Da innamorati a sconosciuti, da sconosciuti a innamorati

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Al termine delle lezioni il cortile si riempì di studenti, alcuni si fermavano a chiacchierare, mentre altri non vedevavano l'ora di tornare a casa, esausti dopo una lunga giornata.

<Se vedemo>
Manuel lo lasciò lì, salutandolo con una pacca sulla spalla e si diresse a passo spedito verso il suo nuovo gruppo di amici.

Incrociò le braccia Simone, mentre li osservava da lontano.
Il più grande li aveva conosciuti al locale dove lavorava da qualche settimana e da allora li frequentava quotidianamente. Trascorreva con loro interi pomeriggi, mentre la sera erano soliti uscire a divertirsi.

Si sentì ridicolo, il fastidio che provava per essere stato privato delle solite attenzioni che il riccio gli riservava era infantile, si stava comportando come un bambino ma non riusciva a smettere di sentirsi trascurato.
Lo vedeva ridere e scherzare con loro come fossero amici da sempre e ogni volta una morsa invisibile gli stringeva il petto.
Una voce nella sua testa continuava a ripetergli che quei ragazzi fossero più interessanti, più divertenti di lui. Forse Manuel non aveva più bisogno di lui. Forse voleva passare il tempo con qualcun altro.

Fece vagare lo sguardo in altre direzioni fingendo disinteresse, per poi ricadere inevitabilmente con gli occhi sempre nello stesso punto.
Uno di quei ragazzi, quello con i capelli biondi e un sorriso smagliante che credeva si chiamasse Andrea, si avvicinò a Manuel e gli disse qualcosa nell'orecchio che lo fece ridere forte.

Simone si morse il labbro inferiore, tenendo a bada il desiderio di correre verso di lui e baciare quel sorriso di cui si era innamorato.
Aveva tentato con tutte le sue forze di soffocare quel quel sentimento, ma sembrava prendersi gioco di lui
rafforzandosi ogni giorno e diventando sempre più difficile da contenere.
Manuel era stato chiaro l'anno prima, dopo quella notte avvolti nelle luci rosse che fecero da spettatrici all'unione dei loro corpi. Per lui non era stato speciale allo stesso modo. E non perché non gli piacessero anche i ragazzi - aveva fatto coming out a inizio anno - era lui a non piacergli.

Scosse la testa, tornando alla realtà. Si rese conto che il cortile si fosse quasi del tutto svuotato, così si avviò verso la moto a passi lenti.

Quel gruppo era un insieme di persone che, a occhio esterno, appariva mal assortito.
C'era Luca, il ragazzo con i capelli blu e l'aria da rockettaro, che si vantava della sua collezione di chitarre elettriche e delle serate passate a suonare nei locali. Poi il biondo, che ora aveva allungato il braccio attorno alle spalle del più grande, un tipo sportivo tutto muscoli e infine Nora, solare, socievole e sempre con la risposta pronta.

Simone non capiva cosa potesse spingere persone tanto diverse a fare gruppo, né come Manuel potesse trovarsi così a suo agio con loro.

Raccattò il casco e lo allacciò, montando in sella.

Nel frattempo, Manuel, tra una battuta e l'altra, aveva lanciato un'occhiata veloce verso di lui.
Il comportamento del riccio non gli era sfuggito,
da qualche giorno gli appariva inquieto, sempre perso nei propri pensieri.

<Ma che c'hai? So' giorni che sei strano>
Manuel fece irruzione in camera sua quel pomeriggio, appropriandosi del suo letto.

Inizialmente fu sorpreso di trovarselo alla porta, ormai i loro incontri si limitavano all'ambiente scolastico. Gli era piombato in casa come era solito fare quando erano solo loro due contro il mondo.
Forse non ne aveva avvertito la frattura nel loro rapporto come Simone che nel fare amicizia aveva piu difficoltà.

<Niente sto bene>
Il moro inclinò la testa, fissandolo mentre l'altro teneva lo sguardo basso sul quaderno aperto.
<C'hai na faccia>
<Ti dico che sto bene>

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