La giornata non era stata delle migliori, per essere un semplice lunedì. Odiava l'inizio della settimana soprattutto quando si trovava a dover lavorare la notte. Prima che finisse il suo turno, erano arrivati quattro auror in gravi condizioni e altri tre feriti per i quali aveva dovuto prolungare il suo lavoro. Non le pesava ed amava quello che faceva però era sfinita.
«Dottoressa Granger! C'è un Auror che vuole parlarle!» la voce roca di un infermiere le giunse alle orecchie. Sospirò lasciando che la guaritrice Heather si prendesse cura del paziente steso lungo la barella e si recò alla reception del pronto soccorso. Seduto fra le scrivanie circolari c'era il ragazzo che l'aveva convocata.
«Grazie James, dopo aver finito di parlare con lui tornerò a casa. Potete affidare tutto a Cho.» avvisò osservando il ragazzo biondo annuire leggermente. Con un cenno del capo invitò il suo migliore amico a seguirla nel suo ufficio dove, prima di poter duramente rimproverarlo, lanciò un Muffliato.
«Harry James Potter, spero che non li avessi guidati tu in quel raid! Le loro ferite non sono lievi e qualcuno, se fosse arrivato leggermente più tardi, avrebbe perso la vita!» il tono serio fece accapponare la pelle al mago più famoso dell'epoca.
Harry deglutì rumorosamente scompigliandosi i capelli con le mani. Il corpo di Hermione era sempre stato minuto ma questo non l'aveva mai fermata e lo aveva visto varie volte nel corso della sua vita. «Era una missione sotto copertura, non dovevano esserci feriti in realtà. Sono qui perchè crediamo ci sia una talpa fra noi.» mormorò il ragazzo che sopravvisse due volte osservando la sua reazione. Le sue spalle si irrigidirono ma dal viso comprendeva bene che stesse trattenendo la curiosità.
«Mi dispiace, sono incoscienti. Abbiamo dovuto sedare coloro che non avevano perso i sensi, chiedi a Cho per ulteriori dettagli.» mormorò guardando l'orologio appeso al muro bianco. «Sembri stanca 'Mione. Stai dormendo vero?» la voce preoccupata di Harry le strappò un dolce sorriso. «Si, tra poco andrò a casa dato che l'emergenza è rientrata.» affermò la donna accennando un lieve sorriso per poi congedare l'auror e dirigersi all'uscita dell'ospedale.
Winged Pegasus era un progetto sperimentale che univa la medicina del mondo babbano a quella del mondo magico e pertanto, rispondeva direttamente al MMMD che si era formato di recente ed era stata presa per la sua competenza in entrambi i mondi.
Sorrise guardandosi attorno. Erano passati due anni dalla fine della guerra, ben presto avrebbe compiuto ventidue anni ed era realizzata. Una delle cose per le quali amava la sua nuova casa era la vicinanza all'ospedale, poteva andare a piedi dato che distava un dieci minuti. Camminare la faceva sentire bene e le dava modo per pensare a quella che, nell'ultimo anno, era diventata la sua vita.
Da quando aveva lasciato Ron Weasley si sentiva libera e in pace con sé stessa. Aveva trovato un nuovo appartamento e si era sistemata in una casa a schiera nei pressi di Soho Square, con una nuova coinquilina.
Era divertente come la sua vita girasse intorno a delle teste rosse, anche se ora Ginny era più distante a causa di suo figlio. Lei e Harry non avevano perso tempo e d'altronde li capiva ma Iris sopperiva bene a quella mancanza sebbene non avrebbe mai potuto rimpiazzare la strega.
Si erano conosciute durante il suo ottavo anno, perché aveva voluto ripetere il settimo anno ma alla fine ne era stato creato uno per loro. Iris era una Serpeverde che restava per lo più in disparte sebbene fosse stata accolta nel gruppo dell'ottavo anno. Si erano incontrate in biblioteca e da lì è nata la loro amicizia.
«Mamma, lo voglio! Voglio un gelato!» la voce gioiosa di un bambino di circa sei anni che correva allegro la fece sorridere distraendola dai suoi pensieri. Era uno dei motivi per cui adorava quasi il meteo di Londra, noto per la pioggia costante, quell'anno donava flebili raggi di sole sebbene l'autunno fosse iniziato.
Aprì la porta di casa entrando nel portone per poi adagiare il cappotto sull'appendiabiti e dirigersi lungo il corridoio di parquet. «Sono a casa!» avvisò sciogliendosi i capelli dall'ordinato chignon e lasciandoli ricadere lungo le spalle.
«Mione! Mi stavo preoccupando!» la voce della sua coinquilina la accolse dolcemente chiudendo la nuova pubblicazione del Cavillo.
« Comunque è passato sia il postino che un gufo, quello babbano ci ha portato le bollette e i gufi due buste strane. Una è per te, l'altra per me.» mormorò la ragazza guardando la busta dorata con ricami argentati che le piaceva.
Era una lettera consegnata via gufo, e lo capiva dal fatto che non ci fosse alcun mittente oltre al suo nome. Un ammiratore? Il suo nuovo indirizzo lo sapevano solo Harry e i suoi genitori, aveva chiesto di tenerlo riservato per un motivo.
Sospirò aprendo la busta e tirando fuori un pregiato cartoncino, i suoi occhi si sgranarono quando giunse alla prima riga scritta. «Quel bastardo... come osa!? Come!?» sbottò controllando di aver letto bene il nome scritto a caratteri dorati.
Ronald Bilius Weasley
e
Susan Dawson.
Le mani strinsero con forza il pezzettino di carta e la voce di Iris giunse distante. Provò a calmare il suo respiro e chiuse gli occhi nel tentativo di isolare quel sentimento. Rabbia, frustrazione e odio. Si ritrovò a stringere le mani attorno al nulla, e ciò le fece sbattere più volte le palpebre nel tentativo di mettere a fuoco l'ambiente circostante. Si toccò le guance umide. Quando aveva iniziato a piangere?
«È uno scherzo, non è reale!» la voce era bassa eppure Iris la udì lo stesso. Non riusciva ad immaginare cosa stesse provando, ma era chiaro che stesse soffrendo e avrebbe voluto lanciare qualche Crucio. «Non può essere. Cosa ho fatto di male?» mormorò sostenendosi al tavolo mentre la ragazza sospirò accompagnandola sul grande divano ad angolo grigio. Dopodiché andò in cucina e con la magia per preparare una tazza di tè calda consapevole che l'avrebbe sicuramente aiutata.
« È stato così, sai? Fin da bambini...» iniziò Hermione sorseggiando il liquido ambrato. «Susan, la sposa è mia cugina. Lei mi ha reso la vita difficile, mi ha sempre presa in giro portando tutti ad essere distanti da me o ad odiarmi. Nessuno mi credeva, era gelosa della mia abilità magica e ha tentato di tutto per prendersi la mia vita ed ora...ora sposa il mio ragazzo.» borbottò continuando a giocare con la tazza e a fare vorticare il liquido all'interno.
«Non voglio andarci. » ammise ancora guardando il pavimento. Era difficile guardarla in quelle condizioni, il suo fuoco si era estinto ancora una volta. «Hermione, tua madre capirà. Ma ciò non impedirà alla tua famiglia di parlare del tuo comportamento vigliacco.» esclamò Iris cercando di non ammorbidire il tono duro. «Vigliacco? Il mio ex si sposa con mia cugina. Hanno la faccia tosta di invitarmi ed io dovrei andarci?!» la voce strillante di Hermione fece comprendere bene la rabbia mista al dolore che tentava di sopprimere nel petto.
La ragazza dai capelli rossi alzò gli occhi al cielo, un gesto che Hermione aveva sempre trovato così carico di drammaticità. Si conoscevano da tre anni eppure in lei c'era qualcosa di disarmante. Qualcosa che più volte l'aveva portata a chiedersi se non si fossero già conosciute da qualche parte e si fossero incontrate poi ad Hogwarts. Eppure la rossa aveva negato, non si erano mai incontrate.
«Lo so, ma la gente parlerà. E darai al tuo ex il diritto di renderti piccola ai suoi occhi! Lui te l'ha spedito sapendo che non ci saresti andata!» cercò di spiegarle Iris ma Hermione le diede una rapida occhiata e andò nella direzione della porta. «Vado a fare due passi.» mormorò sentendo il viscerale bisogno di allontanarsi un po'.
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The Fall
FanfictionSono passati due anni da quando la guerra è giunta al termine e per la Gran Bretagna non era certamente un periodo allegro. Hermione aveva deciso dì abbandonare l'aspirazione di diventare ministro della magia per lavorare all'interno dell'ospedale W...
