Il suono del telefono che squilla mi risveglia dai miei pensieri. Chiudo il libro che stavo leggendo, "La coscienza di Zeno", e guardo il telefono.
Luciano.
Scatto in piedi, con gli occhi sgranati. Mi aspettavo tutto tranne una sua chiamata. Mi schiarisco la voce e premo la cornetta verde, aspettando qualche secondo prima di parlare.
"Pronto?" quasi sussurro, aspettando che lui risponda.
"Bianca, ciao...come stai?" chiede, nella sua voce è forte l'accento fiorentino.
"Ciao Luciano, sto bene grazie, tu?"
"Bene, bene...senti, io ti ho chiamato perché devo chiederti una favore enorme" sento in sottofondo le risate della piccola Matilde e sorrido automaticamente.
"Certo, dimmi tutto"
"Senti...io avrei bisogno che tu partissi con noi per questo europeo, la gente si aspetta tanto e ho paura di deludere, ma soprattutto vorrei qualcuno che riesca a motivare i ragazzi ed ho pensato subito a te...è un problema?" domanda. Resto immobile per un attimo. Partire in ritiro con loro per l'europeo? Un sogno che si avvera.
"Si, ci sto, certo!" esclamo, entusiasta.
"Oh Dio, grazie mille, davvero. Partiamo oggi pomeriggio sul tardi per andare a Firenze...grazie ancora, se hai bisogno di un passaggio dimmelo" parla velocemente.
"Okok, grazie mille...ehm, sì in realtà si, se ti é possibile avrei bisogno di un passaggio" dico, leggermente imbarazzata.
"Ok, allora passo a prenderti alle sei, prepara la valigia...grazie mille ancora, a dopo" dice, per poi chiudere il telefono. Mi siedo sul divano, ancora emozionata per la proposta e poi corro a preparare le valige. Partire per gli europei é sempre stato il mio sogno.

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Alle cinque e quarantotto minuti il campanello di casa suona, rivelando l'allenatore dietro la porta.
"Ciao Bianca" mi sorride. "Allora, sei pronta per partire?"
"Certo, ho tutto pronto...ah, Luciano, grazie mille per aver chiamato proprio me" dico, ringraziandolo sinceramente.
"E chi altro altrimenti? Tu sei una professionista, ti conosco bene" mi risponde, sorridendomi sinceramente.
Entro in macchina e noto che ci sono altre due persone all'interno, due componenti dello staff. Durante tutto il viaggio parliamo delle partite, della squadra e dei giocatori, fino a che la macchina non si ferma davanti ad un cancello grigio.
"Siamo arrivati!" esclama Luciano.

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Il campo in cui si allenano é bello ed enorme e davanti ad esso ci sono la palestra ed un hotel.
Entro in quest'ultimo, trovandomi davanti un gruppo di ragazzi vestiti in blu scuro e grigio.
"Bianca!" esclama Nicolò, sorpreso di vedermi lì. Di scatto si girano tutti verso di me. Sento qualche commento e qualche apprezzamento.
" 'Orca miseria, tu fai parte del team?" domanda un ragazzo biondo, spalancando gli occhi di sorpresa. Annuisco, sorridendo.
"E dove sei stata tutto questo tempo?" domanda, con ancora un espressione sorpresa in viso.
"In ritiro spirituale in un convento di monaci buddhisti...quando però mi é arrivata la chiamata del mister ho deciso di abbandonare il convento e partire per un altro ritiro" dico, cercando di mantenere un tono serio per non far comprendere il mio sarcasmo. Il biondo alza un sopracciglio e la sua espressione cambia.
"Davvero?" chiede, sta volta scioccato.
"No!" esclamo, scoppiando a ridere. "Però avresti dovuto vedere la tua faccia quando l'ho detto" mi metto una mano sulla pancia che inizia a farmi male per le risate mentre Nicolò mi segue a ruota.
"Comunque..." dice l'altro, gettando uno sguardo prima su Nicolò e poi su di me.
"Io sono Davide...scusa per la brutta figura" mi porge la mano, imbarazzato.
"Io sono Bianca, e tranquillo, non é un problema"
"Ah, ragazzi ciao...vedo che avete fatto già la conoscenza di Bianca!" esclama il mister venendoci in contro a braccia aperte.
"No, in realtà solo Nicolò e Davide..." dice un ragazzo con i capelli marroni dietro di noi.
"Oh, mh...io sono Bianca, piacere" dico, salutando generalmente tutti con la mano.
"Si, credo che questo fosse chiaro" una voce sarcastica alle spalle del moro risponde, ma non ha un velo di ironia o simpatia all'interno, solo sarcasmo e quello che sembra fastidio. Cerco di ignorarlo semplicemente, rivolgendomi cortesemente agli altri.
"E..scusa la domanda ma, perché sei qua?" chiede il ragazzo di prima, confuso.
"Ah, si, giusto...io sono la vostra mental coach" spiego.
"Mental...che?"
"Mental coach, idiota" risponde Nicolò, tirando uno schiaffetto sulla nuca al ragazzo che ha parlato prima, che subito mormora un 'ahia' e si mette la mano sulla testa.
"In sostanza a che servi?" richiede il ragazzo alle spalle del moro. Sta volta giro la testa e lo vedo. Alto come un palazzo, capelli con le sfumature e non pochi tatuaggi. Figo, devo dire, ma molto antipatico.
"In sostanza io alleno la mente e lo sviluppo delle competenza psicologiche delle squadre, degli allenatori e degli atleti singoli con l'obbiettivo di migliorare le prestazioni, la motivazione e la resistenza" spiego, mentre molti mi guardano sorpresi.
"Tipo 'na psicologa?" chiede Davide.
"Si, tipo"
"L'ho chiamata io ragazzi, perché la gente si aspetta molto e noi dobbiamo essere al top" spiega l'allenatore. "Io adesso vi lascio, tra poco ceniamo e poi tutti nelle camere" si congeda.

"Io sono Raul, comunque" si presenta il ragazzo castano che ha parlato prima.
"Bellanova, vero?" chiedo e lui annuisce.
"Bianca!" esclama Alessandro, affiancato da Nicolò. "Quanto tempo!"
"Eh già, sembra ieri che lo facevo nell'Inter questo lavoro"
"Tu l'hai fatto anche nell'Inter? E io dov'ero?" mi si avvicina Di Marco, abbracciandomi e ridendo. Ce ne sono pochi che conosco bene: Federico Di Marco, Federico Chiesa, Alessandro, Gigio e, ovviamente, Nicolò, il mio "migliore amico".
Si avvicina anche l'altro Federico e ci abbracciamo. Pian piano di avvicinano tutti a presentarsi, tranne il belloccio antipatico.
"Nico, scusami, mi puoi dire chi é quello?" chiedo, indicandolo con la testa.
"Ma chi, Gianluca?" chiede, sorridendo. "Antipatico, eh? Ha un carattere, come dire..."
"Da stronzo?"
"Stavo per dire spigoloso, in realtà...ma è un cuore di panna sotto sotto, Davide te lo può confermare, sono migliori amici" lo osservo meglio , è veramente bello, ha qualcosa che mi attrae, non so se i tatuaggi o il fatto che sembri un gran menefreghista.
"Vacci a parlare, dai...che senó se continui a guardarlo lo sciupi" dice, dandomi un colpetto con il gomito.
"Ma smettila! Guarda che sono professionale io! E poi ho già una mezza conoscenza in corso..."
"E NON MI HAI DETTO NULLA!?" quasi urla. Subito gli tiro uno schiaffetto sul braccio, per zittirlo, visto che praticamente tutta la squadra si è girata a guardare.
"Nicolò! Zitto! E comunque non ti ho detto nulla perché nemmeno noi sappiamo se effettivamente possa essere qualcosa, e poi ci stiamo solo conoscendo..." dico, arrossendo.
"Ma resta il fatto che non mi hai detto nulla, stronza!" dice, facendo il finto offeso.
"Chi è? Dai dimmelo" mi implora, colpendomi ripetutamente al braccio.
"Mai" gli dico, lasciandogli un bacio sulla guancia.
Poco dopo il mister torna, dicendoci che dobbiamo cenare e poi decidere le stanze.
La cena si svolge tranquillamente, mentre in camera finisco nell' unica a tre: Nicolò e Alessandro.

Arrivati in camera mi butto sul letto.
"Mamma mia, l'eleganza di una vacca"
"Ma fai silenzio Nicolò" gli rispondo, mentre il suo telefono squilla ripetutamente e quando risponde la voce di Federica riecheggia nella stanza. La saluto e le faccio gli auguri per la nascita del piccolo Romeo ma poi mi butto di nuovo a letto, addormentandomi poco dopo, ancora vestita e truccata. È stata una giornata intensa ma molto bella. Sono finalmente felice.











🚀 autrice.
Ehi! Com state? Allora che mi dite di questo europeo?
Io lo sto guardando tutto e mi sta piacendo davvero tanto, ma come lo scorso europeo ("How I met your father", che, per essere precisi, non trovate più perché era troppo brutta e scritta con una scrittura davvero immatura) anche quest'anno ho voluto scrivere una storia.
Fatemi sapere cosa ne pensate, commentate, consigliate e lasciate una stellina se vi va.
(P. S. Scusate eventuali errori di scrittura, ho controllato tre volte😭)
Love you all.

~night🤍

Brivido Where stories live. Discover now