«Ma che ti prende ultimamente? Sei sempre nervoso, vedi di darti una calmata!»
«Una calmata? Una calmata? Uno scempio del genere...e mi dici di stare calmo?»
«Eisen, dagli una botta in testa, per favore.»
«Guardala! Guardala! La mia statua! L'hanno fatta di ottone. Doveva essere d'oro. E ora cosa succederà con le piogge? La mia bellissima figura sarà esposta a tutte le intemperie, gli agenti atmosferici, i piccioni...»
«Himmel, tutte le statue sono esposte ai piccioni.»
«Si, ma comunque doveva essere d'oro. Scintillando, metterebbe in fuga tutti quei dannati bombardieri pennuti!»
«Himmel!»
«Che c'è?»
«Basta, e dai, ecco, bevi un po'.»
Con uno slancio senza precedenti, Himmel strappò la bottiglia dalla mano di Heiter e la tracannò tutta d'un fiato come uno dei più stagionati marinai del porto cittadino, nonostante la sua consapevolezza che un singolo bicchiere di birra, durante un festino al porto, una volta, gli aveva dato tanto alla testa da farlo finire in mare, perché si era messo a ballare sfrenatamente sul ponte.
L'aveva ripescato Eisen e l'aveva asciugato Frieren con un incantesimo bizzarro che asciugava solo i vestiti, ma non la biancheria intima, e quindi i pantaloni avevano grosse chiazze d'acqua in specifiche aree. Heiter non si accorse di nulla, beveva. Himmel non si accorse di nulla, aveva bevuto.
Per cui, la vergogna era un concetto a lui semisconosciuto, nonostante le condizioni per provarla si fossero verificate. Più volte.
«Ancora.»
Heiter scambiò un'occhiata di sconcerto con Eisen, che non riusciva a fare altro che assistere all' indecoroso spettacolo, proprio come i passanti che cominciavano a incuriosirsi alla scena.
«Dai, Himmel...ci guardano tutti.»
«E quando mai ti è importato? Sei un prete depravato! Bevi tutto il tempo, tutti i minuti, in ogni luogo ti trovi!»
Si aggiustò gli occhiali, «Sì», allargò il colletto e schiarì la voce, «ma lo faccio in silenzio.»
«Questo te lo concedo» confermò il nano, intromettendosi nella conversazione e poi ritornando al muto ascolto.
«Perché, prete? Starei urlando?»
«Si.»
«E starei imbarazzandovi?»
«Anche.»
«E starei imbarazzandomi.»
«Quello è sicuro.»
«E starei dando spettacolo per una cosa assolutamente futile, ma che serve a tirar fuori tutta la frustrazione che ho dentro?»
Eco. Pausa drammatica.
«Allora un po' di autocritica riesci a farla!»
L'eroe rimase in silenzio, il suo sospiro affannoso portò con sé lo sguardo pesante e lo piantò in terra. C'era tanto una rassegnazione quanto un'elettricità nel suo corpo, dal centro del suo pugno chiuso alle sopracciglia, che avrebbe potuto attraversare le montagne e spaccarle in due, ma al tempo stesso attraversava lui, impietosamente, tutto il tempo.
Heiter e Eisen ne avevano la certezza: l'amico non se la passava bene. Erano trascorsi mesi, quasi un anno, dalla loro avventura, e il compagno dagli occhi blu scintillanti non aveva quasi più lo sguardo spensierato e ottimista di un tempo.
I suoi occhi blu si erano annuvolati, infangati, sporcati. Chissà se irrimediabilmente...
«Himmel»
L'eroe alzò lo sguardo, mentre i due si dirigevano con lui verso la sua casa.
«Heiter, cosa c'è?»
«Sai, se vuoi parlare di qualcosa...»
«Non ho proprio nulla di cui parlare, scusami.»
Quella parola gentile alla fine della frase non avrebbe potuto essere più flebile, eppure strappò all'amico più alto un sorriso tenero.
Heiter lo aveva capito: Himmel, l'eroe, stava soffrendo, ma il suo animo non era del tutto cambiato.
Gli sfuggiva, sbadatamente, di tanto in tanto, una piccola, sincera, premura.
La chiave faceva un solo giro nella serratura e la porta si apriva. Nella stanza dell' eroe non c'erano tesori, ma solo qualche mobile in legno, qualche coperta, un caminetto con un paio di terre cotte per cucinare.
La semplicità di quella dimora era qualcosa che sorprendeva sempre i suoi compagni.
«Himmel, non te lo dico da prete, ma...sai, se volessi parlare con qualcuno...»
La porta si chiuse alle loro spalle.
Silenzio d'attesa.
«Lo senti?»
Il prete aggrottò la fronte, «Che cosa?»
«Questo silenzio.»
Uno sguardo serio, le labbra leggermente aperte per la sorpresa, «Il silenzio?»
Himmel poggiò gli occhi stanchi nei suoi.
«Si.»
«E la terra?»
«Che succede alla terra?»
Occhi azzurri e assenti abbandonarono quelli preoccupati ed erbosi, il mantello cadde sul pavimento. Una lacrima, sulle assi in legno battuto, un' impronta sulla polvere.
La mano destra del prete raggiunse la spalla sinistra dell' eroe.
«La terra sprofonda, Heiter».
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La preoccupazione dell'eroe
FanfictionDopo un anno dal ritorno a casa, Himmel deve fare i conti con se stesso, con la stasi, la preoccupazione per il futuro e la mancanza. Tutto ciò non è proprio "eroico".
