CAPITOLO 1

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A Milano Ovest la vita é colorata di grigio.
Grigio dei palazzi, dal cielo quasi sempre nuvoloso, dall'umore delle persone che abitano nel quartiere, d' altronde il nome "grigio" significa "senza colore" proprio come l'anima presente in tutti i cittadini di questo luogo.
Non mi sono mai sentita parte di questo posto da bambina, ma crescendo tutto questo grigio ha protetto il mio carattere, un carattere molto contrastante tra di sé. Sono dolce ma ostile, iperattiva ma pigra, felice ma triste.
Sono un "Ma" tra tutte le certezze.
Forse é l'età, 18 anni vuol dire responsabilità ma anche lutto tra il mondo dei grandi e il mondo piccoli, sono ancora una ragazzina con responsabilità che non ho chiesto, tutte ammassati sul dorso come un mulo che traina pesi tutto il giorno.
Dovrei essere felice di aver più autonomia e di potermi comprare un alcolico senza chiedere al mio migliore amico, Amine, lui é la mia unica certezza, la mia colonna portante in un mondo interno che é in piedi a stenti.
~ Ancora con i tuoi viaggi, Reb? ~ A distrarmi dai miei pensieri é proprio Amine, siamo sul tetto del nostro palazzo, come da un mese a questa parte ci ritroviamo sempre alle 8:30 di sera sull'unica parte del nostro tetto senza parapetto sdraiati a fumare una canna guardando tutta la città di Milano che ci circonda, a volte mi chiedo se anche le persone che abitano in centro si soffermano a guardare verso la nostra zona, se pensano a come sarebbe vivere qua, o se ci screditano e basta per il nostro modo di vivere.
~ Si hai ragione, scusa~ dissi in un attimo di autoconvalescienza.
~Tieni dai, non ti preoccupare~ mi porse la mia parte di canna sapendo che mi ci voleva.
Ogni volta era così, io che mi in cantavo nei miei pensieri e lui che se ne stava lì in compagnia del mio silenzio, é per questo che siamo così legati, lui ascolta il mio silenzio e lo comprende e io non posso fare altro che ringraziarlo silenziosamente.
~ Andiamo giù? ~ mi chiese
~Va bene~ acconsentì
Scende mo lentamente dal rialzo del bordo del tetto e scendemmo al decimo piano per prendere l'ascensore e silenziosamente arrivammo al terzo piano. Porta numero 17.
La casa era per due persone accogliente e calda grazie ai termosifoni che si accendono in tutto il condominio. Decidemmo di cucinare i tortelli e di guardarci una serie TV, cosa che non riuscì a fare perché mi addormentai sulla spalla di Amine dopo un quarto d'ora dall' inizio dell'episodio.
E come al solito sentì in lontananza uno sbuffo da parte del mio migliore amico e mi senti portare in camera mia di peso come ha sempre fatto da tutta la nostra amicizia di ben 10 anni
~Buonanotte Habibati~ sorrisi internamente e finalmente caddi nelle braccia di Morfeo




Lo so é un po' corto ma la sto scrivendo così su tre piedi perché mi andava di scrivere qualcosa ed ho pensato ad un figo e m'é venuto in me de Andrea fking Arrigoni, però non é un brutto inizio, dai....

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