1. Vanessa- La Fuga

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vorrei stare da un'altra parte

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vorrei stare da un'altra parte

l'unica cosa che non puoi cambiare è te stesso

vorrei stare da un'altra parte

- ossa rotte (Rkomi)


Non potevo stare a casa a non fare nulla. Avevo due opzioni: o uscire con la mia moto e dimenticare per un'oretta tutti e tutto o... o perlustrare un po' il luogo. Optai per la seconda. Allora uscii di casa e mi diressi verso la piazza. Una volta lì mi sedetti sul muretto della fontana e tirai fuori il telefono. Ovviamente era solo una scusa, perché la mia attenzione non era rivolta ad esso, ma al territorio intorno a me. Mi concentrai sull'udito. 

Tanti rumori di una bella cittadina alle 11 del mattino. Nella mia mente cercavo di distinguerli, quando il mio telefono vibrò. Buttai un occhio, non mi interessava davvero. Ma di sfuggita vidi un rettangolo nero in mezzo allo schermo. Allora guardai meglio: era un messaggio.

"Buongiorno Vanessa."

Oh no. Non era un buon segnale. Le mie dita si mossero prima di qualsiasi cosa, veloci sul tasto del volume e dello spegnimento. Mezzo secondo dopo aver fatto lo screenshot, il messaggio sparì. Mi guardai intorno. Presi il cellulare e feci molte foto della zona: cercavo delle persone con il telefono in mano. Sapevo che colui che mi aveva scritto non era così ingenuo da essere in bella vista, ma non si sa mai. E poi arrivò il secondo messaggio. Una foto. Una mia foto. Ora il mio telefono ritraeva me seduta sul muretto. Partì un altro screenshot. E subito dopo un nuovo messaggio:

"Con me non si scherza."

Be', neanche con me. Mi alzai e, con quanta più calma possibile, entrai in una boutique. Se il tizio mi stava ancora osservando volevo sembrare più calma possibile. Anche se mille emozioni contrastanti si stavano riversando dentro di me: da un lato ero felice di avere finalmente un avversario così abile, e questa la chiamai pazzia, perché lo sapevo che era una missione importante e non c'era niente per cui essere felice. Una volta entrata nel negozietto andai dritta al camerino. Lì tolsi lo zaino, il mio fedele compagno di viaggio. Sono una ragazza semplice, non troppo alta, non troppo magra, bionda con gli occhi scuri. Non ho grosse curve nè segni particolari. 

Insomma, una ragazza che si dimentica facilmente. Mentre pensavo a questo, presi la parrucca bionda dallo zaino. Dovevo fare in fretta. Raccolsi i miei capelli in uno chignon e misi sopra la parrucca con una berretta. I capelli finti mi arrivavano ai gomiti, così li legai facendo una coda. Mi misi delle lenti a contatto per colorare gli occhi di azzurro. Tolsi i miei comodi jeans larghi e la mia felpa blu per lasciare spazio a dei leggins da ginnastica e un top rosa. Imbottii un po' il mio reggiseno e, dopo avere trasformato il mio zaino in un marsupio, uscii dal camerino e mi precipitai in strada. 

Avevo messo le cuffie ma in verità non stavo ascoltando niente. Volevo sembrare una turista tedesca che era uscita per fare una corsa. Iniziai a correre, volevo solo fare un giro della zona per capire dove eventualmente potevo nascondermi. 

E mentre nella mia testa ero persa in mille o più pensieri, le mie orecchie percepirono un rumore. Era come un motore, ma non potevano essere veicoli perché la strada era chiusa ai mezzi. In verità la ragazza tedesca che sembravo non avrebbe dovuto sentirlo perché aveva le cuffie, così decisi di imboccare una stradina secondaria per controllare. 

Quando nessuno mi vedeva più tolsi gli auricolari. Il rumore doveva venire dall'alto, quindi guardai il cielo. Vidi un drone e capii all'istante. Il tizio mi voleva, talmente tanto che era lì a telecomandare il drone, o comunque pagava qualcuno per farlo. Okay, okay, ho capito che con te non si scherza. Ma ora voglio farlo capire anche a te. 

Ma la cosa più importante era riuscire a non farmi seguire, e magari trovare anche chi lo pilotava. Così decisi che era meglio cambiare travestimento. Dovevo riuscire a fargli perdere le mie tracce. Sempre occhi e capelli chiari, ma stavolta i capelli erano a caschetto e avevo una frangia scomodissima sulla fronte. 

Una maglietta nera e un'ampia gonna verde smeraldo che mi copriva le scarpe. Un veloce ritocchino al naso per farlo sembrare più grosso. 

Come travestimento era il migliore per non dare nell'occhio. Imboccai la via principale e presi il mio telefono. Dovevo fare finta di essere una signora tedesca che andava a fare la spesa e intanto chiacchierava con una sua amica al cellulare. Iniziai a parlare tedesco, ogni tanto smettevo e facevo finta di ascoltare chi parlava, per poi scoppiare in una risata. Mi riusciva abbastanza bene. Intanto mi guardavo intorno per cercare il mio obiettivo. 

Sapevo che non era cauto stare allo scoperto, ma dovevo avere informazioni, anche se dubitavo di trovarle, probabilmente il pilota si trovava in una casa o in un posto protetto. 

Girai così per quasi un'ora e mezza, con un drone sulla testa che probabilmente mi stava cercando. Alla fine la fame ebbe la meglio. Ma prima dovevo cambiarmi di nuovo, per sicurezza. Tolsi la gonna e indossai di nuovo i leggins neri e il mio felpone. Misi una parrucca nera e tolsi le lenti a contatto. Per tornare a casa presi solo strade secondarie, tornando ogni tanto indietro per depistare chi che mi seguiva, se qualcuno mi seguiva. 

La notte prima mi ero studiata la mappa di Chamonix a memoria, quindi sapevo esattamente il percorso da prendere. Arrivata nella via dove abitavo, mi citofonai. Ma poi non potei fare altro che prendere le chiavi e aprire il portone. Lo chiusi in fretta. Mi girai verso le scale che conducevano a due porte. Io abitavo in quella a destra. Dall'altra parte del muro abitavano due giovani francesi. 

Per loro ero Gloria e venivo dall'America. Ero una studentessa e avevo 22 anni. Meno sapevano meglio era. Con un pensante tonfo mi chiusi la porta dell'appartamento in affitto in cui vivevo alle spalle. Finalmente. Presi uno yogurt dal frigo e iniziai a mangiarlo. Subito dopo tolsi il mio portatile dalla sua custodia e iniziai il mio lavoro trasferendoci gli screen e le foto fatte. Non era un granché, ma era un inizio, e anche l'unica pista che avevo. Volevo provare a capire da dove arrivavano quei messaggi. Come erano comparsi, erano anche scomparsi senza lasciare nessuna traccia: anche nella cronologia delle notifiche non apparivano. 

Erano file criptati. Inserii la chiavetta per provare a decriptarli ma non ci speravo troppo. Allora mi buttai sulle foto che avevo scattato in quella piazzetta. Controllai ogni angolo di tutte le foto. Non c'era niente di sospetto. In quello spazio c'erano una decina di persone, tra cui solo tre con il telefono in mano. Allora controllai la foto che mi aveva mandato lui. 

Mi vedeva di spalle, perciò significa che era dietro di me. Era stata scattata dall'alto, quindi doveva essere nella casa che c'era alle mie spalle, oppure poteva avere usato il drone, ma era poco probabile: l'avrei sentito. Bene, la spia russa che stavo cercando sapeva che volevo trovarlo. Aveva un vantaggio. Sapeva tantissime cose su di me. Innanzitutto sapeva il mio nome, il mio vero nome. Erano poche le persone che lo sapevano. Conosceva il mio aspetto, sapeva dove mi trovavo e cosa ci facessi li. Ma non sapeva una cosa: avrei fatto di tutto per stanarlo. 



CIAO A TUTTI, SONO SOPHIE. SPERO CHE IL PRIMO CAPITOLO VI SIA PIACIUTO, VI DICO GIA' CHE SONO CAPITOLI BREVI MA MOLTO LAVORATII

QUESTO è IL MIO PRIMO LIBRO.. FATEMI SAPERE COSA NE PENSATE SU IG:

SOPHIEEE.BAKERRR

🔝🔝🔝

NEL PROSSIMO CAPITOLO ENTRA IN GIOCO UN NUOVO PERSONAGGIO🥴🥴

🤠💣🦢

Il Gioco delle MaschereTempat cerita menjadi hidup. Temukan sekarang