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Alex

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Non ricordavo quanto fosse fredda l' aria mattutina di Chicago anche in primavera, il cielo però faceva un altro effetto quando lo si vedeva macchiato dalle prime luci rossastre  dell' alba. Il vento investì in pieno il mio volto non appena scesi dall' aereo, percorsi poi a ritroso il gate finché non raggiunsi l'entrata a vetri  dell'aeroporto. Sentivo ancora le guance pizzicare dal freddo mentre il naso si colorava di rosso per il rapido cambio di temperatura dall' esterno all' interno, obbligandomi a seppellire il viso nella morbida sciarpa che la mamma si era preoccupata di darmi.
Ancora non avevo realizzato a pieno dove fossi ( non che fossi nel pieno delle mie facoltà dopo un volo di quattro ore e mezza) la colpa era forse più dovuta al fatto che ogni aeroporto, secondo la mia modesta opinione, sembrasse uguale ad ogni altro. Non vedevo differenze tra questo e quello di Los Angeles, da cui  ero partito la sera prima, ne mi sentivo estraneo al calore del riscaldamento che mi circondava.
Presi la valigia dal nastro trasportatore e mi avviai vicino a quello che doveva essere il bar dell' aeroporto. Il calore mi inondò le mani gelate, mentre bevevo a piccoli sorsi il caffè che ora mi sembrava nettare degli dei  rispetto a quello che avevo preso sul volo. Riuscendo a scaldarmi non solo dall' esterno, ma anche dall' interno e lasciando una striscia bollente nella  gola fino allo stomaco.
Quando stavo per buttare il bicchiere, ormai  vuoto, sentii qualcuno chiamarmi da lontano.
Erano passati cinque anni dal nostro ultimo incontro, ma Marvin De la Cruz era rimasto tale e quale a come lo ricordavo. Lui era stato il mio migliore amico per tutta l' infanzia, eravamo cresciuti insieme e anche dopo il  trasferimento a Los Angeles di me e mia madre eravamo comunque rimasti sempre in contatto. Sarei rimasto da lui durante la mia permanenza a Chicago, dividendo l’affitto di un appartamento vicino all’università.
Un sorriso si formò sul mio viso, mentre con la solita aria frettolosa si avvicinava a me sistemandosi il cappello di cashmere blu elettrico sui capelli nero pece.
‹‹Alex!!›› disse saltandomi addosso con un abbraccio mastodontico, anche se mi arrivava appena alle spalle.
‹‹cazzo allora non era solo un' impressione, sei veramente più alto di me adesso››
Eravamo insieme da soli cinque minuti e la sua parlantina dall' accento ispanico era già partita a  manetta, ed io non potei trattenere un altro leggero sorriso.
‹‹Sai Marv, la pubertà ha i suoi lati positivi. Inoltre pensavi veramente che sarei rimasto un tappo come te?››
Dissi con fare canzonatorio, beccandomi una gomitata all'addome.
‹‹Ok ok, me lo sono meritato›› ammisi, alzando le mani in segno di resa mentre ridevo ancora sotto i baffi.
‹‹Por supuesto que sí, amigo›› ribatté con orgoglio mentre insieme ci avvicinavamo  al parcheggio, lasciando che l’aria calda del SUV mi facesse gioire per qualche secondo.

              

Arrivammo, dopo quasi quaranta minuti in un piccolo sistema condominiale. Era il luogo che faceva per me: una zona tranquilla, la metro a pochi passi e il minimarket aperto 24/7 ad appena una fermata di bus.
L’appartamento ci accolse,  lasciando che i muri color crema e i mobili beige scaldassero l' ambiente vuoto. Il soggiorno era piccolo ma  lasciava abbastanza spazio di manovra, con al centro una piccola TV da 30 pollici sostenuta da un vecchio mobiletto color mogano davanti al divano in tessuto, anch'esso beige.
La cucina era la parte che preferivo di più. Aveva  una grande finestra che dava sulla città ancora mezza addormentata,  nonostante il Sole fosse già alto da un pezzo e avesse iniziato a scaldare l’aria pungente.
‹‹Che ore sono?›› chiesi senza distogliere lo sguardo.
‹‹Sono appena scoccate le sette››
Rispose senza prestarmi troppa attenzione, perché intento nel portare dentro i suoi scatoloni del trasloco.
Io non mi ero portato molto, in una valigia da 10 kg avevo fatto stare tutto quello che mi serviva, mentre lui aveva portato montagne di scatoloni per trasferirsi in un appartamento che distava solo pochi minuti da casa dei suoi genitori. Poco mi importava però, finché la sua roba non invadeva la mia camera e non si metteva ad attaccare poster dei Beatles per casa, non mi dispiaceva condividere gli spazi con qualcuno.
‹‹Ti serve davvero tutta questa roba?››
Alzai un sopracciglio, mentre la sua mancata risposta e l’occhiataccia che mi rivolse mi costrinse ad avvicinarmi per fare ciò che silenziosamente mi aveva ordinato.
Dopo che aver  sistemato tutti gli scatoloni, potei finalmente farmi una doccia. L’aria del bagno era satura di vapore, mentre l'acqua calda mi cadeva sulla testa e scivolando poi lungo la schiena.
Ho sempre amato l’acqua, da piccolo passavo le estati al lago Michigan dove mi piaceva far saltare i sassi insieme a Marvin, sfidandoci a chi lo avrebbe fatto arrivare più lontano; sorrisi a quel piacevole ricordo.
Quando finalmente uscii mi passai la mano tra i capelli umidi, fissando l'asciugamano in vita con le dita. Proprio nel momento in cui stavo per lasciare la soglia per raggiungere la camera, mi fermai davanti allo specchio quadrato sopra al lavandino.
L’addome marmoreo, le braccia muscolose e il  tatuaggio che risaltava sulla pelle abbronzata dal Sole, spuntando anche se di poco,  sopra la spalla.
Era passato tanto tempo dall' ultima volte che ero stato a Chicago.
Tanto tempo. Prima di cadere in un vortice di pensieri distogliei lo sguardo dal mio stesso riflesso in grado di farmi venire i conati d e uscii dal bagno cercando aria da quella stanza che cominciava a soffocarmi. Attraversai il salone in  fretta e furia, senza preoccuparmi delle gocce che mi lasciavo dietro. Stavo per rifugiarmi in camera per indossare qualcosa, quando ciò che volevo evitare di più mi giunse alle orecchie.
Marvin spuntò come un fungo dopo una giornata piovosa, guardandomi, anzi meglio, squadrandomi  da capo a piedi. Ci fu un breve silenzio, in cui lo vidi schiudere le labbra mentre sgranava gli occhi dalla sorpresa anche se cercava di nasconderlo il più possibile.
‹‹Alex…›› sussurró, stava per dire qualcos'altro ma sembrava come se le parole gli morissero in gola, mentre io abbassavo lo sguardo per evitare il suo andandomene in camera.
Erano passati 5 anni, eppure sentivo ancora il peso dello sguardo degli altri ogni volta che mi guardavano, come se  mi giudicassero,  mi ripugnassero….

✨Angolo autrice✨
Com'è stato questo primo capitolo? Vi intriga sapere chi è Alex?
Spero vi sia piaciuto, grazie per averlo letto.

The End of BeginningOpowiadania do pokochania. Odkryj je teraz