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Insonnia

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Era una notte buia e fredda, forti raffiche di vento scuotevano Vultur fin dalle viscere, minacciando di spezzare gli imponenti alberi che lo circondavano, creando un sibilo capace di insinuarsi negli animi dei più coraggiosi, evocando brutti presagi. Di solito tutto questo appariva come una dolce ninna nanna per Viktor, ma quella notte non gli faceva prendere sonno. Viktor era un giovane contadino nato e cresciuto nella foresta di Vultur che amava la sua terra e il contatto con la natura, a tal punto da decidere di dormire fuori dal suo capanno, su un soffice prato d'erba. Alto, bello e talentuoso, aveva deciso di mandare avanti il piccolo podere di famiglia piuttosto che abbandonare il villaggio in cui era nato per cercare una vita altrove (magari in uno di quei posti industrializzati come Città del Mare), per vivere e cibarsi dei frutti del suo lavoro. Tutto questo gli aveva conferito una muscolatura non indifferente. Era fiero della scelta fatta e contento della serenità che poteva regalargli il suo stile di vita, ma da un po' di giorni era tormentato da qualcosa. Nonostante la temperatura fosse molto bassa e a proteggerlo ci fosse solo il suo gilet di lana, una canotta e un paio di pantaloni da pastore verde militare, stava grondando di sudore e continuava a rigirarsi nel tentativo disperato di trovare sollievo. Il ciuffo, sempre impeccabile, adesso era tutto scompigliato e la corta barba, così come il resto della capigliatura, erano tutti appiccicosi. Si sforzava di tenere le palpebre serrate mentre ripensava al passato. La sua contrada, non molto tempo addietro, era stata lo scenario di una guerra tra poveri, la famigerata "guerra lampo". Nata da una diatriba tra proprietari terrieri, era durata solo dieci giorni per via delle armi primitive con cui gli abitanti avevano provato a difendere i loro territori. Tuttavia contava un numero molto alto di morti. Il giovane Viktor si era unito alla lotta con orgoglio per difendere le sue terre, ma gli orrori che aveva visto lo avevano cambiato profondamente, risvegliando in lui una sensibilità verso la sofferenza umana. Una cosa inquietante che non aveva mai avuto il coraggio di confidare a nessuno, era che lui aveva sognato una scena del conflitto ancora prima che questo iniziasse. Adesso gli stava capitando di nuovo. Erano giorni che vedeva scene di orrore ogni volta che chiudeva gli occhi, armi e terre mai viste prima, umani con strane armature... le sensazioni che queste visioni causavano erano molto più forti dell'ultima volta e indescrivibili a parole: l'unica cosa che sapeva era che un nuovo imminente conflitto, molto singolare e di dimensioni colossali avrebbe sconvolto la sua vita e quella di molti altri. Aveva paura di ciò che vedeva, di ciò che sarebbe potuto accadere, soffriva al pensiero di tutto quel dolore, delle vite che sarebbero state spezzate. Una domanda lo tormentava più di tutte: perché l'uomo non si accontenta di ciò che ha ed è disposto a uccidere per avere sempre di più? Sentiva un forte senso di disagio e un pulsare dentro di lui, come se qualcosa si fosse svegliato da un lungo sonno. Alla fine si arrese: aprì i grandi occhi neri e stette a pancia in su, con le mani sotto la nuca, a contemplare il cielo. Seguirono istanti di silenzio e pace. Il vento era cessato e il sibilo non si udiva più.
Finalmente era riuscito a rilassarsi quando un urlo attirò la sua attenzione. "Aiutooooo, qualcuno mi aiuti!", era la voce di una ragazza. Senza neanche pensarci, scattò in piedi e corse verso gli alberi che circondavano interamente la sua proprietà, dietro il capanno da dove gli era parso che provenisse la voce. A grandi falcate raggiunse un tronco secco ed estrasse l'accetta che vi era conficcata, poi diede fuoco a una torcia e s'incamminò tra la vegetazione. "Vi prego, aiutatemi!", la voce si faceva più nitida a ogni passo. "Stai tranquilla, sto arrivando!" urlò con tono deciso, "cerca di stare calma". Ma era buio pesto e orientarsi nel cuore del bosco di Vultur, che pure conosceva benissimo, era un'impresa non da poco. Allora si fermò e chiuse gli occhi, concentrandosi sulla voce della ragazza, che intanto continuava a gridare. Doveva solo seguire il suono, solo quello. Così fece e infine riuscì a scorgere la figura di una donna ai piedi di un pendio. "Come sei finita lì? Sei ferita?" domandò mentre scendeva a prenderla. Lei taceva. Finalmente la raggiunse. "Va tutto bene, è tutto finito!" la rassicurò prendendole il viso tra le mani con fare delicato, per poterla guardare negli occhi. La visione andava oltre ogni immaginazione, era bellissima! Era proprio come aveva sempre immaginato la sua futura moglie: la pelle liscia, gli occhi verdi, lunghi e folti ricci castano scuro, lineamenti perfetti e viso ovale... la ragazza più bella che avesse mai visto! Mentre osservava come incantato, un forte dolore e subito dopo un calore alla schiena lo fecero stridere. Era stato accoltellato sotto la scapola destra, gli avevano teso una trappola. Fece in tempo a vedere la ragazza cadere accanto a lui, un gruppo di loschi figuri scappare, poi svenne.

Il majill e il primo FASCINANTE Stories to obsess over. Discover now