La pioggia cadeva sottile, quasi vergognosa, come se non volesse disturbare. Nora sedeva sul letto con la schiena dritta, le mani intrecciate in grembo e la valigia aperta davanti a sé. Un mucchio di vestiti le giaceva accanto, in attesa di essere sistemato. Non si muoveva da diversi minuti. Guardava fuori dalla finestra, osservando le gocce scivolare lentamente sul vetro, tracciando percorsi irregolari. Sembrava che anche il cielo piangesse per quella nuova partenza.
La stanza era già spoglia. I poster erano stati strappati dalle pareti, le foto messe via in una scatola che avrebbe probabilmente dimenticato in garage. Nessun segno di lei sarebbe rimasto lì. Nessuna impronta, nessun profumo, nessun ricordo. Proprio come tutte le altre volte.
«Sei quasi pronta?» chiese la voce di suo padre dalla porta. Non c'era fretta nelle sue parole, ma nemmeno esitazione. Lui era abituato a partire. Lei no. Non davvero. Mai davvero.
«Quasi,» rispose, senza voltarsi. La sua voce uscì più debole del previsto.
Quel giorno Nora aveva diciassette anni, anche se si sentiva molto più vecchia. Aveva imparato a nascondere le sue emozioni dietro uno sguardo impassibile, come una maschera indossata troppo a lungo per ricordarsi com'era il viso che c'era sotto.
Si alzò a fatica, come se ogni gesto le costasse uno sforzo immenso. Prese una maglietta spiegazzata, la piegò distrattamente e la mise nella valigia. Poi un'altra, e un'altra ancora. Ogni capo di abbigliamento che infilava lì dentro sembrava portarsi via un pezzo di lei, di quella parte che ancora voleva restare, anche solo per abitudine.
Una settimana dopo, si ritrovarono a oltre cinquecento chilometri di distanza, in una cittadina chiamata Valdora, nascosta tra colline dolci e boschi di castagni. Il cielo era grigio anche lì, ma l'aria era più pulita, più fresca. Il tipo di posto dove gli sconosciuti ti salutano per strada anche se non ti conoscono. A Nora, quella gentilezza metteva a disagio.
La nuova casa era piccola ma accogliente. Due camere da letto, un soggiorno, una cucina stretta e una veranda che si affacciava su un giardino trascurato. Il padre gliel'aveva detto: "Resteremo per un anno, Nora. Non sarà come le altre volte. Avrai tempo."
Tempo. Lei non sapeva più se fosse un dono o una condanna.
⸻
I primi giorni di scuola furono come tutti gli altri. Lunghi corridoi pieni di facce sconosciute, sguardi che passavano su di lei senza fermarsi. I professori la chiamavano per cognome, gli studenti la ignoravano. Si sedeva sempre in fondo, vicino alla finestra, e passava le ore a disegnare sul bordo dei quaderni.
Finché un giorno, arrivò lui.
Si chiamava Elia.
La prima volta che lo vide, stava entrando in classe in ritardo, con lo zaino mezzo aperto, i capelli spettinati e lo sguardo di chi se ne frega delle regole. Indossava una giacca di jeans rovinata e aveva un piccolo taglio sul labbro, come se avesse litigato con qualcuno. Ma sorrideva. Quel sorriso — incosciente, sicuro, luminoso — sembrava l'unica cosa viva in tutta quella grigia giornata.
Elia si sedette accanto a lei. Non c'era più posto da nessun'altra parte.
«Ciao,» disse, voltandosi verso di lei. «Tu sei nuova, vero?»
Nora non rispose subito. Era sorpresa che qualcuno le parlasse. «Sì,» mormorò.
«Io sono Elia. Non ti preoccupare, nessuno morde qui. Tranne forse la prof di matematica.»
Lei abbassò lo sguardo, ma una risata le sfuggì involontariamente. La prima in molto, molto tempo.
Elia la guardò, colpito. «Wow. Abbiamo un sorriso. È raro, eh?»
Nora arrossì, nascondendosi dietro i capelli. Non sapeva cosa rispondere. Ma sentì qualcosa di strano, dentro di sé. Come se il muro che aveva costruito attorno al cuore avesse appena subito una crepa.
⸻
I giorni seguenti, Elia continuò a sedersi accanto a lei. Ogni giorno. Le parlava di tutto: musica, film, sogni assurdi, piccole ribellioni quotidiane. A volte le faceva domande, ma mai troppe. Era come se sapesse esattamente quando fermarsi. E poco a poco, Nora cominciò a rispondere. A raccontarsi. A fidarsi.
La prima volta che lui le sfiorò la mano — per caso, durante una lezione di arte — il mondo sembrò fermarsi per un istante. Era solo un contatto lieve, ma Nora lo sentì fino all'anima.
E quando, qualche settimana dopo, Elia le chiese di andare a prendere un gelato dopo scuola, lei accettò con un sorriso timido che gli illuminò il viso più di qualsiasi parola.
Non sapeva ancora che stava cominciando qualcosa di meraviglioso.
E di terribilmente doloroso
YOU ARE READING
A toxic love
RomanceE se la tua vita cambiasse proprio quando pensavi fosse finita? Nora ha sedici anni e si sente invisibile. Ogni mattina si guarda allo specchio e vede solo vuoto, difetti, silenzio. Non ha amici, non ha un posto che possa chiamare casa. Suo padre, s...
