Capitolo 1 – Il Leone e la Strega
La notte avvolgeva la città di Roma con il suo manto di velluto e ombre. Le strade erano ancora vive, illuminate dalle torce e animate dal brusio dei mercanti, dai sussurri di chi cercava segreti nell'oscurità.
In un angolo appartato della Suburra, lontano dagli occhi del Senato e dai templi sacri, sorgeva una dimora avvolta nel mistero. La casa di Ossidian.
C'era chi lo chiamava strega.
C'era chi lo chiamava amore.
E poi c'era Leonida.
Il generale romano si fermò davanti all'entrata della dimora, il mantello pesante sulle spalle larghe, lo sguardo scuro e penetrante che sfiorava la porta con la certezza di chi sapeva esattamente cosa voleva.
Ossidian.
Lo conosceva da tempo, troppo tempo. Aveva sentito sussurrare il suo nome nei circoli più viziosi di Roma, tra soldati e senatori, tra patrizi e plebei.
Erano storie contrastanti. Alcuni dicevano che Ossidian fosse un demone vestito da uomo, capace di ammaliare con un solo sguardo. Altri parlavano di lui come di un dono degli dèi, fatto di miele e peccato.
Leonida non si era mai fermato alle voci.
Lui voleva la verità.
E la verità lo stava guardando proprio in quell'istante.
Ossidian era sulla soglia, avvolto in un mantello leggero, le lunghe maniche scivolavano dai polsi sottili, lasciando intravedere la pelle pallida alla luce delle torce. Non servivano gioielli per adornarlo. Era già perfetto.
«Leonida.» La sua voce era un sussurro di velluto, un invito e una sfida nella stessa nota.
Il generale non si mosse.
Non ancora.
«Non hai paura di aprirmi la porta?» chiese, la voce profonda come un tuono in lontananza.
Ossidian sorrise appena, inclinando la testa con la grazia di una divinità capricciosa. «Perché dovrei temerti?»
Leonida fece un passo avanti.
Ora il suo corpo riempiva lo spazio tra loro, il calore che emanava sembrava farsi strada nell'aria fredda della notte.
«Perché io ti desidero, Ossidian.»
Silenzio.
Un silenzio denso, elettrico, come il momento prima di una tempesta.
Ossidian sapeva. Lo aveva sempre saputo.
Ma non avrebbe ceduto facilmente.
«Allora entra, generale.» Fece un passo indietro, lasciando la porta socchiusa. Gli occhi scuri brillavano di una luce indecifrabile. Un invito, o una trappola?
Leonida sorrise appena, un lampo di ferocia e certezza.
Si tolse il mantello con un movimento fluido, rivelando la pelle dorata e le cicatrici della guerra.
E varcò la soglia.
La caccia era iniziata.
