Prologo

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Quella mattina mi svegliai di soprassalto. Avevo una mano sulla bocca e, colta alla sprovvista, gemetti disperata cercando di toglierla e urlare, ma ero ancora mezza addormentata e l'aggressore sembrava molto più forte di me. Dopo aver lottato per quasi un minuto, mi accasciai priva di forze.
Intanto l'uomo mi prese, uscì dalla finestra del primo piano e da lì mi calò verso un furgoncino, poi scese anche lui e spinse l'acceleratore a tavoletta. I gesti erano precisi e veloci. Sembrava sapere bene cosa stesse facendo.
Dall'ombra sbucò una voce sprezzante: -E adesso di lei cosa ce ne facciamo?-
-Mio padre ha detto di prenderla, poi deciderà lui il da farsi- fu la risposta -Questa sarà la giusta vendetta-

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