si macellava il maiale, si chiudevano le imposte prima che calasse il buio, e la legna bruciava lenta nei bracieri. A primavera, le donne toglievano le coperte di lana e arieggiavano i materassi al sole, come se l'aria nuova potesse scacciare anche i dolori vecchi.
Petralba era così: un pugno di case aggrappato alla collina, un posto dove tutto restava, e niente sfuggiva.

Le famiglie Torre e Castellano erano divise da una striscia di terra, ma unite dallo stesso silenzio che abitava certe case del Sud.

I Torre erano rimasti in due: Jenny e suo padre, Sebastiano, un uomo che parlava poco, e di troppi bicchieri di vino, Avrebbe dovuto chiamarsi Genni, come la nonna materna Gennarina, che tutti al paese avevano sempre chiamato Gennì. Ma all'anagrafe, forse per errore, forse per vezzo di chi compilava i registri, quel "Genni" diventò "Jenny".
"Americana," avevano riso al paese. E il nome era rimasto.
Ogni tanto, lo si vedeva seduto all'ombra del fico con una bottiglia in mano e gli occhi persi in un punto qualunque. Jenny, invece, era nata con la schiena dritta e le mani sempre piene di qualcosa da fare. Lavorava la terra come se potesse sistemare il mondo zolla dopo zolla. Era cresciuta in fretta, in silenzio, con il nome sbagliato e una grazia che nessuno le aveva insegnato. Sembrava appartenere più alla natura che alle persone.
Non avrebbe dovuto chiamarsi Jenny. Il padre, uomo di poche parole e di troppi bicchieri di vino, l'aveva voluta chiamare Genni, come la buonanima della madre sua, che si chiamava Gennarina e tutti la chiamavano Gennì con il suo diminutivo.
Ma all'anagrafe, forse stanchi, forse per vezzo, avevano scritto Jenny. 'Americana,' avevano riso al paese. E il nome era rimasto.
Aveva quindici primavere appena, ma la schiena conosceva il peso del lavoro e il cuore il sapore del silenzio. Era molto bella, come un fiore selvatico: non le piaceva perdere tempo a specchiarsi era senza vanità. Molti si fermavano a guardarla perché c'era qualcosa in lei che non si poteva spiegare con le sole parole. Non era solo il viso dai lineamenti delicati, né i capelli castani che il sole sapeva accendere di riflessi ramati. Era il modo in cui camminava scalza sulla terra come se le appartenesse, il modo in cui chinava il capo quando parlava qualcuno più vecchio, ma senza mai sembrare sottomessa. Aveva una fierezza naturale, silenziosa, che non cercava attenzione, ma che la otteneva lo stesso.
Jenny era fidanzata con Salvatore, il fratello gemello di Vincenzo.
Salvatore era un sognatore e non c'era giorno che non le parlasse dell'America, di quanto era grande e di quanto doveva essere bella.

Terra e potereWhere stories live. Discover now