Sull'invidia

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Numquam felix eris, dum te torquebit felicior. Cum cogitaveris quot te antecedant, respice quot sequantur.

[ Giammai sarai felice finché ti tormenterai perché un altro è più felice. Dopo aver pensato a quanti ti precedono, considera quanti ti seguono ]

A me precedono i disperati, i nullatenenti, i vagabondi, coloro che non hanno una famiglia e persone care; a me precedendo gli anziani; a me precede chi non ha buona salute. Loro non sono preceduti da nessuno o si precedono gerarchicamente, secondo un ordine impossibile da stabilire oggettivamente perché ognuno possiede esclusivamente  la capacità di giudicare la propria condizione. Seppur sia una cerchia che talvolta può avere interconnessione.
I disperati anelano forse al passato e si tormentano per il futuro, hanno forse perso qualcosa o non l'hanno mai raggiunta.
I nullatenenti e i vagabondi sono forse simili: entrambi sono abbandonati al loro destino, non cercano forse una condizione migliore, pur desiderandola. Vivono di carità, di buon cuore e di coscienziosità sporca.
A me precedono le persone sole: chi non ha nessuno, non ha famiglia, non ha compagna, non ha amicizia né condivisione del tempo. Sebbene talvolta mi senta solo, non ho diritto di poterlo pensare, perché so di avere qualcuno con me, anche quando è notte. In questo momento.
A me precedono coloro che hanno quasi finito il loro tempo, chi è invecchiato. Hanno vissuto la loro vita, quasi volta al termine, e sono alle prese con il loro personale resoconto. Sono giovane, ma non sconsiderato. A me precede chi ha esaurito il suo tempo.
A me precede chi non ha buona salute, chi si ritrova allettato, peggio se di giovane età. Chi non può alzarsi, non può vedere la bellezza del mare e non può sentire il suo rumore; chi non può ridere, chi non può correre e passeggiare, chi non può respirare all'aperto.
Tutti loro mi precedono; io ad ora li seguo.
Chi dopo di me, mi segue secondo un ordine impossibile da stabilire oggettivamente perché ognuno possiede esclusivamente la capacità di giudicare la propria condizione.

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