CAPITOLO 1 - Emily

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Pochi minuti prima...

Grida di vittoria mi avvolgono, accompagnate da strepitii e movimenti convulsi dei tifosi attorno a me.

Sono tutti in estasi per il gol appena segnato.

Tutti. Tranne me.

Io sono ghiacciata sul posto, che osservo quell'unico giocatore ancora a terra, il corpo inerme, abbandonato sul manto gelido.

Poi, sembra quasi che il tempo si cristallizzi per un istante. Le voci si fermano, i movimenti si arrestano, e il silenzio piomba sull'arena.

Gli occhi dell'intero pubblico sono ora rivolti su quel giocatore. Il numero 3. Accasciato su sé stesso.

Sbatto appena le palpebre, impietrita, e tutto cambia di nuovo.

Il tempo riprende a correre, ora troppo veloce.

Prima il suo corpo era a terra, adesso c'è solo una macchia di sangue.

«Emily? Vai da lui!»

La voce di Valerie mi spinge a muovermi.

E poco dopo sono a una manciata di passi da lui.

Ora

Resto immobile sul ciglio della porta, all'entrata degli spogliatoi, in preda al terrore.

La lama del pattino di uno degli avversari è andata a conficcarsi nel collo di Evan, provocandogli una ferita profonda.

Osservo la scena dalla soglia, ammutolita, la mano poggiata allo stipite, nel difficile compito di sorreggermi.

Evan è seduto su una panca, tiene la testa piegata all'insù, il taglio tra il mento e la gola che continua a sanguinare e la maglia con il logo della Northwestern imbrattata del suo sangue.

Uno dei due soccorritori estrae uno spray e una benda dalla borsa medica, mentre l'altro esamina in modo più approfondito la ferita.

Nessuno si è accorto della mia presenza, probabilmente perché non sto dando segni di vita, in bilico tra l'aldilà e l'aldiquà.

Mi sento la gola arida, a differenza degli occhi, che sono due fiumi pronti a straripare. Ogni muscolo del mio corpo totalmente atrofizzato.

«Ahia! Merda...»

Evan impreca a denti stretti, la sua voce sofferente mi causa un tremito alle gambe.

«Lo so, ragazzo, brucia.» Interviene l'uomo che gli sta disinfettando la ferita. «Forza dai, tieni duro, ho quasi terminato.» Lo incoraggia tempestivo.

«Mmh. Cazzo.»

Evan geme di nuovo quando l'alcol torna a contatto con la sua carne lacerata.

Mi basta quello a far sparire ogni esitazione che sento dentro e, senza pensarci, mi precipito lì e gli prendo la mano.

«Evan!»

Nell'attimo in cui lui sente la mia voce, si apre in un sorriso tirato, stringendomi a sua volta la mano, ma più forte.

«Em, sei venuta sulla scena del delitto?»

Mi prende in giro, trattenendo un lamento, senza però distogliere lo sguardo dal soffitto.

Un'immediata sensazione di sollievo mi attraversa da cima a fondo, mescolandosi con la paura ancora in circolo.

«Ma cosa combini?» Lo sgrido, il tono della mia voce tremante, severo e preoccupato al tempo stesso.

«A quanto pare, era l'unico modo per farti tornare da me, Lolita.» Ribatte lui allegramente.

Arrossisco come un rapanello, consapevole del fatto che non siamo soli.

PIANETA ERRANTE - CONQUISTA DI UNA STELLAWhere stories live. Discover now