Cento anni. Cento anni sono passati da quando, nel 2024, venne annunciato che l’azienda di Elon Musk aveva sperimentato Neuralink su un essere umano. Ci si stava avventurando oltre i confini della mente umana e la promessa era quella di un’avventura meravigliosa. Qualche voce isolata si alzava contro l’innovazione: il timore di insinuarsi di pensieri estranei, la caduta della linea di confine tra il reale e il virtuale…minacce inaspettate, nascoste all’interno del labirinto neuronale. Questo è ciò che pensiamo io, mio fratello Josuè e il suo amico Louis. Mi trovavo in camera mia, coricata sul letto intenta a leggere un antico romanzo rosa, quando la voce squillante di mia madre mi obbligò a sospendere la lettura. Scesi in salotto, dove trovai Josué e Louis immersi nella realtà virtuale. Sorpresa da quella inaspettata visita, sentii crescere in me un immenso imbarazzo, ma decisi comunque di avvicinarmi a loro; ad un tratto, la nostra robottina domestica esclamò, rivolta a me e mio fratello: “Emily, Josué, la cena è pronta!”
“Sarà meglio che vada”, disse Louis, rivolto all'amico; si voltò rivolgendomi un sorriso gentile e aggiunse che sarebbe tornato dopo cena.
Mi sedetti a tavola, sollevata dal pensiero che Louis se ne fosse andato. Mio padre stava visualizzando sul suo orologio le notizie di quest'oggi, mentre mia madre sorseggiava la sua bevanda proteica; l'occhio mi cadde su quegli apparecchi scintillanti: i loro neuralink. Il solo pensiero di possederne uno impiantato nel cranio mi fece rabbrividire; loro li possiedono dal 2122, da quando è entrata in vigore la legge, la quale stabiliva che ogni persona compresa tra i 19 e i 60 anni avrebbero dovuto possedere uno di questi inutili aggeggi, composti da 64 fili collegati a 1024 microelettrodi collocati in opportune zone del cervello, a loro volta collegati a una membrana esterna.
Decisi così, di concentrare lo sguardo sul panorama oltre la finestra per non farmi prendere da un conato di vomito: ormai le tenebre avevano avvolto la nostra splendida Nizza. Dopo cena il campanello suonò: era Louis, il suo volto sembrava preoccupato, il che non mi rassicurava; siccome è un ragazzo molto solare, ci disse che voleva parlare in privato e mio fratello lo condusse in camera sua. Dal suo tono di voce avvertii una nota d’amarezza:
- “ Ho una cosa molto importante da dirvi”, ci disse ansioso, “appena tornato a casa, ho ascoltato di nascosto un discorso tra mio Padre e mio zio, uno degli neuroscienziati addetti agli impianti di Neuralink, che discutevano sul fatto di approvare una nuova legge che estendesse l’obbligo dell’impianto a tutte le fasce d’età comprese dai 3 ai 18 anni”.
Sobbalzammo per quella notizia, dato che nessuno dei tre aveva intenzione di possederne uno e pensammo ad una soluzione.
- “Cosa ci inventiamo?” chiese Josuè, con fare noncurante.
- “Dobbiamo pensare a una soluzione per evitare che questo accada” aggiunsi frenetica.
- “E se decidessimo di scappare?!” ribatté qull’imbecille di mio fratello.
- “Non se ne parla! Cosa penserebbero i nostri genitori se scoprissero della nostra assenza!”
- “E se ci clonassimo? Mio zio possiede un macchinario per la clonazione, è un'idea un po’ folle, però si può fare”.
- “Ma alla fine come faremo a sbarazzarcene?” gli chiesi un po’ preoccupata.
- “Ho già pensato al dopo, fidatevi”.
Non ne avevo dubbi.
Si era fatto tardi, così Louis tornò a casa, ma prima ci chiese un frammento del nostro DNA, necessario per la nostra clonazione.
Diedi la buonanotte a mio fratello e mi recai in camera mia; la notte non chiusi occhio. Pensai e ripensai al possibile “perché” tutto ciò risultasse surreale.
La mattina seguente scesi in cucina per fare colazione: al mio arrivo trovai Josuè e Louis seduti a tavola, concentrati sul loro Ipad di massima generazione; mi resi conto di indossare ancora il pigiama e diventai rossa pomodoro appena Louis si accorse della mia presenza e mi salutò. Scappai in camera mia presa dal panico.
-“Cosa l’è preso” sentii dire da Louis.
-“Tipico delle ragazze” sbuffò Josuè.
Scesi di nuovo (questa volta cambiata) e mi diressi da loro; chiesi cosa stessero progettando e mi illustrarono la lista delle cose importanti da portare per il nostro viaggio.
Sopra c’erano riportate queste cose:
tre orologicalizzatori (degli orologi con la funzione di una mappa)
un cestino per il cibo in tempo reale XXL
tre overboard 3000
un armadio virtuale XXL medikit
oggetti per l’accampamento.
Mi spiegarono a grandi linee il percorso che avevano deciso di intraprendere, ma non avevano ancora stabilito una meta precisa.
Mi informai che il paese neutrale più vicino al nostro era la Svizzera, il che era abbastanza fattibile siccome a piedi distava solo 5 giorni; Berna era la città ideale dove andare. Quando riferii ciò a loro, stranamente erano d’accordo. Ma un problema sorse comunque: “Dovremmo sbrigarci a partire, ho saputo che gli scienziati addetti alla ricerca dei bambini, passeranno domani mattina presto” disse Louis. Non potevo neanche pensare al fatto di dover lasciare la mia famiglia in mano di quei…di quei…non saprei neanche come definirli.
Passammo tutta la giornata con i nostri genitori, per goderci questi ultimi istanti con loro. La sera Louis passò solo per confermarci l’orario di partenza.
