CAPITOLO 1

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Quando ero piccola, mi ricordo che il silenzio mi sembrava qualcosa di naturale, come il respiro. I suoni intorno a me si mescolavano in una confusione che non riuscivo a comprendere, eppure non riuscivo a parlarne. Le parole non venivano. Non ero arrabbiata, non ero triste, ma semplicemente... non c'era bisogno di parlare. Così, cominciai a restare in silenzio.

Non ero mai stata una bambina chiassosa. Alle scuole materne prima che i miei genitori morissero e venissi portata in orfanotrofio avevo provato a giocare con gli altri bambini, ma quando provavo a dire qualcosa, le parole mi si bloccavano in gola, come se non appartenessero al mio corpo. Guardavo gli altri parlare, ridevano, si correvano dietro, si passavano palloni e figurine, ma io stavo sempre in disparte. In parte, non mi dispiaceva. Guardare era più facile che fare, eppure, ogni volta che qualcuno cercava di parlarmi, sentivo lo stesso sguardo. Quel giudizio silenzioso, come se fossi un enigma irrisolvibile.

Quando sono arrivata all'orfanotrofio, avevo sei anni. Nessuno mi ha chiesto chi fossi o come mi sentissi. La direttrice, la signora Margot , non ha mai avuto pazienza con me. Mi guardava come se fossi una piccola crepa da sistemare, una crepa che non poteva essere riparata..

"Selene è inutile," sentivo dire da lei. "Non parla mai, non si fa notare. Non so come si possa presentarla a una famiglia. È solo un peso."

Non avevo mai risposto a quelle parole. Forse lo avrei voluto, ma non c'era modo che la mia voce uscisse. Mi limitavo ad annuire quando qualcuno mi parlava, ma in realtà, non ascoltavo nemmeno. Non c'era niente che potessi dire o fare per cambiare come mi vedevano. Piuttosto, passavo il tempo in un angolo, nel mio angolo, dove il mondo sembrava un po' più lontano.

Quella sera, come tante altre, ero seduta nel mio angolo, con un libro tra le mani. La luce che filtrava dalla finestra stava diventando sempre più debole. Ero così concentrata che non sentii nemmeno i passi che si avvicinavano.

La porta si aprì senza fare rumore. La signora Margot era lì, come sempre, con il suo sguardo severo.

"Selene," disse con voce tagliente, "domani arriverà una famiglia. Ma non aspettarti nulla. Non sei adatta."

Non sollevai nemmeno lo sguardo. Sapevo cosa intendeva. Sapevo che, come sempre, non mi avrebbero presa. Non avevo una voce, non avevo parole, e questo mi rendeva invisibile.

Quando la porta si richiuse, il silenzio tornò a invadere la stanza. Mi alzai lentamente e mi avvicinai alla finestra. Guardai fuori, cercando qualcosa da aggrapparmi, ma c'era solo il cielo grigio e le luci lontane. Un po' di paura mi strinse lo stomaco, ma dentro di me, qualcosa si stava accendendo.

Fragments of heartStories to obsess over. Discover now